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Colpo di scena in Stp: Pepe annuncia le dimissioni dalla guida della società

L’amministratore unico ha comunicato la sua decisione, giunta al culmine di una serie di presunte minacce ed ingerenze

Luigi Pepe, durante la conferenza stampa

LECCE – Luigi Pepe, amministratore unico di Stp, ha annunciato, a sorpresa, le proprie dimissioni, giunte al termine di un’infuocata conferenza stampa in cui non sono mancate le accuse a chi ha voluto ottenere questo risultato: ovvero contro il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, che pareva intenzionato a rimuoverlo dall’incarico. Addirittura il dirigente ha parlato, senza peli sulla lingua, di aver subito pressioni e condizionamenti tali da costringerlo a rivolgersi alla Procura e a battere in ritirata, onde evitare ulteriori danni sia alla propria immagine che alla stessa società. “Si tratta di un ultimo gesto d’amore che compio nei confronti dei miei dipendenti – ha spiegato, giustificando la decisione giunta poco tempo prima della scadenza naturale del mandato -: fino a pochi mesi fa lo stesso Gabellone considerava Stp il fiore all’occhiello delle società partecipate, la musica è cambiata quando ho rifiutato di subire il piano da lui elaborato che legava mani e piedi la società all’ente provinciale”.

Di cosa si parliamo esattamente? Di alcuni atti di indirizzo della Provincia che Pepe avrebbe considerato alla stregua di ingerenze: “L’ente ha competenze nella programmazione e non nella gestione di un’azienda di trasporto pubblico: mi hanno persino impedito di bandire un concorso interno in favore dei controllori”. L’amministratore, visibilmente provato dagli ultimi accadimenti, si è scagliato contro chi voleva “cacciarlo” nonostante gli importanti traguardi economici raggiunti nel corso dei sei anni di amministrazione: Pepe è partito da un deficit di bilancio pari a 3 milioni e 840 mila euro. Un buco così imponente “che non si trovavano neppure i soldi per comprare l’acqua”. “Potevo scegliere di guidare Alba Service che godeva di un bilancio più florido, invece ho deciso di darmi da fare per risanare i conti nel settore dei trasporti”.

Da quel momento in poi si è proceduto con una cura dimagrante: contratto di solidarietà per i dipendenti, dimezzamento delle indennità per i dirigenti, acquisti mirati, come l’installazione dei pannelli fotovoltaici ed altre sforbiciate dove possibile: “Pietra su pietra ho riportato il bilancio in attivo e tutto senza chiedere soldi alla Provincia che, del resto, funge da tramite per smistare i fondi che provengono dall’esterno”.

Lo stesso ente provinciale è stato apertamente accusato di non svolgere un adeguato ruolo di controllo sulle società partecipate e persino di essere corresponsabile nel fallimento di alcune di queste. “Qui ci sono persone di levatura morale e politica molto diversa: ho motivo di credere che gli stessi consiglieri provinciali non fossero stati messi al corrente di questa intenzione di revocare il mio incarico. Diversamente io, pur trovandomi in ospedale, quando sono stato dimesso ho provveduto personalmente a convocare l’assemblea dei soci”.

Pepe ha difeso la propria posizione, ma soprattutto i risultati economici raggiunti: quei 700 mila euro in più sul bilancio “sono schiaffi in faccia per molti, compreso qualche sindacalista”. Qualche minuto prima di congedarsi dalla guida di Stp, Pepe ha parlato di un’azienda sana che può funzionare bene se gestita adeguatamente. Tuttavia ha messo i giornalisti sull’attenti: “Quando me ne sarò andato, vedrete quante poltrone in più fioccheranno e sono certo che gli stessi dipendenti ora siano molto preoccupati per il futuro della società. Per difendere il mio operato ho dovuto richiedere dei pareri legali che hanno confermato la bontà delle mie scelte”. Se l’amministrazione Pepe si è conclusa qui, la vicenda, anche dal punto di vista legale, sembra tutt’altro che finita.

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