Sabato, 24 Luglio 2021
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Cittadini si rivolgono al Tar: il Comune di Lecce gli deve 1500 euro

Lo Sportello dei diritti ripercorre la vicenda di due leccesi. Nonostante una sentenza definitiva, un precetto e una richiesta di pignoramento, il loro piccolo credito resta sulla carta. Alla fine, a rimetterci, sarà comunque la collettività

LECCE – Lo Sportello dei diritti riporta alla ribalta una vicenda, quella dei pignoramenti contro il Comune di Lecce, già  nota già da tempo. I cui costi, alla fine, si ripercuotono sull’intera collettività. Perché se l’amministrazione non paga i creditori, il tempo fa lievitare gli interessi e la situazione diventa sempre più paradossale.

Due residenti del capoluogo – scrive Giovanni D’Agata, presidente dell’associazione che tutela i cittadini - a seguito di una causa vinta innanzi al giudice di pace di Lecce per un risarcimento del danno, il 25 maggio del 2012 hanno notificato una sentenza in forma esecutiva, che aveva condannato il Comune di Lecce a pagare la somma di  900 euro oltre ad interessi legali dalla domanda e sino al soddisfo, nonché 550 euro per spese legali ed 52 per spese di costituzione in giudizio, oltre accessori di legge.

Peraltro, lasentenza è stata impugnata ed è quindi passata in giudicato diventando così definitiva. Trascorsi i 120 giorni  previsti per legge senza il pagamento, gli avvocati dei due concittadini hanno intimato il precetto per la somma complessiva che nel frattempo era arrivata ad 1849,96 euro. Non ottenendo alcun pagamento, è stata intrapresa la fase esecutiva attraverso un primo pignoramento presso terzi alla Bnl, che svolge le funzioni di tesoreria per il Comune di Lecce.  

Alla prima udienza del 27 maggio 2013 la dichiarazione del terzo Bnl è stata negativa per incapienza del conto e presenza di numerosi altri pignoramenti. Il giudice dell’esecuzione, ha deciso quindi di rimandare all’udienza del 24 settembre 2013 per una nuova dichiarazione del terzo nella speranza che la situazione fosse mutata. Anche alla seconda udienza il quadro è rimasto lo stesso.

Si è provato un secondo pignoramento presso Poste italiane, ma i conti correnti risultano impignorabili poiché risulterebbe “aggredibile” unicamente il conto di tesoreria. A quel punto non è rimasta che l’ultima strada possibile, quella di rivolgersi al Tar, con ulteriori costi che dovrebbero essere ancora anticipati dai danneggiati come vuole la legge ma che alla fine, se tale odissea dovesse concludersi ove non rinunciassero definitivamente per proprio sfinimento, andrebbero comunque a gravare sull’intera collettività.

Fin qui il racconto dello Sportello dei diritti. Per inquadrare con completezza la vicenda bisogno ricordare che l’ente comunale, per sua stessa natura, accantona tre fondi che sono impignorabili, cioè non aggredibili da alcun debitore. Questo perché bisogna garantire gli stipendi dei dipendenti per i successivi tre mesi, il pagamento di rate dei mutui e dei prestiti obbligazionari che scadono nei sei mesi e i servizi locali minimi. Per blindare questo “forziere comunale” la giunta delibera due volte all’anno.

Ma c’è un però, come stabilito da una sentenza della Corte Costituzionale ripresa più volte anche dai giudici leccesi: se il creditore insoddisfatto ritiene e dimostra di essere stato penalizzato da una scelta arbitraria dell’amministrazione, che magari ha pagato un altro ceditore successivo al primo, allora quei fondi sono aggredibili. Per fare chiarezza sulla cronologia delle fatture emesse da Palazzo Carafa, già un anno addietro la commissione Controllo chiese conto alla responsabile dell’Avvocatura, Maria Luisa De Salvo.

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