Politica

Centrodestra, prime voci contro l'establishment: "Svergognata la città"

Dopo la pubblicazione di un nostro commento a margine dell'inchiesta sulle case popolari, la redazione è stata contattata da giovani dirigenti e amministratori locali, desiderosi di farsi sentire

Una veduta di Lecce dal grattacielo.

LECCE - Il commento pubblicato ieri a firma di Gabriele De Giorgi sull'opportunità di rinnovamento della classe dirigente del centrodestra ha fatto breccia, sollecitando alcune riflessioni. Gli ultimi sviluppi dell'inchiesta sulla gestione delle case popolari a Lecce hanno fatto clamore, sollevando un dibattito che chiama in causa i protagonisti e le varie sensibilità politiche presenti nello schieramento che ha retto le sorti della città per diverse consiliature fino al 2017.

"Essere di destra, dall'orgoglio alla convenienza"

Il segretario cittadino di Fratelli d'Italia, Antonio Mazzotta, ha inviato una mail in redazione nella quale aggiunge le sue considerazioni sulla necessità di una svolta radicale Il suo intervento parte da una domanda apparentemente molto semplice, che attraversa tutte le sfaccettature nelle quali è stata declinata la parola destra nella storia recente.

"C'è stato un tempo in cui essere di destra era una questione di vita o di morte; poi c'è stato un tempo in cui era una questione di orgoglio; quindi un tempo in cui era una moda ed infine un tempo in cui era conveniente. Oggi conviene dire sono di destra? E, se conviene, a chi? Una destra annacquata, strabica che guarda a sinistra, non conviene certamente al Paese. Una destra liberale? Repubblicana? Europea? Moderata? Quante altre definizioni o anime vogliamo dare a una destra che non può che essere nazionalpopolare? Che non significa dire estremista. Significa destra vicina alla sua nazione e ai bisogni del suo popolo. Certo, oggi, vediamo molte macchiette scimmiottare i principi basilari della destra sociale. Accade a livello centrale e, con maggiore evidenza, locale".

"Il caso di Lecce: cosa non deve essere la destra"

Il contributo di Mazzotta entra poi nel vivo, senza mezzi termini: "Quanto accaduto a Lecce città è l'emblema di cosa non deve essere la destra! Questa destra annacquata, chiamata a gran voce centrodestra, non conviene a nessuno. Non conviene soprattutto a chi crede in quei principi; e sono tanti. E men che meno ai giovani. La giustizia farà il suo corso ma intanto l'immagine di Lecce e dei leccesi è macchiata con fango indelebile a causa di gente che della destra non sa nulla, alla destra non appartiene, che ha usato la destra come forza trainante di consenso, senza pudore, facile ai cambi di casacca, esposta ai ricatti di persone discutibili, e non è ancora finita! Perché se è vero che ci sono uomini che hanno sfruttato la scia di destra per approdare perfino a governi con la sinistra, vestendosi di civismo, è altresì vero che quegli uomini che sono rimasti a destra, o nell'annacquato centrodestra, hanno completato il loro massacro svergognando la città".

"Oggi conviene alla destra non annoverarli nelle sue schiere, conviene epurarli; oggi conviene alla destra restare in ombra e lavorare sodo, recuperare la fiducia della gente perché questa non sia travolta dal civismo che, a mio avviso, sarà la moda del prossimo decennio con i soliti noti che, pur di continuare a governare e gestire la res pubblica, continueranno a cambiare casacca, incoerenti facce toste, e, ahimè, ancora una volta eletti, oggi consiglieri, domani assessori, poi onorevoli, infine senatori. Perché, si sa, l'incoerenza conviene e molte volte paga, bene!".

"Non ci resta che sperare in una classe dirigente, dai volti nuovi certamente, ma soprattutto dalle idee sane e utili per il bene della collettività e questo non può che essere riposto nei giovani. In bocca al lupo e buon lavoro alla nuova destra che nascerà!".

"Centrodestra, la riflessione parte da lontano"

Anche il vice sindaco di Castro, Alberto Capraro, ha scelto di intervenire sulla questione con un contributo che per molti versi appare distante da quello di Mazzotta, con il quale tuttavia converge rispetto al tema dell'improcrastinabilità del rinnovamento. "La riflessione sullo stato attuale del centro-destra provinciale non parte dalle ultime vicende giudiziare, in realtà è in corso da diverso tempo, pur silente sugli organi di stampa. L’articolo di Lecceprima è oggettivo e reale e mette in risalto le difficoltà della politica in generale e del centro-destra in particolare da dieci anni a questa parte, ossia dalla morte dei partiti in favore di leaders e lobbies".

Capraro mette in evidenza un aspetto degenerativo del modo di fare politica e che, senza dubbio, non è solo un nodo irrisolto del centrodestra: "Il problema della politica non è l’assenza di giovani, ma troppo spesso la mentalità che incarna questa generazione ammaliata dal vecchio modo di fare politica".

"Le ambizioni personali portano alla disaffezione"

"Non sono i cambi di casacca (anche perché è superato anche il concetto stesso di centro-destra e centro-sinistra), ma la motivazione che è legata ad ambizioni personalissime in luogo di obiettivi per la comunità in genere e per l’elettorato in particolare che porta alla disaffezione. In questo modo non sono i partiti ad essere traditi, ma la nostra generazione e quelli ideali per cui ha scelto di impegnarsi, in un’epoca e un’età in cui regna l’antipolitica e in cui sarebbe stato molto più semplice accomodarsi su temi populisti. Ideali legati alla storia patria ed alle tradizioni, tematiche come la sicurezza, la difesa della natura (quella vera, non quella di facciata), il senso di identità ed appartenenza".

"Oggi occorre semplicemente ripartire dai tanti giovani preparati ed impegnati in politica e non solo, sedersi intorno ad un tavolo e fare quello che ha reso il centro-destra più vincente negli ultimi decenni: discutere e trovare l’unità, attitudine oggettivamente non propria alle altre compagini. In questo particolare momento storico non è l’età il primo aspetto da considerare: servono spirito di servizio per la comunità, umiltà ed onestà intellettuale".

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