Caso Monteforte in Aqp, ancora dubbi e polemiche: “Vogliamo chiarezza”

Andrea Caroppo (Ppdt) e Salvatore Negro (Udc) tornano a chiedere che Vendola riferisca sull’allontanamento del manager: “Troppi aspetti non tornano”. E Michele Rizzi (Ac) chiede l’immediata ripubblicizzazione dell’acquedotto

LECCE - Continua a far discutere la vicenda dell’allontanamento da parte dei soci di Acquedotto pugliese spa, in un’assemblea, dell’amministratore unico, Ivo Monteforte. Se da un lato, infatti, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha chiarito che la ragione della decisione attenga all’obbligo di osservanza ai rilievi di legittimità formulati dalla Corte dei conti e dal collegio dei sindaci, sulla trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato del contratto dirigenziale di lavoro del direttore generale, dall’altro il diretto interessato ha parlato di “motivi infondati”.

E la situazione muove un clima di sospetto politico e di richiesta di chiarezza. Andrea Caroppo della Puglia Prima di tutto sostiene: “Non può non sorprendere, e suscitare legittimi sospetti, la decisione di Vendola e del suo governo di decapitare all’improvviso l’Acquedotto pugliese dopo averne decantato reiteratamente le presunte performance ed essersene propagandisticamente ammantati”.

“La verità – prosegue - è che anche questa è una prova del fallimento del governo-Vendola, illustratosi per una campagna oltranzista sull’acqua pubblica ed oggi, senza avere in alcun modo onorato il mandato referendario pur tanto sollecitato per esempio in materia tariffe, scopre all’ improvviso la gestione privatistica, se non addirittura personalistica, che alla sua ombra si sarebbe perpetrata nel più grande Acquedotto d’Europa. Né è un caso  se ci si guarda bene dal relazionare ad un consiglio regionale completamente escluso dalle sue problematiche come se queste non riguardassero pesantemente il popolo di Puglia e non fossero comunque di diretto interesse pubblico”.

“Così – insiste - come non si possono ignorare gli spifferi su una ben diversa ragione dell’improvvisa defenestrazione di Monteforte, che la annettono ad operazioni pre-elettorali di potere all’interno della coalizione Bersani-Vendola. Con il che il nostro acquedotto continuerebbe imperterrito a dar ‘più da mangiare che da bere’, magari anche più fuori che dentro la Puglia”.

A Caroppo, fa seguito Salvatore Negro dell’Udc che sottolinea come le dichiarazioni dell’ex manager Aqp, Ivo Monteforte, le modalità, le circostanze ed i tempi del suo licenziamento, “lasciano dubbi e ombre sulle quali il presidente Vendola ha il dovere di fare chiarezza in consiglio regionale”: “Appare necessario fare luce con immediatezza su questa vicenda – ha sottolineato – sono tanti gli aspetti non chiari, evidenziati anche dalla stampa regionale che parla di lotte intestine, di probabili inchieste della magistratura e dei numerosi interventi della Corte dei Conti. Un po’ troppo per chiudere il caso come un normale licenziamento e avvicendamento di persona”.

L’Udc chiede ancora una volta che il presidente Vendola venga a chiarire tutti questi aspetti, soprattutto per quanto riguarda “i facili avanzamenti di carriera e le facili assunzioni registrate in Aqp a cui ha fatto ampiamente riferimento la stampa negli ultimi giorni”: “È un dovere nei confronti dell’intera Puglia – conclude Negro - ed un atto di trasparenza che certamente gioverà alla buona politica e alla buona amministrazione di questa regione e che i cittadini sapranno apprezzare”.

Controcorrente Michele Rizzi di Alternativa Comunista che plaude alla rimozione di Monteforte: “Che fosse altra cosa rispetto a Petrella lo si sapeva da un pezzo. Che fosse un manager privatizzatore anche, che abbia, a quanto pare, ‘stabilizzato’ un altro manager (gli stipendi viaggiano intorno ai 250.000 euro all'anno come riferito dalla stampa) mentre molti giovani sono precari, l'abbiamo saputo da poco”.

“Adesso però – osserva Rizzi - non è più tempo di sostituire un manager con un altro, ma di imporre una linea che porti alla ri-pubblicizzazione totale dell'Acquedotto pugliese, senza imbrogli e carte truccate. Questa è l'unica strada a favore dei lavoratori con la cacciata dei manager con ricchi compensi e la politica borghese che ne decide le linee guida”.

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Per Alternativa comunista, l'Aqp deve essere ripubblicizzato e posto sotto il controllo di un comitato di lavoratori acquedottisti, “unico rimedio a clientele politiche politiche e direzioni di marcia privatizzatrici”.

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