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Nuova maggioranza in consiglio, sull'ipotesi dimissioni velocità diverse

Lungo incontro tra gli esponenti del centrodestra per concordare una linea: Messuti preme per lo scioglimento, ma ci sono molti freni

LECCE – Non è bastata una riunione di circa tre ore al centrodestra leccese per trovare la quadra all’indomani della sentenza che ha attribuito a Giliberti, Perrone e soci la maggioranza a Palazzo Carafa riconoscendo il diritto di sei candidati a diventare consiglieri in base all’esito del primo turno.

Davanti alla mossa del sindaco Salvemini, che ha sfidato gli avversari a dimettersi in blocco entro sabato per procedere allo scioglimento del consiglio – unica via per votare prima dell’estate – i vari gruppi sembrano viaggiare a velocità diverse e registrare anche distinguo al proprio interno. Le parti si sono aggiornate a ore con la consapevolezza che il tempo stringe: all'incontro odierno erano presenti 13 consiglieri comunali (assenti "giustificati" Gigante, Calò, Giliberti, Mazzotta) più il deputato Roberto Marti.

C’è chi, come Messuti, preme per andare subito al voto e si dice disponibile alle primarie, chi vuole lasciare il cerino in mano al sindaco rispetto ad una eventuale piattaforma di governo condivisa - in primis Forza Italia ma anche lo stesso Perrone, che ha serenamente riconosciuto di essere concentrato sulle elezioni politiche che lo vedono in corsa per un seggio parlamentare con Fratelli d’Italia - chi infine, come Grande Lecce pone, con Roberto Marti, alcune condizioni alla coalizione per una eventuale campagna elettorale e allo stesso tempo deve fare i conti con la dichiarata indisponibilità del capogruppo Finamore di rassegnare le dimissioni.

Quel che appare certo è che nessuno vuole far passare il sindaco come “martire” o “vittima”. Tanto che, da Messuti ma anche da altri, parte l’invito alla coalizione del sindaco di firmare le dimissioni in modo da raggiungere il numero necessario allo scioglimento, siglando una sorta di assunzione congiunta di responsabilità.

Che ci siano orientamenti diversi lo dimostra del resto anche il comunicato stampa che arriva dal coordinatore regionale di Forza Italia, Luigi Vitali, quando la riunione al Tiziano è ancora in pieno svolgimento: “Non ci facciamo portare a passeggio dal sindaco di Lecce: l’eventuale scioglimento del Consiglio Comunale non dipende dal centrodestra, ma dalle sue scelte. Se Salvemini seguirà le indicazioni della maggioranza consiliare nella guida politico-amministrativa della città, il suo mandato potrà durare anche fino a scadenza naturale. Diversamente, se non ritiene di volerlo fare, lo scioglimento anticipato rappresenterà una diretta conseguenza di una sua scelta a cui noi saremo costretti ad adeguarci. Ha le redini della questione in mano, parli con chiarezza ai leccesi dicendo cosa intende fare, senza ascrivere ad altri decisioni che al momento non ritengono di assumere. Tutto dipende da lui”.

Le dichiarazioni

Il primo a parlare ai cronisti, durante una pausa della riunione è stato Paolo Perrone: “C’è un problema, bisogna scegliere entro pochissime ore, prefigurare il quadro che ci sarà a partire dal 25 febbraio e quindi in che modo affrontare la campagna elettorale. Siccome noi siamo convinti di essere maggioranza in città e dopo questi dieci di amministrazione Salvemini ne siamo convinti ancor di più, Paolo Perrone è pronto a firmare le dimissioni ma ha una prospettiva diversa, come sapete sono candidato alle politiche e spero di rappresentare questo territorio in una postazione diversa da quella di consigliere comunale. Altri consiglieri non hanno questa prospettiva e quindi stanno ragionando sul domani. Se si votasse subito io difficilmente mi candiderei in consiglio comunale, ma per chiarezza dico che la mia firma è già sul tavolo, lo dico per chiarezza ai cittadini leccesi.

Poi tocca a Gaetano Messuti, che si allontana anzitempo per impegni familiari: “La mia convinzione è di dare immediatamente le dimissioni, anzi chiediamo a Salvemini di unire alle nostre firme le sue per dare un atto di chiarezza senza giochetti e infingimenti. Ci aggiorneremo a pre ma c’è il complessivo convincimento, c’è un ragionamento certo sul dare una definizione compiuta a questa esperienza e un altro per immaginarsi come organizzarsi domani. Il sindaco sta facendo una mossa da vecchia politica, sa bene come sarebbe il suo incedere amministrativo di qui in avanti”.

Per deputato Roberto Marti, candidato della Lega e promotore della lista Grande Lecce alle ultime due tornate amministrative, ci sono delle condizioni politiche da chiarire (leggasi rapporti di forza) rispetto ad una eventuale campagna elettorale: “Siamo pronti a firmare, chi ha mai detto il contrario? Se ci sono come dite voi individualità, ne risponderanno: noi siamo usciti dalle amministrative come centrodestra e come centrodestra ci riproponiamo e così andremo avanti. Se ci sono consiglieri che vogliono fare accordi, io non li autorizzo”. Il riferimento è al consigliere Finamore e sul punto Marti è molto duro: “Il capogruppo è d’accordo con quello che dico, poi se sarà diversamente lo spiegherà lui. In realtà ha parlato di approvazione del bilancio: sicuramente non vogliamo abbandonare la città, ma il sindaco deve prendere atto e decidere cosa fare rimandando ad altri responsabilità che sono sue”.

Mauro Giliberti, il candidato sindaco che ha perso al ballottaggio, appare disorientato: "Non posso nascondere la mia amarezza. Il centrodestra ha l'occasione di alzarsi dalle sedie e superare i personalismi con le primarie ed il voto subito, partendo da un programma condiviso che è già pronto e dando voce al proprio popolo. Invece mi pare non esserci l'unanimità su questo". "Per me si apre una fase di profonda riflessione - aggiunge -, perché trovo incomprensibile - specie dopo un ricorso - questo soccorso nei confronti di chi ha apertamente detto di voler addirittura cambiare l'aria all'interno del Palazzo; salvo poi far rientrare da quelle stesse finestre tutto ed il contrario di tutto".

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