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Caso “firme false” e campagna elettorale. Losavio: “Mellone indagato, chiarisca”

Il candidato sindaco di Impegno Civico conferma l’apertura di un fascicolo da parte della procura sulla vicenda delle firme autenticate irregolarmente nel 2016. Il primo cittadino non si scompone: “Nessun avviso di garanzia per ora”

NARDO’ - La roboante questione delle presunte “firme false” che da alcuni mesi infiamma il dibattito politico neritino, e destinata a diventare anche pruriginoso terreno di scontro in campagna elettorale, avrà i suoi risvolti nell’ambito dell’inchiesta penale avviata doverosamente dalla procura di Lecce a seguito degli esposti presentati dagli esponenti politici dell’opposizione del sindaco Mellone.

A confermare l’iscrizione dell’attuale primo cittadino Pippi Mellone nel registro degli indagati da parte del magistrato inquirente, AlbertoSantacatterina, è il candidato sindaco Pierpaolo Losavio (sostenuto da Impegno Civico per Nardò, Svegliati Nardò, Artigiani e Commercianti e Lista Losavio Sindaco), anche se anche altri esponenti della politica neritina in queste ore confermano la stessa circostanza a partire dall’avvocato Giuseppe Cozza.

Il tutto mentre lo stesso primo cittadino, di contro, conferma di non avere ricevuto al momento alcuna notizia di reato in merito e quindi “nessun avviso di garanzia” e che se così dovvesse prefigurarsi, “visto che ci sono degli esposti l’avvio di un’indagine è di norma un atto dovuto”, spiega Mellone, si faranno valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.         

“È ufficiale, il sindaco Mellone è indagato per le firme false” l’annuncio di Pierpalo Losavio, “l’epilogo era chiaro sin dall’inizio, nonostante il tentativo di insabbiamento da parte della maggioranza: il sindaco di Nardò, Giuseppe Mellone, è ufficialmente indagato dalla procura della Repubblica di Lecce per il caso firme false”.

La motivazione riportata anchr da Losavio sarebbe  quella di aver violato la normativa prevista dal “testo unico delle leggi per la composizione e l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali”. L’indagine, di cui è incaricato il pm Alberto Santacatterina, contesterebbe al primo cittadino di Nardò l’articolo 90, che disciplina la fattispecie delle “firme false” e prevede una pena da 1 a 6 anni per chi “firma falsamente le schede o altri atti o sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti”.

I fatti risalirebbero alla presentazione delle liste per le elezioni del 2016 che portarrono poi Mellone alla vittoria, al ballotaggio, su Marcello Risi. Facendo una piccola cronistoria, ricostruita anche dallo stesso candidato sindaco Losavio nei giorni scorsi, si evince che la notizia nasce da una lettera apocrifa recapitata lo scorso ottobre a due consiglieri di opposizione, informati del fatto che diverse firme apposte sui moduli per la sottoscrizione di adesione ed accettazione della candidatura a consigliere comunale in alcune liste della coalizione di Mellone nel 2016 non sarebbero state apposte dai candidati sessi, ma nonostante questo, sarbbero poi satte autenticate ugualmente dall’allora consigliere comunale e candidato sindaco.

“Affermazioni gravissime” afferma Losavio “che hanno indotto i due consiglieri comunali a riferire tutto al comando della Guardia di Finanza di Gallipoli e i quattro candidati interessati - Paolo Arturo Maccagnano, Carlo Pranzo, Giuseppe Zacà e Stefania Raganato - venuti a conoscenza del fatto, alla procura della Repubblica, presentando l’esposto-denuncia. Ma da quanto risulta” sottolinea ancora Losavio, “anche altri candidati nelle liste di Mellone del 2016 che non si sono voluti esporre, hanno chiesto alla sub-commissione elettore circondariale copia conforme dei moduli di sottoscrizione della candidatura delle amministrative del 2016, riscontrando che le firme erano state contraffatte”.

Cosa sarebbe successo quindi? Forse i moduli sottoscritti per la presentazione delle candidature non erano conformi alle norme? In tal caso si sarebbero dovuti compilare nuovi moduli, richiamare tutti i candidati delle liste incriminate, richiedere le nuove firme ed autenticarle. Così come prevede la legge. Questo uno degli aspetti che comunque l’indagine in corso potrà e dovrà appurare. Così come anche l’attuale sindaco potrà eventualmente essere ascoltato e fornire la sua versione sulla vicenda.

“Il caso dei moduli falsificati alle elezioni 2016, di cui tanto si è parlato nelle ultime settimane, dunque esiste, come era evidente a chi è immune alla propaganda del sindaco, e la giustizia se ne sta già occupando, a dispetto dell’opera di disconoscimento di Mellone” conclude Losavio, “la giustizia farà il suo corso anche se il sindaco Mellone, a parte la minaccia di querela mai formalizzata, non fa chiarezza sulla vicenda. La contraffazione delle firme è vera o falsa? Si esprima e parli con chiarezza alla cttà! Pensa di cavarsela con la prescrizione così come ha affermato? Il mio appello si rivolge al prefetto, al ministro degli Interni, al ministro della Giustizia affinché i cittadini di Nardò vadano al voto senza dubbi, senza ombre ed in piena legalità”

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