Università islamica, a breve la prima firma. La città discute tra paure e prospettive

Procede a fari spenti la trattativa tra Confime e Red srl, attuale proprietaria dell'ex Manifattura Tabacchi. L'ipotesi dell'apertura di un centro accademico di matrice islamica ha aperto un ampio dibattito. La prossima settimana ci sarà una conferenza stampa

L'ex Manifattura Tabacchi.

LECCE – Se non fosse per quell’aggettivo, “islamica”, sarebbero tutti d’accordo. E invece quella precisa caratterizzazione finisce per calamitare tutte le attenzioni, alimentare polemiche, imporre prese di posizione. La proposta della Confederazione delle imprese del Mediterraneo (Confime) di costruire un centro universitario islamico negli ampi spazi della ex Manifattura Tabacchi di Lecce ha aperto un dibattito nel quale si stanno esercitando soprattutto le forze politiche cittadine.

Forza Italia chiede la precedenza per l’istituzione della facoltà di Agraria, Fratelli d’Italia rivendica uno spazio pubblico di aggregazione per i giovani, sollecita l’amministrazione comunale a dire chiaramente come la pensa in merito, e cita presunti sondaggi secondo i quali 3 cittadini su 4 sarebbero contrari all’apertura dell’università. Il Partito democratico, come suo solito, parla a più voci: possibilista il capogruppo in consiglio comunale, Paolo Foresio, assai cauto il segretario cittadino, Fabrizio Marra.

“È di tutta evidenza – ha commentato l’esponente del Pd - che l’iniziativa imprenditoriale privata non possa essere oggetto di censure da parte di nessuno, poiché garantita dalla Costituzione, ma occorre un dibattito vero sull’insediamento di un plesso universitario che avrebbe, primo e finora unico in Italia, un’incidenza su tutto il bacino del mediterraneo e quindi indubbiamente anche sul contesto socio culturale leccese”.

Di fatto, per ora, c’è che ci sono sul piatto una decina di milioni per l’acquisizione dell’area di 51mila metri quadrati, di cui 8500 al coperto e un investimento che, a detta del proponente, potrebbe essere di 50 milioni di euro. Tutti provenienti da fondi privati, come assicurato dal presidente di Confime, il leccese Giampiero Khaled Paladini. Che intanto ha fatto sapere che a breve ci sarà una conferenza stampa (probabilmente a metà della prossima settimana), che a questo punto diventa necessaria per dare alla città chiarimenti su intenzioni, numeri e progetti.

Entro le prossime 48 ore ci dovrebbe essere una prima firma, preliminare al vero e proprio atto di compromesso, per l’acquisizione dell’ex Manifattura Tabacchi. Nulla di definitivo, ma la trattativa procede a fari spenti. Nella consapevolezza manifestata dal proponente che un investimento di questa portata sarebbe ben accolto in altre zone d'Italia che già hanno mandato chiari segnali a Confime.

La città, dunque, si appresta a confrontarsi con una sfida culturale, prima ancora che con una prospettiva economica di sicuro interesse, posto che la società attualmente proprietaria dell’area, la Red srl non sarebbe più intenzionata a procedere a quell’intervento di riqualificazione previsto anni addietro e che contemplava la riconversione di 105mila metri cubi alla destinazione commerciale, 70mila al terziario, direzionale, ricettivo e 57 mila all’uso residenziale. L’idea della Confime, per quanto si sa, non si discosterebbe molto, sebbene l’area a verde (28mila metri quadrati compreso il parcheggio) potrebbe essere incrementata con l’abbattimento di una parte dell’attuale volumetria.

Piattaforma di lancio verso il Mediterraneo orientale, porta d’ingresso per i migranti come insegna la cronaca degli ultimi 20 anni, il Salento potrebbe quindi diventare il primo territorio italiano dotato di un centro islamico di quelle dimensioni e con quella vocazione. Non stupisce che ci sia diffidenza e, inutile nasconderlo, anche paura. Del resto la distinzione tra islamismo e fondamentalismo annaspa spesso nella discussione nevrotica e istintiva che parte dalla diffusione di atroci episodi, come lo sgozzamento dei prigionieri da parte dei militanti dell’Islamic State. Immagini talmente violente e ripugnanti che instillano nell’opinione pubblica occidentale un moto di sdegno e, al contempo, di timore. Davanti a una comprensibile reazione di questo tipo, il fatto che si tratti di un fenomeno minoritario, contrastato da tutto l’Islam pacifico e sicuramente legato alla particolare situazione geopolitica dell’area mediorientale, diventa quasi un sofismo.

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L’ipotesi di un’università islamica nel cuore del capoluogo barocco, comunque vada a finire, è destinata a mettere a confronto la comunità leccese con convinzioni, radici culturali e confessionali, rappresentazioni del mondo. Di quello che è stato e di quello che sarà.

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