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Rompere il muro del silenzio: dal 10 aprile il Centro territoriale per l’autismo

Partirà da Lecce questo nuovo approccio a un problema sociale che lascia sole le famiglie. In mattinata la presentazione del progetto

L'incontro di questa mattina

LECCE – Mancano pochi giorni all’apertura, in città, del Centro territoriale per l’autismo, un problema sociale e sanitario che coinvolge quasi un milione di persone in Italia. Confrontarsi in modo aperto e costruttivo è ciò che è stato fatto questa mattina presso il rettorato dell'Università del Salento le associazioni che si occupano di autismo, le famiglie, gli addetti ai lavori e le istituzioni.  Presenti all’incontro, oltre all'assessore regionale al Welfare, Salvatore Negro, anche Paola Povero, dirigente Aress Puglia; Silvana Melli, Direttore Generale Asl Lecce; il direttore dell’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile, Angelo Massagli, con il coordinamento della delegata del rettore per la Disabilità.

Dal dialogo arriva un messaggio univoco per la Giornata mondiale per l'autismo, in agenda per il 2 aprile: stare e operare assieme. E una richiesta, altrettanto forte: attuare il regolamento regionale, il primo del genere in Italia, che riguarda questa disabilità. Il 10 aprile aprirà il Centro territoriale per l'autismo a Lecce. Novità salutata con l’applauso scrosciante delle famiglie e con il messaggio dei bambini autistici: due minuti di video per raccontare la loro vita, sorrisi e parole che squarciano il velo del silenzio.

Una giornata per le famiglie, per rinforzare lo spirito della rete, che risiede nel condividere scelte, difficoltà e fatiche. Un momento, anche, per porre domande e attendersi risposte. L'altra novità riguarda i buoni servizio, sbloccati dopo la sospensiva del Tar e il ricorso al Consiglio di Stato. La Regione adotterà la modifica dei limiti Isee, graduandoli, rispondendo così alle indicazioni dei giudici amministrativi e permettendo, a stretto giro, ad oltre 2mila famiglie di poter finalmente accedere al contributo, anche recuperando gli anticipi assicurati da alcuni Comuni.

 “E’ un segnale forte e bello come quello che ci è arrivato oggi dalle famiglie. Credo nel territorio ma senza pensare che gli ospedali non servano. Altrove esiste da tempo la cultura di prendere in carico il paziente fragile, con ospedali specializzati. Stiamo combattendo anche contro una cultura che va in senso inverso. Dobbiamo dar forza – ha sottolineato la dirigente Melli - e voce al silenzio dei pazienti fragili e delle famiglie che non possono uscire di casa, con le loro problematiche: è questo il nostro compito. Facciamo un piccolo passo dopo 30 anni in cui la sanità territoriale è stata sacrificata a favore di una politica ospedalocentrica. Oggi dobbiamo lottare con poche risorse, risparmiare sui farmaci e sull'eccedenza di cure. Siamo però fortemente impegnati a costruire le reti delle fragilità, che renderanno più facile per le famiglie tenere i pazienti a casa”.

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