Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Centrosinistra, la guerra infinita delle primarie

La Capone è la candidata ufficiale del centrosinistra, ma il "Popolo delle primarie" non ci sta: appelli da ambo le parti. Partito diviso sul metodo e in cerca di soluzioni allo scontro con Blasi

"Continuiamo così, facciamoci del male": era la celebre frase che Nanni Moretti metteva sulle labbra del suo alter ego Michele Apicella, in una scena del film "Bianca", con la quale, durante una cena, apostrofava uno dei commensali, reo di non conoscere la Sacher torte. Quella celebre espressione è divenuta nel tempo uno slogan - manifesto di quello che molti intellettuali hanno indicato come "l'intimo masochismo" della sinistra italiana, alla ricerca di sempre nuove complicazioni. E non sembra immune da quest'atteggiamento e da questa consuetudine il centrosinistra salentino, che, in queste ore, vive le contraddizioni del dibattito sulle primarie in vista delle prossime provinciali, dopo aver peraltro già designato un candidato ufficiale, nella figura del vicepresidente a Palazzo Celestini, Loredana Capone.

È una vera e propria battaglia tra chi ritiene, all'interno del Pd, che la soluzione maturata in un tavolo istituzionale, abbia di fatto annullato la questione della consultazione dal basso e chi continua a credere che non fare le primarie significhi tradire la stessa sostanza del partito stesso. E così, ieri sera, 45 tra dirigenti ed amministratori del Pd, hanno firmato un documento per il ripristino delle primarie. Di tutta risposta, da Lecce arriva un appello in sostegno della candidatura della Capone alla presidenza della provincia dove si legge: "La lunga esperienza di governo della Provincia di Lecce è stata decisiva per avviare una profonda modernizzazione del Salento. L'amministrazione provinciale guidata da Giovanni Pellegrino ha avuto un ruolo chiave per l'affermazione di uno sviluppo equilibrato dell'economia e di un efficace sostegno all'impresa e al mondo del lavoro. E il centrosinistra ha, oggi, il compito di combattere i fenomeni più inquietanti di disoccupazione e di malessere sociale, proprio in corrispondenza di una crisi gravissima e dalle prospettive drammatiche per i territori e le fasce più deboli".

"Ciò - prosegue l'appello -, lo affronta con lo stesso spirito con cui, in passato, è stato capace di intercettare l'insieme delle politiche positive per il Mezzogiorno attuate dai governi dell'Ulivo e dell'Unione. La Provincia, nel corso di questi anni, è riuscita ad esercitare una comune governance con la Regione sui terreni fondamentali dello sviluppo economico, dei trasporti e del turismo, come su quelli dell'ambiente e dello smaltimento dei rifiuti. Mentre, verso gli enti locali, in molti settori, è stata punto di riferimento di una decisiva funzione di coordinamento politico-amministrativo".
Tanti i risultati che nell'appello si riconoscono prima a Ria e poi a Pellegrino, grazie ai quali "si è posta in evidenza una classe dirigente di grande livello, che ha saputo guardare alle ricchezze del territorio per valorizzarne la portata". Nell'appello del Pd si precisa come occorra "dar seguito al lavoro effettuato per porre le premesse di una nuova affermazione della coalizione, nelle prossime elezioni di giugno", attraverso "continuità ed innovazione": "È in questo quadro che si colloca la proposta, avanzata da Giovanni Pellegrino, di candidare Loredana Capone a Presidente della Provincia". Nell'appello si riconosce come la Capone sia "dirigente di primo piano del Pd" e "sintesi avanzata delle culture che ne hanno dato origine". "Riconosciamo, ovviamente, la ricchezza di personalità di cui è dotato il Pd - si legge ancora - e di cui è dotata la stessa coalizione di Centrosinistra. Oggi, tuttavia, siamo chiamati a compiere una scelta e la candidatura di Loredana Capone ci appare la più convincente. Perciò, assumiamo l'impegno a sostenerla in tutte le sedi, a cominciare da quella dell'assemblea provinciale del Pd".

Ma, nonostante la forza dell'appello, è chiaro a molti come la situazione sia stata gestita in maniera discutibile, visto che il problema che attanaglia il Pd, non si pone da pochi giorni; è, infatti, fin dai primi tentennamenti del presidente uscente, Giovanni Pellegrino, sulla propria ricandidatura, che il dibattito si è aperto, con la composizione di due opposte fazioni: da una parte, la segreteria provinciale che ha sempre ribadito l'importanza di una continuità amministrativa con l'esperienza Pellegrino, a conferma del giudizio positivo sul suo operato da presidente provinciale; dall'altra, la cosiddetta asse Ria-Blasi, ossia i rappresentanti di quel gruppo interno, che ritiene necessario, al termine di un percorso, ridisegnare la leadership, passando la parola ai cittadini. Due fazioni, che, ad oggi, sembrano due rette parallele, incapaci di incontrarsi.

E così crescono i malumori: quelli dei big del partito, che ritengono che si stia perdendo del tempo utile per una campagna elettorale, che, per il centrosinistra, potrebbe già partire, con largo vantaggio sulla coalizione di centrodestra, ancora senza sintesi; ma crescono anche i malumori della base, che attraverso diversi canali, ha esplicitato la propria contrarietà a questa scelta ritenuta "verticistica".
Anche il coordinamento provinciale di Lecce del Movimento per la Sinistra, si esprime sulla questione: "Siamo nati - scrivono in un proprio comunicato - per rispondere alla crisi della politica e per costruire dentro un processo rigenerativo l'unità della sinistra. Perciò individuiamo nelle primarie uno strumento che restituisce un ruolo di partecipazione a soggetti sociali sempre più privati di una funzione politica".

"Per noi - proseguono - questo strumento va perseguito con coraggio e coerenza e ci rammarichiamo che i partiti della coalizione intendano rinunciarvi, raggiungendo un'intesa dei gruppi dirigenti ma rimanendo poco sensibili a una voglia di partecipazione che negli ultimi giorni sta diventando sempre più forte e che troverà nella riunione di domani alla libreria Ergot dell'auto-convocato Popolo delle Primarie uno spazio di discussione, secondo noi, molto interessante. A questo punto, tuttavia, con grande rispetto, attenderemo le assemblee dei partiti della coalizione".
Da Mps fanno sapere che se prevarrà il metodo della sintesi politica anche in quegli organismi sul metodo della consultazione popolare, i vendoliani torneranno al tavolo dei partiti del centro-sinistra per avanzare la proposta del "Cantiere delle idee", ossia "un cantiere aperto ai contributi dell'associazionismo e della società civile, teso alla costruzione del programma e soprattutto a definire il profilo politico della coalizione e il suo rapporto con chi la politica la fa nella società, nei mondi del volontariato, della cooperazione, della cultura, dell'ambientalismo e del sindacalismo".

"È del tutto evidente - spiegano - che non vogliamo venir meno al vincolo di coalizione, né fare nostra la modalità dei veti e dei pregiudizi. Ci impegneremo invece affinché il valore dell'unità del centro-sinistra si rafforzi trovando nell'elemento della partecipazione un collante nuovo, uno stimolo al cambiamento, un fattore di ripensamento, soprattutto a sinistra, del senso dell'agire politico".

Le ipotesi sulle evoluzioni nel centrosinistra dinanzi a questa divisione sono molto controverse: si parla da tempo di un accordo tra Blasi, il movimento di Vendola e Idv, per una candidatura alternativa alla Capone, da presentare al tavolo del centrosinistra e da sottoporre alle primarie. Ma qualora la linea del partito preminente fosse ancora quella di queste ore, non si esclude la possibilità che Blasi possa correre da solo alle provinciali, sostenuto proprio da Mps ed Idv.

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