Cassa integrazione: oltre 1 milione e mezzo le ore autorizzate nel Salento

Uil evidenzia come, nel mese di maggio, le richieste siano in calo del 62 percento. Il segretario Giannetto: "Cig unico baluardo per la tenuta dei precari equilibri sociali"

Foto di archivio

LECCE - Nel mese di maggio 2016, il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate alle aziende della provincia di Lecce è stato pari a 219mila 162, in calo del 62,6 percento rispetto al precedente mese di aprile. Nel dettaglio, le ore di cassa ordinaria (cigo) sono state 146mila 744, in diminuzione dell’11,1 percento, dato che risente ancora del blocco delle autorizzazioni per la cigo negli ultimi mesi del 2015. Le ore di cassa integrazione straordinaria sono state invece 55mila 947, in calo dell’86,7 percento rispetto ad aprile. Per gli interventi in deroga, sono state autorizzate a maggio 16mila 471 ore, contro le zero ore del mese precedente.  Resta preoccupante il dato relativo alle ore di cig complessivamente autorizzate nei primi cinque mesi del 2016, pari a 1milione 548mila 923 ore, in calo del 22,8 percento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (2milioni 6mila 420 ore). A tracciare il quadro è il 5° rapporto mensile elaborato dalla Uil, servizio politiche del Lavoro, su dati Inps.

“Il dato ci segnala come, purtroppo, ci sia una sostanziale corrispondenza tra la ancora troppo bassa crescita economica, la insufficiente ripresa occupazionale ed il persistente utilizzo di questo ammortizzatore sociale”, commenta il segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto. “La cassa integrazione ordinaria, dopo il parziale e colpevole blocco amministrativo dei mesi scorsi, - prosegue - ha ripreso a crescere coinvolgendo nuove aziende. Alla luce di questi dati, è sempre più necessaria una revisione delle norme che regolano l'autorizzazione della cassa integrazione in termini di durata (oggi ristretta dal Jobs Act) e del costo per la stessa impresa con l'oneroso ticket di accesso. Il Governo ha un’occasione da cogliere rapidamente modificando i decreti legislativi sugli ammortizzatori, così come quella di prevedere, nella ipotetica proposta di revisione dei termini di pensionamento, la tutela di quei lavoratori ‘non giovani’ che possono vedere nell'accesso alla stessa pensione la soluzione ad un dramma che vive chi perde il lavoro, che difficilmente viene avviato ad un lavoro ed è troppo lontano dall'attuale età pensionabile”.

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“Ad oggi – conclude il segretario della Uil di Lecce – questo strumento continua a essere l'unico baluardo per la tenuta di precari equilibri sociali. Se invece di deregolamentare il lavoro che c'è, il governo si preoccupasse di creare nuovo lavoro, facendo investimenti e accrescendo il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati, si farebbe davvero cambiare verso all'economia”.

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