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Martedì, 31 Gennaio 2023
Politica Cavallino

Biomasse approdano in Regione: “L’ente si è mosso in ritardo”

Maniglio e Pellegrino presentano un ordine del giorno a Viale Capruzzi sulla centrale a Cavallino e bacchettano l'atteggiamento del governo Vendola in materia: "Incomprensibile e persistente silenzio. Ora ci si attivi"

LECCE - Il “caso” biomasse approda in viale Capruzzi. Il vicepresidente del consiglio regionale, Antonio Maniglio, e Donato Pellegrino del gruppo Misto-Psi, hanno presentato un ordine del giorno sulla centrale di Cavallino, tornata in questi giorni al centro delle cronache. Nel testo, si ripercorre la vicenda, sottolineando la presentazione del progetto nel comune salentino, a ridosso dei centri di San Donato e Lizzanello, che prevede la realizzazione di un mega impianto di produzione di energia elettrica da biomasse della potenza di 37 mw.

La struttura, localizzata in un’area che già accoglie gli impianti di discarica e trattamento rifiuti a servizio di 27 comuni, incluso Lecce (Ato Le/1), nonché l’impianto di produzione di cdr, a servizio dell’intera provincia: “pertanto – sottolineano i due consiglieri – si tratta di un territorio fortemente stressato dal punto di vista ambientale, tenuto conto che questi impianti da anni sono fonte di persistenti esalazioni ostili (puzze insopportabili) e determinano nel comprensorio un intenso traffico veicolare di mezzi pesanti, cause di inevitabile deterioramento della qualità dell’aria”.

Considerato che l’Asl di Lecce, chiamata ad esprimere una valutazione sul progetto in questione, ha affermato che “…i dati epidemiologici disponibili (Atlante cause di morte anni 2000-2005 Oer, dati Istat provincia di Lecce) evidenziano che nella provincia, con particolare riferimento ai comuni a sud del capoluogo, sussiste una mortalità per tumori maligni più elevata rispetto alle altre province pugliesi, con specifica prevalenza di tumori polmonari” e che “la messa in esercizio dell’impianto in oggetto eserciterà una pressione negativa sulla qualità dell’ambiente circostante in relazione alle immissioni in atmosfera che, ancorché conformi ai limiti di legge, non risultano bilanciate da altri interventi ambientali di tipo sussidiario”, i consiglieri sottolineano che “tale parere avrebbe dovuto bloccare ogni ulteriore passaggio del procedimento autorizzativo della centrale”.

Per Maniglio e Pellegrino, si è assistito, invece, ad “una inutile, inconcludente ed incomprensibile disputa fra Regione e Provincia in merito alle competenze sul procedimento medesimo che ha causato lungaggini ed ha impedito la chiusura dell’iter procedimentale portando alla recente sentenza del Tar Lecce di nomina di un commissario ad acta”.  

I due puntualizzano come nell’occasione la regione si sia mossa con ritardo, con “inerzie e scollamenti fra i servizi interessati”, manifestando “un incomprensibile e persistente silenzio” che “è alla base della mancata costituzione in giudizio dell’avvocatura regionale in occasione dei ricorsi che la società proponente ha presentato contro i ritardi della Regione nella chiusura del procedimento”. Inoltre, i consiglieri mettono in evidenza la contraddizione del governo regionale nella vicenda, con scelte “incompatibili” con le dichiarazioni programmatiche del presidente Vendola nel 2010, all’inizio della nuova legislatura, quando affermò che uno degli obiettivi del governo regionale sarebbe stato quello di “…contrastare quel gigantismo energetico che presenta profili di incompatibilità ambientale e nel caso del selvaggio sfruttamento di materie prime di paesi sottosviluppati presenta profili di incompatibilità etica”.

Nell’ordine del giorno, si prende atto della vastissima opposizione all’impianto presente nel territorio interessato: per questo s’impegna il governatore e l’assessore all’ambiente, Lorenzo Nicastro, ad attivare tutte le iniziative volte a bloccare l’insediamento della centrale a Cavallino; quindi, a verificare la possibilità di esprimere un parere negativo sul progetto presentato e far venire meno in tal modo la funzione del commissario ad acta; infine, a rapportarsi con il comitato intercomunale e con i sindaci interessati, al fine di “ristabilire un rapporto corretto e di fiducia tra un’importante area territoriale della Puglia e l’ente regionale”.

 

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