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Esproprio d’oro e processo per l’ex Apisem. Avvocatura comunale nel mirino

L'assessore al Contenzioso, Coclite, replica a Torricelli sulla vicenda che impegna l'amministrazione a versare oltre 600mila euro. Salvemini definisce una brutta figura l'esclusione dal processo contro Giovanni Semeraro

Palazzo Carafa.

LECCE – L’assessore Luigi Coclite, che ha la delega al Contenzioso, replica al vice presidente  vicario del consiglio comunale ed esponente del Pd, Antonio Torricelli, sulla vicenda dell’indennità che il Comune di Lecce dovrà versare, dopo che la sentenza del tribunale d'appello è divenuta esecutiva, ai fratelli Sprò, proprietari di un terreno espropriato nel 2004 per la realizzazione del polo mercatale di Settelacquare.

Tra indennità a titolo di espropriazione e di occupazione, circa 650mila euro. Un bel gruzzoletto per chi anni addietro di euro ne avrebbe incassati solo 23mila, un discreto macigno per le fragili casse comunali. I periti nominati dal tribunale hanno infatti ritenuto che le indennità andassero determinate sulla scorta della natura edificatoria e non agricola dei terreni in questione. Il consigliere comunale di minoranza, da parte sua, pur nutrendo diverse perplessità nel merito della vicenda, ha puntato l’indice contro l’avvocatura di Palazzo Carafa per aver fatto trascorrere un anno e 45 giorni dalla deposito della sentenza senza impugnarla sotto il profilo dell’illegittimità.

“L’avvocatura comunale – ha spiegato Coclite -  ha ritenuto opportuno non esperire ricorso in Cassazione al fine di evitare un ulteriore aggravio di spese atteso che, in fattispecie analoghe e per costante giurisprudenza nelle quali tale ricorso è stato invece proposto, la Corte di Cassazione lo ha rigettato, ritenendolo inammissibile, in considerazione del fatto che il motivo di censura - vale a dire la contestazione degli elaborati peritali - è questione che attiene al merito della causa che non rientra tra i vizi di legittimità contro i quali l’articolo 360 del codice di procedura civile consente il ricorso per Cassazione”.

“L’amministrazione comunale, la cui azione è ispirata alla principio della diligenza del buon padre di famiglia – ha concluso Coclite - ha ritenuto di evitare la proposizione di un ricorso il cui rigetto appariva scontato evitando, così, un ulteriore aggravio per le casse comunali. Strumentale, pertanto, e non rispondente a quei principi di diligenza sopra richiamati, appaiono le polemiche di quanti dai banchi dell’opposizione censurano l’operato del Comune, cavalcando un principio erroneamente interpretato e non applicabile al caso in questione”.

Chissà se gli stessi argomenti difensivi saranno fatti valere contro il giudizio di censura che Carlo Salvemini, consigliere di Lecce Bene Comune, ha rivolto in particolare al dirigente del settore legale di Palazzo Carafa dopo l’esclusione – per un vizio di forma legato alla procura speciale  - del Comune di Lecce  come parte civile nel procedimento contro Giovanni Semeraro per presunto inquinamento ambientale.

“Questo clamoroso inciampo esclude il Comune di Lecce da un processo penale importante impedendogli, quindi, di poter rappresentare il valore della protezione ambientale a tutela della salute pubblica dei cittadini. Ciò significa che non potrà porre rilievi, opposizioni, eccezioni e non può sostenere l'accusa durante il dibattimento: che è cosa diversa dalla richiesta eventuale di risarcimento in sede civile, ove si valutano altre questione e altri aspetti. Insomma in quanto parte offesa il Comune ha finito per agevolare la difesa degli imputati sgravati dal peso dell’ulteriore parte civile”.

“Per questa ragione sono doverose le pubbliche scuse da chi s'è reso responsabile di un così grave errore, il dirigente del Settore Avvocatura, che ha consentito che il Comune venisse rappresentato in un giudizio così delicato da un collaboratore esterno”.

"Sono necessarie spiegazioni convincenti - sollecita Salvemini - da parte del sindaco e della giunta comunale che decide di affidare un legale patrocinio a professionisti esterni per cause di minore rilievo (vedi ad esempio il contenzioso apertosi con l'ex direttore dell'Istituzione dei Servizi Sociali) e affida al settore avvocatura, già stressato da mille incombenze, la rappresentanza in un giudizio penale rilevante per gli interessi diffusi della città: come se il ricorso a rinforzi esterni dipende dal profilo del tuo avversario e finisci per mostrarti forte con i deboli e debole con i forti".

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