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Questione ciclo rifiuti, soluzioni cercansi: “Superare l’emergenza”

La saturazione dell'impianto di Cavallino ha messo a nudo problemi di lunga data. Pagliaro: " Individuare soluzioni strutturali". Casili: "Massimizzare il recupero di materia"

CAVALLINO – Nel dibattito politico salentino e pugliese in generale, continua a tenere banco in questi giorni l’emergenza rifiuti che, come noto, ha condotto il presidente Michele Emiliano a incrementare in via del tutto eccezionale la capacità dell’impianto di Cavallino, a causa di anomalie nel ciclo che hanno condotto alla saturazione. E sull’argomento, oggi il consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo de La Puglia domani, chiede un’audizione in Commissione ambiente alla presenza dell’assessora Anna Grazia Maraschio, del direttore generale dell’Ager Gianfranco Grandaliano, del presidente della Provincia di Lecce Stefano Minerva e del sindaco di Cavallino Bruno Ciccarese Gorgoni.

“La situazione dell’impianto di Cavallino è solo la punta dell’iceberg di un sistema di gestione dei rifiuti in crisi in provincia di Lecce”, ritiene Pagliaro. “Su queste criticità chiedo che si faccia luce e soprattutto che vengano individuate soluzioni strutturali, che vadano oltre l’emergenza. Proprio le recenti vicissitudini dell’impianto di Cavallino – aggiunge - hanno messo a nudo la crisi del ciclo rifiuti in territorio di Lecce. La contrazione dei conferimenti nell’impianto di smaltimento e selezione rifiuti gestito dalla società Ambiente & Sviluppo, per il quale sono venute meno le autorizzazioni di Ager e Provincia di Lecce, ha comportato l’attivazione del fondo di integrazione salariale per l’intera platea dei lavoratori con qualifica di operaio, costretti a ruotare settimanalmente fino al prossimo 21 maggio”.

“La situazione di caos nei conferimenti presso gli impianti di smaltimento rifiuti in provincia di Lecce – prosegue il consigliere -, che ha costretto i gestori del servizio ad interrompere la raccolta di determinate tipologie di rifiuto, sta avendo pesanti ripercussioni non solo sulla continuità occupazionale dei lavoratori, ma anche sulle tasche dell’intera comunità, con un aggravio dei costi Tari a carico di Comuni e cittadini: aumentando la percorrenza e l’impiego di personale, sale il costo a tonnellata in ingresso negli impianti”.

Nel caso di Cavallino, dato che Arpa Puglia ha accertato la mancanza di spazi adeguati ad assicurare la corretta gestione dei rifiuti conferiti, è stato ordinato in via straordinaria l’aumento della capacità di stoccaggio. Ma Pagliaro ricorda che si tratta di una soluzione tampone. “Lascia irrisolte le gravi criticità nella gestione del ciclo dei rifiuti nel territorio di Lecce, che pregiudicano la qualità del servizio e si ripercuotono sui lavoratori del comparto igiene ambientale e su tutti i cittadini. La progressiva saturazione degli impianti rischia di determinarne la chiusura, con il conseguente blocco dei conferimenti, l’interruzione di un pubblico servizio irrinunciabile e gravi rischi igienico sanitari”, conclude.

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Nei giorni scorsi si era espresso sull’emergenza anche il vicepresidente del consiglio regionale, Cristian Casili, ritenendo fondamentale operare su due fronti: il potenziamento urgente dell’impiantistica e la massimizzazione del recupero di materia. “Purtroppo la cronica assenza di impianti non ci consente di avere una gestione resiliente dei rifiuti in Puglia, tanto che è sufficiente un’anomalia all’impianto di Massafra per mettere in crisi l’intero ciclo dei rifiuti”, aveva detto Casili.

“Con particolare riferimento alla gestione dell’indifferenziato, è necessario rendere al più presto efficiente il processo di trattamento meccanico biologico degli impianti esistenti adeguandoli allo schema impiantistico delle Bat di settore, al fine di ridurre il ricorso allo smaltimento in discarica e massimizzare le operazioni di recupero. Allo stesso tempo – aveva aggiunto - serve attuare nel più breve tempo possibile quanto previsto dal Piano rifiuti recentemente approvato, dotando i Tmb e gli impianti di produzione del Css di linee ReMat, in grado di separare ulteriormente dal rifiuto indifferenziato in ingresso carta e plastica  al fine di recuperare ulteriore materia dai rifiuti, di ridurre il sopravaglio da avviare a produzione di Cs da destinare agli impianti di incenerimento e, di conseguenza, lo scarto da conferire in discarica”.

“Tanto lavoro resta ancora da fare per potenziare la raccolta differenziata in tutti i comuni – aveva continua Casili - per ridurre al minimo lo scarto da conferire in discarica e per realizzare gli impianti pubblici necessari per il trattamento della Forsu. La carenza di impianti di compostaggio soprattutto nel Salento costringe i Comuni a conferire fuori provincia o addirittura fuori regione, con il conseguente venir meno della gestione dei rifiuti sulla base del principio di prossimità e con impatti altissimi sulla Tari anche a causa dei costi di trasporto che aumentano sempre di più soprattutto in periodi come questo con il carburante schizzato alle stelle”, la sua conclusione.

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