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Pipì davanti a Santa Croce, la politica pensa a un premio per i due leccesi

Solidarietà a Gabriele e Diego, di 35 e 33 anni, aggrediti da tre ragazzi che stavano espletando i propri bisogni sul monumento. Sdegno per il comportamento incivile dei ventenni da parte di Perrone, Gabellone, Congedo, Guido e Manca, che propone un riconoscimento

Un'immagine di Santa Croce

LECCE – “Sconcertato da quanto accaduto, ma il gesto di Gabriele e Diego non deve restare isolato”. Queste le parole di Paolo Perrone, sindaco della città in cui ieri è avvenuto il pestaggio dei due giovani che, nella nottata di sabato, hanno avuto soltanto la colpa di redarguire un gruppetto di ventenni che faceva pipì in vicolo Saponea, sulla Basilica di Santa Croce. I tre ragazzi originari di Brindisi, infatti, poi identificati e denunciati, non hanno reagito bene a quel civile rimprovero da parte dei due trentenni, e hanno pensato bene di manifestare il dissenso attraverso le mani.

“Si è trattato di un atteggiamento vile e inaudito che non trova alcuna giustificazione e che merita, al contrario, di essere stigmatizzato e censurato con forza: non si può trasformare la nostra splendida città in un orinatoio  a cielo aperto - ha aggiunto il primo cittadino del capoluogo salentino -, per questa ragione esprimo tutta la mia personale solidarietà e quella di tutti i leccesi a Gabriele e Diego per la brutta disavventura in cui sono incappati. Il mio augurio è che possano riprendersi al più presto. Ma il loro gesto non deve restare isolato. Invito, dunque, i miei concittadini a denunciare i balordi e gli incivili che si rendono autori di atteggiamenti sconsiderati”. In effetti un precedente recente, nel senso indicato dal sindaco, c'è già: il 30 settembre un cittadino di origine indiana fu segnalato agli agenti di polizia, mentre orinava dietro i portici dell'Anfiteatro romano.

Di parere analogo al primo cittadino è anche il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, che ha espresso malcontento a nome proprio e dell’intera amministrazione. “Il gesto, che in sé denota già un bassissimo o nullo livello culturale e di buona convivenza civile. Uno sfregio culturale e non soltanto materiale. Per questa ragione la Provincia di Lecce esprime tutta la sua solidarietà umana e culturale a Gabriele e Diego, che si sono scagliati, giustamente e con gli stessi nostri sentimenti odierni, contro chi si è reso colpevole di questa bestialità”.

Una sensazione di sdegno mista a stima che ha accompagnato anche la nota della vicepresidente dell’ente, Simona Manca.  “Vivessimo nel migliore dei mondi possibili – ha dichiarato -, il comportamento dei due leccesi sarebbe la normalità del senso civico, ma se esistesse un mondo così, per la verità, tre incivili che espletano in strada i propri bisogni certamente non esisterebbero nemmeno. Per quello che hanno fatto  - ha proseguito Simona Manca -, per l’esempio che hanno fornito e per aver permesso la denuncia di tre giovanissimi violenti e immaturi, senza alcun rispetto per le cose e per le persone, meriterebbero un premio e proporrò una iniziativa in tal senso al sindaco Perrone e al prefetto Perrotta”. 

“Questa è una storia di vigliaccheria e maleducazione - ha commentato il consigliere regionale, Erio Congedo - dalla quale possiamo trarre un insegnamento positivo, il gesto di profonda coscienza civica dei due malcapitati, che provando a difendere la propria città, hanno dimostrato tutto il loro attaccamento a essa. Spero che possa fungere da esempio per tanti altri, anzi mi auguro che diventi un comportamento contagioso. Lecce è un contesto meraviglioso da tutti i punti di vista e per tale contesto è conosciuta e apprezzata ormai in tutto il mondo, ma ha bisogno di prove di maturità come queste e, più in generale, di senso del rispetto civile, per fare il vero e proprio salto di qualità e completare la propria crescita”.

"Vorrei ricordare ancora una volta a tutti – ha sottolineato l’assessore all'Ambiente del Comune di Lecce, Andrea Guido – che anche orinare in pubblico, in pieno centro storico di una città d’arte, su uno dei monumenti più famosi della Puglia intera, non è da considerarsi una semplice bravata, ma è un vero e proprio reato contro la Città e la sua comunità. Non solo l’aggressione. La Suprema Corte di Cassazione, infatti, ha di recente stabilito che per la configurazione del reato di atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 c.p.) è sufficiente la sola ‘possibilità di percezione’ del gesto da parte di terzi”.

“Lecce di notte non è un bagno pubblico a cielo aperto - ha chiosato l'esponente del governo cittadino - mentre netturbini e operatori ecologici rappresentano un target di lavoratori e addetti specializzati che non sono stati assunti per raccogliere gli escrementi o per pulire i bisogni di nessuno. Se la magistratura lo riterrà opportuno con ogni probabilità l’Amministrazione potrebbe costituirsi parte civile insieme alla Curia nei confronti dei giovani balordi brindisini responsabili per i danni d’immagine subiti”.

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