Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

La destra presenta il suo comitato per il no alla riforma costituzionale

Forza Italia, Fratelli d'Italia e noi con Salvini hanno motivato in dieci punti le ragioni della loro posizione. Con la speranza di dare il ben servito a Renzi

Paolo Pagliaro tra Pierpaolo Signore, alla sua destra, e Leonardo Calò.

LECCE – E’ stato presentato alla presenza dei dirigenti locali di Forza Italia, Noi con Salvini e Fratelli d’Italia, il comitato referendario per il no alla consultazione sulla riforma costituzionale voluta dal governo che dovrebbe chiamare gli italiani alle urne nel mese di ottobre. 

Il punto principale e maggiormente contestato è il superamento del bicameralismo, con la centralità della Camera dei deputati che approva le leggi ordinarie, di bilancio e vota la fiducia al governo e con il Senato che si riduce a cento membri e non più eletto a suffragio popolare: cinque senatori a vita e 95 scelti tra gli amministratori (sindaci e consiglieri regionali) con funzioni di raccordo tra lo Stato e gli enti territoriali. Un'altra questione rilevante è il passaggio in maniera esclusiva allo Stato di una serie di competenze per le quali ora concorrono le Regioni: ambiente, trasporti, lavoro, energia.

Quello che ha fatto oggi la sua prima uscita pubblica è un fronte ben collocato politicamente, di certo non rammaricato per l’esito del voto sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, e disposto a convergenze anche con movimenti di ben altra ispirazione con la finalità di dare il benservito all’esecutivo di Matteo Renzi.  Lo ha detto chiaramente Leonardo Calò, del gruppo cha fa capo a Matteo Salvini. L’opportunità, del resto, è ghiotta: Paolo Pagliaro, di Forza Italia ha fatto riferimento a diversi sondaggi commissionati dal gruppo parlamentare che attribuiscono al No un leggero vantaggio: nell’ultima rilevazione sarebbe di quatto punti percentuale, a fronte però di una quota di potenziali astensionisti o indecisi pari quasi a circa il 40 per cento dell’elettorato.

Dieci i punti con i quali il costituendo comitato referendario ha motivato la sua radicale opposizione, sostanzialmente riconducibili a tre argomenti di fondo: la riforma sarebbe figlia di un governo carente di legittimazione popolare, insieme alla nuova legge elettorale che prevede il premio alla lista determinerebbe un "premierato assoluto" e con il ridimensionamento del Senato nella modalità di elezione e nelle competenze sancirebbe un pastrocchio troppo centralista.

Pierpaolo Signore, di Fratelli d’Italia, non ha negato la necessità di una riforma ma questa – ha detto – dovrà essere il frutto di un “parlamento e un governo legittimato dal popolo e si dovrà intervenire per ridare sovranità e dignità a tutti gli italiani con riforme serie e concrete. Fratelli d’Italia rilancia sulla riforma per un presidenzialismo con un capo dello stato eletto dal popolo che abbia i poteri necessari a svolgere con dignità ed autonomia le nuove funzioni istituzionali”.

Uno dei temi sui quali nell’ambito del centrodestra sta maturando un convergente interesse è quello del neoregionalismo fondato su 36 distretti secondo lo schema proposto dalla Società Geografica Italiana e presentata in parlamento dal deputato Cirielli di FdI.  

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