Gasdotto, il comitato contro il Pd: “Come Giuda, solo organizzatori del caos”

Il gruppo "No Tap" interviene dopo la presa di posizione del vice presidente del consiglio regionale, Antonio Maniglio, favorevole all'approdo dell'opera in una zona industriale. Gli attivisti vogliono evitare conflitti con la popolazione brindisina

Il corteo No Tap del 25 aprile.

LECCE – Il Comitato No Tap a ruota libera. E nel mirino dell’offensiva il primo a cadere è Antonio Maniglio vicepresidente del consiglio regionale. L’esponente del Partito democratico sabato scorso è intervenuto sulla vicenda con una nota stampa che, da una parte ha messo in chiaro la sua posizione favorevole al gasdotto quale infrastruttura energetica, dall’altra la contrarietà all’approdo a San Foca.

Con questo però Maniglio è entrato in rotta di collisione con l’opinione del segretario provinciale del suo stesso partito, Salvatore Piconese, che solo pochi giorni prima aveva dichiarato che per il territorio salentino sarebbe più che sufficiente il gasdotto Igi-Poseidon:  questo secondo progetto  prevede il terminale nella zona di Otranto, ed è precedente a quello di Tap, sebbene negli ultimi due anni sia finito quasi nel dimenticatoio. Perfetta compatibilità, invece con il giudizio di Sergio Blasi, altro consigliere regionale e fino a poche settimane addietro segretario regionale del partito, che da mesi insiste sulla localizzazione del terminale a Cerano, parallelamente a una conversione della centrale a carbone. Una soluzione che non convince i No Tap che gli hanno chiesto espressamente di partecipare a manifestazioni – come quella del 25 aprile a San Foca – a “fini propagandistici”.

Le differenti sfumature in casa Pd hanno dunque spinto il gruppo di attivisti che sin dal primo momento si oppone ai propositi di Tap a definire quella democratica una scelta strategica tendente al caos. Il comitato contesta a Maniglio – che ha rimproverato alla Regione Puglia una linea sostanzialmente attendista, limitata solo alle valutazioni tecniche senza alcun orizzonte di politica industriale - le espressioni utilizzate per qualificare l’atteggiamento di chi è contrario al gasdotto, definito oltranzista e caratterizzato dal “no a tutto”.

E se Maniglio ricorre a Ponzio Pilato per chiosare la posizione del governo Vendola, i No Tap definiscono il Pd alla stregua di Giuda non solo perché stanno tradendo e svendendo questo territorio, ma perché stanno svendendo alle logiche del profitto, e non del bene comune, la dignità delle popolazioni nella scelta del proprio sistema di sviluppo collegato all’ambiente circostante, come anche in Piemonte con la vicenda dell’alta velocità della linea Torino-Lione. “Il Pd la smetta di dire che è meglio una zona industriale, perché da qualche parte quest’opera va messa, non ci farà fare la guerra contro gli amici di Brindisi o Taranto, non possono ricadere sempre sulle stesse città i danni provocati da politiche sbagliate, che partono con i favori alle industrie e finiscono con il ricatto occupazionale”.

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Ma ce n’è anche per il centrodestra: “Forza Italia e Ncd non se la passano meglio: Palese, Fitto, tutti favorevoli, a detta di Tap, ma il silenzio in quei partiti la fa da padrone”. Il riferimento è alla riunione di febbraio, in una città della Svizzera, nella quale il management di Tap illustrò agli azionisti, alla luce del parere negativo della Regione Puglia, il quadro generale della situazione, dedicano uno spazio anche alla posizione dei principali esponenti politici del territorio e delle istituzioni interessate dai procedimenti amministrativi e tecnici relativi la progetto.

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