Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Cinque donne rimaste senza contratto. “Nessuna discriminazione dalla Asl”

Il caso dei tre medici e delle due infermiere escluse dalla proroga del contratto a tempo determinato al centro di un’interrogazione regionale. Il direttore Valdo Mellone fuga i dubbi: “Rinnovo illecito ed ingiustificato”

Valdo Mellone.

LECCE – L’azienda sanitaria locale di Lecce non rinnova il contratto a tempo determinato a cinque lavoratrici, tre medici e due infermiere. Il caso finisce nelle mani della giunta regionale, sotto la lente del presidente Nichi Vendola e dell’assessore al ramo Elena Gentile, per effetto dell’interrogazione presentata dal consigliere Salvatore Negro. Secondo il presidente del gruppo Udc, infatti, le motivazioni alla base della mancata proroga dei rapporti di lavoro non sarebbero state “sufficientemente chiare”. E tra le righe si legge il sospetto di una presunta discriminazione della Asl a carico di cinque donne.

 “Il provvedimento non appare atto a garantire i livelli minimi di assistenza, soprattutto nel caso in cui si escludono due dirigenti di medicina e chirurgia del Pronto soccorso”, scriveva appena ieri Negro, sottolineando il rischio di esporre l’ente ad un contenzioso che, potenzialmente, aggrava la già delicata situazione del servizio sanitario regionale

L’esclusione sarebbe anche “antitetica rispetto agli enunciati del governo regionale che vorrebbe tutelare l’occupazione economica” compromettendo anche i livelli minimi di assistenza sanitaria, “a svantaggio delle categorie più deboli”.

La risposta del numero uno della Asl di Lecce non si è fatta attendere. Valdo Mellone ha voluto precisare che si è trattato, in un caso, di cessazione per riduzione di organico, per gli altri quattro di inidoneità alla ripresa del lavoro per infortunio, malattia o maternità: “Un eventuale rinnovo contrattuale sarebbe stato illecito ed ingiustificato in ragione dei vigenti tetti di spesa per il personale e delle vigenti limitazioni alle assunzioni”.

Quanto ai livelli essenziali di assistenza, secondo il direttore sarebbero meglio garantiti da personale idoneo ed in servizio, piuttosto che da personale impossibilitato a prestare attività lavorativa.

Mellone vuole anche sgombrare il campo sui dubbi relativi alla presunta discriminazione di genere: “Non solo è vietata dalla legge, ma i fatti dimostrano che la proroga ha interessato 21 lavoratrici su 28 totali nel comparto e 30 lavoratrici su 62 nella dirigenza medica”.

Il manager aggiunge che “tutte le lavoratrici potranno essere interessate da nuovo contratto quando avranno conseguito l'idoneità”.

Mellone, a scanso di equivoci, entra nello specifico dei contratti: le due infermiere (in astensione obbligatoria per gravidanza a rischio, entrambe in servizio presso le carceri di Lecce)  usufruiscono dei benefici retributivi di legge. “Si ricorda che alla lavoratrice madre spetta il diritto a percepire l’indennità di maternità per tutta la durata del periodo di astensione obbligatoria, anche nel caso in cui il termine del contratto sia scaduto durante il periodo di astensione stessa – spiega - . Trattandosi  poi di astensione anticipata per gravi complicanze, il trattamento economico perdura per intero, indipendentemente dall’intervallo temporale tra l’inizio dell’astensione e la cessazione”.

Il dirigente medico, invece, prestava servizio presso l’unità di cura Imid di Campi Salentina: centro medico dove, per le note vicende relative alla messa a regime della struttura, l’organico è stato ridotto di un medico, con contestuale trasferimento di personale infermieristico ed ausiliario presso l’Udt dello stesso ospedale. Mellone precisa che la dirigente, in possesso di rilevanti titoli di specialità in altra area, potrà essere recuperata in un’altra graduatoria specialistica, a copertura di un posto vacante.

Infine il caso dei due dirigenti medici che prestavano servizio presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Lecce dove sono in corso le sostituzioni con unità attive. Le due professioniste, interessate da condizioni di infortunio e malattia, “non erano idonee a riprendere il servizio alla scadenza contrattuale e non potevano essere interessate da nuovo contratto, né ciò avrebbe tutelato l’interesse pubblico alla copertura degli organici già esigui del Pronto soccorso di Lecce”.

“Il decreto legislativo 368 del 2001, che disciplina il contratto di lavoro a termine, nulla dispone in relazione all’eventuale slittamento del termine contrattuale apposto dalle parti in ipotesi di infortunio, malattia o maternità del lavoratore assunto – conclude il manager - : infortunio e maternità sono peraltro assistite da provvidenze economiche di legge”. 

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