Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Centrale a biogas tra Galatone e Nardò, la contrarietà del MoVimento 5 Stelle

I grillini puntano il dito contro il progetto che dovrebbe nascere nella zona industriale che unisce i due centri: critiche su impatto ambientale, ricadute sull'agricoltura ed incompletezza della relazione tecnica di riferimento

GALATONE - Il MoVimento 5 Stelle di Nardò contro il progetto di una centrale a biogas nel territorio di Galatone: i militanti, infatti, partecipano al comitato associazioni ambientaliste cittadini e industriali, nato per contrastare la realizzazione dell'impianto. Questa è la storia: il 22 febbraio 2012 veniva protocollato il progetto di una centrale a biogas sulla zona industriale di Galatone; il 27 settembre, l’ufficio tecnico dello stesso Comune rilasciava la “presa d’atto”, avviando i lavori di realizzazione dell’impianto.

"Né Franco MiceliLivio Nisi (sindaci succedutisi nella vicenda, ndr) - spiegano dal movimento - hanno voluto informare e coinvolgere i cittadini che, su questioni di tale importanza, devono essere sempre interpellati".

"La centrale di Galatone - chiariscono - sfrutterà il metano che si sprigiona dalla decomposizione di  residui vegetali (mais, loietto, triticale etc.) che interesseranno la coltivazione di ben 260 ettari (tra gli agri di Nardò, Galatone e Galatina). I raccolti (parte epigea della pianta) verranno fatti confluire nell’impianto di Galatone e saranno destinati al processo di decomposizione organica, che tuttavia necessita di 'letame-liquame bovino suino' al fine di aumentare la concentrazione batterica, come si evince nella relazione tecnica dell’impianto fatta pervenire al protocollo del comune di Galatone a febbraio 2012".

Il MoVimento contesta, innanzitutto, la sottrazione di  260 ettari di terreni produttivi a favore di colture rese non ecosostenibili quali il mais, il  loietto ed triticale che si troverebbero ad essere inserite intensivamente in luoghi che per caratteristiche pedoclimatiche sono vocati alla coltivazione di colture di pregio: "Inoltre - precisano - è palese che l’industrializzazione delle colture citate nel progetto, richiederebbe forti imput energetici (grosse quantità di acqua, lavorazioni eccessive dei terreni, trattamenti fitosanitari con prodotti chimici nocivi all’ambiente e alle colture limitrofe), senza i quali l’impianto di biogas  non è redditizio".

Per i grillini, l'impianto non apporterebbe alcun beneficio economico ed occupazionale all’agricoltura dei comuni interessati: "Le tabelle ettaro/coltura della Regione Puglia - precisano - per le colture citate in progetto forniscono un dato di circa 35ore/ha all’anno, contro le 400 ore di un qualsiasi ortaggio o 500 ore di colture fruttifere".

Nella relazione protocollata al Comune ad un certo punto si afferma che “.. l’area di intervento non risulta interessata da particolari componenti di riconosciuto valore scientifico e/o importanza ecologica, economica, di difesa del suolo e di riconosciuta importanza sia storica che estetica...”. "È singolare - commentano - fare una simile affermazione quando poi il sito individuato per la sua realizzazione è a ridosso. Peccato che ci si riferisca solo ed esclusivamente all’ultima fase del processo di filiera ( i locali di trasformazione) dimenticando i 260 ha coltivati a monte, dove vengono depauperate le risorse del suolo, dell’ambiente e del paesaggio in generale".

"È già ampiamente dimostrato in letteratura - insistono . e, dall’esperienza di altre realtà, che una tale soluzione è  contro ogni logica agronomica, soprattutto in luoghi come i nostri, ricchi di terroir e biodiversità. Vi è, evidentemente, una contraddizione rispetto ai principi di eco sostenibilità e conservazione ambientale tanto caldeggiati dalle politiche comunitarie".

I grillini sottolineano come non sia specificato, nella relazione tecnica, la percentuale di “letame-liquame bovino suino” che si utilizzerà insieme alla biomassa vegetale (mais, loietto, triticale): "Ci chiediamo - affermano - dove sono situate le aziende zooteniche nelle zone di riferimento? Ci risultano essere presenti piccole realtà zootecniche, non sufficienti, probabilmente, a soddisfare i fabbisogni giornalieri del biodigestore. Chi controllerà a questo punto  se invece del liquame bovino-suino non arrivi altro tipo di liquame? Come già successo in altre realtà questi impianti hanno raccolto le materie prime a diversi km di distanza, trasformandosi in grossi contenitori di speculazione energetica, con il risultato di essere altamente impattanti per l’ambiente circostante e le comunità che ivi risiedono".

Un ulteriore problema sarebbe rappresentato dal fatto che i digestori non riescono a neutralizzare completamente i batteri presenti, soprattutto quelli termoresistenti: "Questi batteri - affermano - sono presenti nel digestato che è lo scarto dei digestori e che viene poi utilizzato per la concimazione dei terreni . Attraverso numerosi studi ed esperimenti alcuni ricercatori del Crpa stanno valutando tutte le conseguenze a livello di proliferazione collaterale di batteri da parte di simili centrali. In Germania addirittura alcuni ricercatori hanno associato l'epidemia di Escherichia coli dell'estate del 2011, che ha causato 18 morti e le migliaia di casi di botulismo osservato negli animali tra l'estate del 2011 e l'inizio del 2012, con la presenza di centrali a biogas".

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