Martedì, 3 Agosto 2021
Politica

Chiusura del Craresfha, l’ambito territoriale di Nardò garantisce il servizio

Dopo la fine del centro riabilitativo di Soleto con i conseguenti disagi, interviene Giuseppe Fracella per raccontare quanto accaduto nell’area neretina e spiegare come si sia tentato di offrite la continuità del servizio diurno

GALATONE – Dopo la chiusura del centro riabilitativo di Soleto con i conseguenti disagi per l’utenza, Giuseppe Fracella, presidente del coordinamento istituzionale per l’ambito territoriale sociale di Nardò, interviene sulla vicenda per raccontare quanto accaduto proprio nell’area neretina e di come si sia tentato di garantire la continuità del servizio diurno.

“Da quando abbiamo ricevuto la comunicazione dell’Asl sulla ridefinizione dei centri diurni di riabilitazione e quindi sulle dimissione dei frequentanti – spiega Fracella - il centro Craresfha di Galatone, ci siamo immediatamente attivati e con delibera del 23 dicembre 2011 è stato istituito un centro diurno socio educativo e riabilitativo presso i locali del Comune di Galatone la cui gestione in via d’urgenza è stata affidata alla comunità Capodarco ‘Padre Gigi Movia’”.

Nello specifico, l’ambito di Nardò ha offerto la propria disponibilità alla prosecuzione del servizio di riabilitazione in collaborazione con il Comune di Galatone (che ha offerto i locali) e con l’Asl (che ha garantito la consulenza del personale medico dedicato al servizio) in vista del completamento dei lavori di ristrutturazione del centro diurno, che verrà aperto a Leverano in base all’approvazione dei progetti dei piani di sviluppo.  

“Il nostro principale impegno – puntualizza Fracella - è stato quello di garantire alle persone con disabilità un ambiente con un clima relazionale positivo che favorisca il mantenimento e lo sviluppo di abilità, dell’autonomia personale e sociale e, alle loro famiglie, un supporto adeguato. Intanto ci arrivano nuove richieste da parte delle famiglie che intendono iscrivere i propri familiari al centro”.

“Quello che vorrei dire – prosegue - è che spesso tutto si riduce ad un unico problema: i soldi. Noi, come ambito territoriale sociale abbiamo ragionato con i componenti dell’ufficio di piano e con i referenti dell’Asl per trovare una soluzione che proteggesse primariamente le persone coinvolte, indipendentemente dalle nuove disposizioni normative”.

Obiettivo dell’ambito è quello di realizzare “un sistema di protezione sociale”, anche quando nascono difficoltà che ostacolano il normale svolgimento del sistema locale dei servizi sociali. 

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