Diffamazione nei confronti di un ex attivista: l’ex ministra non godrà dell’immunità

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dei legali di Massimo Potenza. La vicenda, partita nel 2016, vede protagonista la senatrice Lezzi e l'ex attivista pentastellato di Gallipoli

Barbara Lezzi

LECCE – La Cassazione dà ragione ai legali dell’ex attivista del Movimento cinque stelle e accoglie il ricorso. Nella giornata di ieri si è tenuta, davanti alla suprema corte, l’udienza per la discussione del ricorso contro la senatrice salentina Barbara Lezzi, accusata di comportamenti di diffamazione anche via web nei confronti di Massimo Potenza. Quest'ulltimo è un ex attivista grillino di Gallipoli, assistito dagli avvocati Pompeo Demitri, Gabriele Potenza, entrambi del Foro di Lecce e da Giuseppe Tempesta del Foro di Bari.

L’ex ministra per il Sud, assistita dalle avvocate Giusy Vetromile e Lilia Lucia Petrachi del Foro di Lecce, aveva chiesto e ottenuto dal giudice di pace del capoluogo pugliese l’applicazione dell’articolo 68 della Costituzione, quindi dell’immunità parlamentare. La senatrice aveva presentato la richiesta di immunità parlamentare, ottenendo appunto dal giudice di pace barese l’improcedibilità nei suoi confronti, sollevandola in quel modo dalle accuse a suo carico. I legali di Potenza hanno  però impugnato il provvedimento del giudice di pace, presentando un ricorso d’appello in Cassazione e motivando la richiesta di annullamento. Per il team di avvocati, infatti, era inopportuno invocare la prerogativa parlamentare in comportamenti di nessun rilievo politico e piuttosto ascrivibili a contesti privati.

La Cassazione ha accettato il ricorso e annullato la sentenza impugnata, con rinvio per un nuovo esame al giudice di pace di Bari. Anche il procuratore generale presso la Cassazione si è associato alla richiesta dei legali di Potenza nell’annullamento della sentenza, facendo eco a quanto già stabilito dalla Procura presso la Corte d’Appello barese che aveva accolto l’istanza presentata dagli avvocati di Potenza. La vicenda giudiziaria nasce il 3 gennaio del 2016, a seguito di una denuncia formalizzata da Potenza presso la stazione dei carabinieri di Gallipoli. L’ex esponente del meetup della Città Bella aveva querelato l’ex ministra per delle frasi ed espressioni utilizzate nei suoi confronti dalla politica in occasione di dibattiti e incontri pubblici e persino sul web.

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