Ex case Magno, scontro in aula su aumento del canone. Nessuno spiraglio per i morosi

Passa l'ordine del giorno della maggioranza che impone la regolarizzazione contrattuale e il versamento degli arretrati per non perdere il diritto. Il centrosinistra aveva chiesto che si ripristinasse prima una situazione decorosa negli immobili

Degrado nelle strutture del complesso delle ex case Magno.

LECCE – I primi interventi di manutenzione verranno assegnati giovedì 13 novembre. E’ questa l’unica “certezza” maturata al termine della discussione in consiglio comunale sulla situazione delle ex case Magno, dove oltre un centinaio di residenti lamentano la mancata manutenzione degli immobili tanto da creare una situazione ai limiti del sopportabile.

In realtà il tema è stato ripreso dal punto in cui la discussione era stata interrotta la scorsa volta, davanti all’incredulità degli inquilini che si erano recati a Palazzo Carafa: la chiusura della seduta per mancanza del numero legale nel momento in cui la minoranza aveva chiesto la votazione di un ordine del giorno che prevedeva la tempestiva messa in sicurezza dei locali, l’apertura di un confronto per effettuare ogni singola situazione al fine della regolarizzazione contrattuale e la moratoria dell’aumento del canone fino al ripristino di una condizione decorosa degli alloggi. Proposte che il centrosinistra riteneva alla portata anche della maggioranza.

Ma oggi il centrodestra si è presentato con un proprio documento, che alla conta ha prevalso sull’altro, quasi a non volerla dar vinta agli avversari politici: e in realtà la discussione è troppe volte scivolata in gazzarra con il consueto balletto delle responsabilità tra l’amministrazione e il convitato di pietra, la Regione Puglia. Il governo cittadino non ha inteso fare concessioni di sorta: verranno sì effettuati dei sopralluoghi con la partecipazione del legale degli inquilini per verificare le singole necessità di intervento, fermo restando però l’obbligo per gli stessi di sanare la propria posizione contrattuale – tramite il smeplice versamento della metà dell’imposta di registrazione - e quello per i morosi di versare gli arretrati per non incorrere nei provvedimenti del caso, fino alla decadenza del diritto.

Il sindaco Paolo Perrone non ha voluto accordare la moratoria dell’adeguamento dei canoni. E questo per una ragione di equità nei confronti di tutti i cittadini che risiedono in case popolari in altre zone della città. Insomma, o vale per tutti o per nessuno. E allora ha chiesto alla minoranza di preparare insieme un documento da sottoporre all’attenzione dell’amministrazione regionale, che sarebbe a suo dire l’unica responsabile dell’aumento del canone. Circostanza che a margine del consiglio il capogruppo del Pd, Paolo Foresio, ha smentito seccamente: nulla sarebbe cambiato con l’entrata in vigore della legge 10 del 2014 rispetto alla numero 54 del 1984.

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Per Antonio Torricelli, del Pd, “molta politica e poca amministrazione” nella discussione odierna: “La legge prevede che il canone sociale debba essere determinato in rapporto alla situazione di ciascun inquilino e di ciascuna unità immobiliare. E’ già possibile quindi che alcuni inquilini possano pagare addirittura di meno”. Carlo Salvemini, di Lecce Bene Comune, ha chiesto al sindaco di farla finita con le polemiche politiche: “In questa aula la Regione, con la quale per altri versi lei giustamente interloquisce anche quando si tratta di andare a bussare per denari, diventa l’obiettivo unico dei suoi strali. Le ricordo che la legge regionale è stata approvata anche con i voti del centrodestra, quindi all’unanimità. Bisogna invece chiedersi se i bollettini di adeguamento non siano stati fatti a prescindere da quel testo”. 

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