Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

Centralizzazione del servizio trasfusionale. Cgil: "La Asl procede da sola"

Per ovviare alla carenza di medici, il servizio è stato riorganizzato a Gallipoli, Casarano, Copertino e Galatina. Polimeno: "Necessario un confronto con i sindacati"

LECCE – Il servizio trasfusionale della Asl di Lecce si avvia verso la centralizzazione nell’ospedale di Lecce. La direzione strategica ha dovuto fare i conti, infatti, con la carenza di dirigenti medici in alcune strutture periferiche: una criticità momentaneamente risolta per mezzo di una riorganizzazione del servizio.

I direttori di via Miglietta hanno infatti stabilito che in quattro ospedali salentini (Casarano, Gallipoli, Copertino e Galatina) i medici saranno in servizio 6 ore al giorno ed i tecnici metà giornata: le necessità delle ore pomeridiane, serali e notturne saranno invece risolte dal “Vito Fazzi” di Lecce.

Le provette di sangue dovranno quindi essere trasportate dai presidi periferici verso il servizio trasfusionale del capoluogo e la Asl si è attrezzata per le emergenze mettendo a disposizione di tutti gli ospedali (per la notte ed i giorni festivi) 4 sacche di sangue 0 Rh negativo (donatore universale), disponibili nelle frigoemoteche.

La direzione strategica ha autorizzato anche il superamento del monte ore previsto dagli accordi regionali sulle prestazioni aggiuntive per facilitare la raccolta di sangue.

La nuova organizzazione del servizio (che esclude il presidio di Scorrano) partirà proprio oggi, 10 luglio, e rimarrà in vigore fino a quando non sarà attivato il sistema di validazione a distanza che permetterà ai medici del Fazzi di certificare, per via telematica, gli esami effettuati nelle strutture distanti.

La Funzione Pubblica di Cgil ha già esternato, però, diverse perplessità rispetto al nuovo modello organizzativo. I dubbi sono stati messi nero su bianco ed inviati all’indirizzo dei dirigenti locali e regionali. In particolare non risulterebbe chiara la modalità di trasporto degli emoderivati verso il Vito Fazzi di Lecce, con relativo reclutamento di personale.

E ancora: perplessità nascono intorno alle modalità di gestione e custodia delle frigoemoteche, alla scelta del personale deputato alla loro gestione, alle modalità operative ed i finanziamenti utili a garantire le uscite domenicali per la raccolta di sangue.

“A oggi non si ha notizia di quale decisione è stata assunta sulle prestazioni, rese a favore dell’utenza esterna, nei servizi trasfusionali di Gallipoli, Casarano, Galatina e Copertino – puntualizza il sindacalista Floriano Polimeno -: mi riferisco a trasfusioni, infusioni di terapie e via dicendo. Siamo preoccupati, in buona sostanza, per i risvolti che queste decisioni avranno sui pazienti”.  

Il sindacato contesta soprattutto l'"unilateralità” delle scelte e sollecita un confronto immediato con le organizzazioni sindacali per discutere di tutti gli aspetti relativi all’organizzazione del lavoro: quindi turnazioni, mobilità del personale e sedute aggiuntive.

“La Regione Puglia, con la delibera numero 900 del giugno 2017, ha fissato i paletti di un nuovo modello organizzativo della rete trasfusionale pugliese: ora dobbiamo verificare se la Asl di lecce, nelle condizioni attuali, sia in grado di metterlo in atto e con quali ricadute per i cittadini – commenta Polimeno - . La direzione presa è quella di un depotenziamento dei servizi resi dalle strutture periferiche e ciò è dimostrato dal trasferimento dei medici nel capoluogo”.

“Nei 4 presidi ospedalieri rimarranno le frigoemoteche che servono per le urgenze, per esempio del Pronto Soccorso – prosegue il segretario di Fp Cgil -: la Asl quindi si sta adeguando alle disposizioni della Regione Puglia, fissate nella citata delibera. Ora però, questa riorganizzazione dei servizi trasfusionali deve essere letta in funzione della nuova rete ospedaliera; quindi in funzione della divisione tra ospedali di base, dotati di frigoemoteche, Dea di primo livello (Scorrano e Gallipoli) e hub nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce”.

Polimeno lancia una proposta: “Poiché a Scorrano manca ancora il servizio trasfusionale, sarebbe opportuno fermarsi e ragionare: meglio non sovraccaricare l’ospedale di Lecce ed intanto lasciare una struttura semplice, magari a Casarano laddove il servizio è già attivo, che serva il Sud Salento. A mio avviso si stanno tagliando le gambe agli ospedali pubblici e proprio in concomitanza con l’arrivo della bella stagione e dell’esplosione del turismo balneare in sedi ad alto rischio, come quella di Gallipoli”.

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