"Sospeso 80 volte perché di destra". Marzo punta il dito contro l'ex Iacp

E' stata tacciata come "irrituale" l'applicazione della nuova legge in materia di edilizia pubblica. Da aprile, mese dell'entrata in vigore, il portavoce del Centro studi Anaci ha ricevuto decine di provvedimenti da parte dell'ex Iacp, diretto da Sandra Zappatore. All'origine, secondo gli esponenti del centrodestra locale, divergenze politiche. La replica del Pd: "Attacco strumentale"

Alcuni dei politici presenti alla conferenza stampa

LECCE - Di nuovo tensione tra centrodestra e l'ex Istituto autonomo case popolari, da qualche mese ribattezzato Arca. Al centro della vicenda, Luciano Marzo, referente del Centro studi di Anaci, l’Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari. E responsabile dell’autogestione, l’istituto che consente il coordinamento, da parte degli stessi condomini, per gestire approvvigionamento e canoni. Il tutto, in sinergia con la stessa Arca.

Marzo, candidato con la lista “Grande Lecce”, a sostegno dell’attuale primo cittadino, sia nell’ultima tornata elettorale, quella del 2012, sia in quella precedente, è stato destinatario, a partire dal 10 aprile, di una ottantina di provvedimenti di sospensione dall’incarico, da parte dell’Ex Iacp, poi tradottisi in vere e proprie revoche.

Misura giustificata dal coordinatore generale dell’Arca, Sandra Zappatore, con mancate comunicazioni dei bilanci, mancate comunicazioni dei nomi degli inquilini morosi e altre inadempienze. Cause che i vari rappresentanti politici hanno definito “strumentali e pretestuose”. Soltanto due giorni prima, l’8 aprile, è entrata in vigore la nuova legge regionale, la numero 10 del 2014, che ha sostituito la 54/1984, in materia di assegnazione e determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

All’origine del numero elevato di provvedimenti intrapresi dalla numero uno dell’ex Iacp,, vi sarebbero motivi “di evidente natura politica”. La dirigente, infatti, vertice “tecnico” di Arca, era tra i nomi dei candidati della lista Pd del nord Salento, nelle primarie democratiche, per l’area renziana,  dello scorso 8 dicembre. Alla base dello stillicidio di sospensioni, dunque, ci sarebbe secondo il centrodestra una contrapposizione di ideologie e una presunta interpretazione superficiale della legge. Un'applicazione "irrituale", l'ha definita il consigliere regionale Erio Congedo.

La quale apporta alcune modifiche, e affina in sostanza, l’autogestione. Concede agli enti la possibilità di sospenderla, in caso di particolari contingenze. Dunque, quello messo in atto nei confronti di Marzo, sarebbe stato un atteggiamento vessatorio. Quando, in realtà, la norma prevede la sospensione delle autogestioni soltanto in occasione di situazioni reputate gravi.

Tempistiche così brevi (dalla pubblicazione della nuova legge sul Bollettino ufficiale regionale), modalità e quantità di provvedimenti in un lasso di tempo ridotto, hanno portato Marzo ad adire le vie legali, rivolgendosi al Tar di Lecce. Ma neppure davanti al pronunciamento del Tribunale amministrativo, che ha emesso due sospensive di provvedimento, Zappatore ha arrestato la pioggia di misure nei confronti del referente Anaci. Che sarebbe, per giunta, il solo funzionario ad essere stato “selezionato” tra un centinaio di altri colleghi. A nessuno di questi ultimi, infatti, sono state notificate sospensioni o revoche dall’incarico. E’ quanto sostenuto, a gran voce, dagli esponenti della destra salentina. Erano, infatti, presenti, oltre a Marzo e a Erio Congedo, anche Carlo Mignone, presidente di Anaci, il sindaco  Paolo Perrone, gli assessori comunali Attilio Monosi e Gaetano Messuti, il parlamentare Roberto Marti.

All’unisono, hanno chiesto, al di là del verdetto giudiziario, un tavolo tecnico alla presenza dell’assessore regionale al ramo, Angela Barbanente, Comune di Lecce, Acp e sindacato degli inquilini, per ottenere risposte a stretto giro di posta. Nel corso del dibattito del Centrodestra, sono stati sviscerati anche alcuni appunti sulla gestione “Arca”. Bilanci, in primis. Dove la metafora è stata quella del  “cane che si morde la coda”.  Se, infatti, l’ex Iacp avrebbe dovuto sobbarcarsi i costi delle utenze e dei canoni evasi dagli inquilini morosi, è altrettanto vero che quell’importo, si parla di cifre importanti, di oltre 3 milioni di euro, risulta saldato soltanto sulla carta e lascia, di fatto, la patata bollente di un gap economico che provocherà la disattivazione delle utenze come quelle relative all'erogazione dell'acqua.

Secca la replica del Pd, affidata alle parole del capogruppo al Consiglio comunale, Paolo Foresio. "Ancora una volta siamo al teatro dell'assurdo, si scomoda tutto il centrodestra unito e compatto dal sindaco al parlamentare passando per assessori e consigliere regionale per sollevare un problema ad personam".

"Visto l'annuncio dei partecipanti ci saremmo aspettati una conferenza stampa in cui l'amministrazione lanciava iniziative sulle politiche abitative in città in favore dei senza casa - aggiunge -, in una città che da tanti anni attende risposte su quello che è un vero e proprio dramma cioè l'emergenza abitativa, invece nulla l'amministrazione continua ad essere latitante e totalmente assente sui problemi della casa e convoca in un noto hotel cittadino la stampa per pure questioni personali di un candidato nelle liste del centrodestra alle comunali a Lecce nel 2014".

"E' davvero il colmo, il centro destra leccese che in 20 anni di governo in particolar modo in materia di politiche abitative non ha prodotto nulla se non case comunali in stato di abbandono e politiche clientelari invece di pensare a risolvere i problemi dei cittadini leccesi si dedica alla difesa degli amici attaccando strumentalmente altre istituzioni quali Iacp dirette egregiamente in questi anni dal viceprefetto Lupo e diventate esempio di correttezza e buon governo - conclude Foresio - rispetto alle politiche fallimentari degli scorsi anni".

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