Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

Cattedre Natta, provvedimento iniquo: studenti e ricercatori in rivolta

I ragazzi di Link, affiancati da Adi, hanno chiesto il supporto del rettore Zara per il ritiro immediato: "Negativo anche il parere del Consiglio di Stato. Decreto incostituzionale"

Un momento della protesta

LECCE – Il decreto del governo sulle cosiddette “Cattedre Natta” sta mettendo a soqquadro gli ambienti accademici di tutto il Paese. Anche a Lecce gli studenti universitari, affiancati e sostenuti dai ricercatori dell’Adi, sono pronti a dar battaglia chiedendo il ritiro immediato del provvedimento definito “iniquo e autoritario”. E, per ottenere questo risultato, hanno chiesto la collaborazione del rettore di UniSalento, Vincenzo Zara, destinatario di una lunga lettera nella quale descrivono le criticità e gli effetti collaterali del decreto legge.

Ma di cosa si tratta? Il governo ha previsto il reclutamento straordinario di un certo numero di docenti, su chiamata diretta, assegnando un budget di 38 milioni di euro nell'anno 2016 e 75 milioni di euro a decorrere dall'anno 2017. Il “Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta” è stato istituito, quindi, al fine di selezionare studiosi di elevato e riconosciuto merito scientifico così da accrescere l'attrattività e la competitività del sistema universitario italiano a livello internazionale.

Questo è l’obiettivo manifesto, ma i ragazzi della rete Link hanno individuato una diversa logica a monte del provvedimento che, a loro dire, muove la mano del governo: “Le Cattedre Natta sembrano rispondere alla preoccupazione di attrarre nel nostro Paese un numero tutto sommato esiguo di cervelli eccellenti dall'estero, nell'assenza di una vera politica della ricerca fornita di adeguato sostegno economico e senza bilanciare il flusso di quasi 8 mila ricercatori non meno eccellenti in uscita dal sistema universitario nei prossimi anni che sono costati non poco alla collettività in termini di investimento e formazione”.

Gli studenti ritengono che la creazione del Fondo sia “inadatta a rispondere alle esigenze strutturali di reclutamento del sistema universitario, e tale anzi da dirottare considerevoli risorse che potrebbero invece essere investite per l’accesso al ruolo di centinaia di ricercatori precari”.

Ricercatori e universitari, calcolatrice alla mano, hanno stabilito che con le stesse risorse, incluse quelle per sostenere i costi della procedura Natta, si potrebbero bandire oltre mille e 600 posti da RTDb in più in 3 anni.  “Tale numero sarebbe comunque insufficiente rispetto ai 20 mila da reclutare in 4 anni che sarebbero necessari solo per mettere in sicurezza il sistema universitario ed evitarne il collasso, dopo la costante riduzione dei finanziamenti e il blocco del turnover in vigore dal 2009 a oggi”, precisano.  

“Riteniamo che si debba finalmente uscire dalla logica dell'eterna emergenza, che tradisce l'assenza di volontà politica di affrontare e risolvere davvero i problemi strutturali del nostro Paese, a cominciare dalla missione strategica di università e ricerca – si legge ancora nella missiva - . Giudichiamo inoltre le inedite modalità di reclutamento previste per l’assegnazione delle 500 cattedre del merito (il percorso normale, che ne risulta delegittimato, è forse di de-merito?) come pericolosamente lesive del principio di autonomia delle istituzioni universitarie, sancito dalla Costituzione”.

Il provvedimento risulterebbe iniquo ed incostituzionale perché la presidenza del Consiglio si riserverebbe il diritto di nomina diretta, su proposta del Miur, dei presidenti delle Commissioni valutatrici, i quali sceglieranno a loro volta i commissari incaricati di selezionare i 500 “super professori”.

“Tale modus operandi appare in contrasto con la Costituzione (combinato disposto degli articoli 9, 33 e 34 – commentano i ragazzi ed i ricercatori – ed anche il Consiglio di Stato ha espresso un parere fortemente critico sulle cattedre Natta, ritenuto un provvedimento calato dall’alto senza alcuna verifica reale delle premesse”.

“Il Consiglio – aggiungono loro - ha inoltre respinto le motivazioni addotte per giustificare la mancata consultazione delle università, giudicando anzi indispensabile consultare preventivamente il Cun e la Crui. Viene infine messo in rilievo come la nuova procedura non indichi chiaramente i requisiti di accesso dei candidati, né tantomeno preveda una verifica dei risultati didattici e scientifici dei 500 super-professori, a differenza di quanto previsto per il resto del corpo docente: si lascia così ai presidenti un’ampia e indebita discrezionalità nell’indicazione dei commissari, e si rende concreto il rischio che ad essere selezionati non siano davvero gli eccellenti”.

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