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Referendum, non l'apocalisse: "Xenofobia e populismo i veri pericoli"

Il senatore Stefano, insieme al collega Uras, chiede di smorzare i toni del dibattito e di favorire una scelta consapevole da parte dei cittadini

Il senatore Dario Stefano.

ROMA – I senatori Dario Stefano e Luciano Uras,  iscritti al gruppo misto, cercano una terza via in vista del referendum sulla revisione costituzionale, in programma il 4 dicembre.

Quel giorno gli italiani saranno chiamati a esprimersi su un quesito che racchiude una serie di questioni molto importanti, dal bicameralismo perfetto, di cui il governo propone la fine con il ridimensionamento del Senato nel numero dei componenti e nei poteri di intervento nell’iter legislativo, fino ai rapporti tra Stato e Regioni.

Il presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, in un primo momento ha molto personalizzato l’appuntamento referendario, così come molti suoi oppositori, soprattutto interni al Pd, hanno utilizzato toni da crociata, che sarebbe indispensabile per difendere l’Italia voluta dai padri costituenti da una riforma centralista e accentratrice. Il tutto ha contribuito a una polarizzazione del dibattito politico molto netta, ma le rilevazioni nella cosiddetta “pancia” del Paese dicono che la percentuale degli indecisi è molto alta, pari a circa un terzo di coloro che comunque intendono votare e ancora maggiore è quella di chi è orientato all’astensione, quasi la metà degli aventi diritto.

La convinzione di Uras e di Stefano è che il ricorso a scenari apocalittici faccia il gioco di quelli che ritengono i veri pericoli per la democrazia, i “i fenomeni aggressivi di populismo fascista, xenofobo e qualunquista”.

I due si richiamano alle parole dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, per certificare la propria militanza in un partito “che non accetta che il confronto si trasformi in uno scontro mortale tra le diverse anime del campo democratico e progressista, a danno della prospettiva di un governo avanzato del Paese, nel più ampio interesse popolare”.

La proposta è quella di abbassare il livello della polemica, mettere da parte la terminologia da crociata e favorire una discussione sui contenuti. In quest’ottica, più che per i comitati del sì o del no, i senatori si dicono favorevoli ai “liberi comitati del so” e non intendono sacrificare "l'impegno riformatore che si è voluto dare a questa legislatura sin dal suo inizio".

Di una cosa Stefano e Uras sono infatti certi: “Qualunque sia il risultato di questa consultazione, la Costituzione repubblicana rimarrà intatta nei suoi principi fondamentali, così come continuerà a rimanere nella responsabilità del Parlamento e delle forze politiche il compito di dare al Paese un governo efficiente, capace di continuare a far fronte agli effetti di una pesante crisi economica che viene da lontano e che ha caratteri strutturali. Continueranno anche a rimanere tutti i problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare e che affrontano con coraggio e tante difficoltà i nostri amministratori locali, gli ottomila sindaci italiani. Resteranno i problemi e i disagi di ogni giorno che gravano su persone, famiglie, lavoratori e imprese”.

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