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Referendum, il day after della politica. Legambiente: "Denuncia all'Ue"

Il giorno dopo la consultazione promossa da alcuni consigli regionali, il centrodestra accusa Emiliano di aver personalizzato la battaglia. Sel Puglia: "Ripartiamo dal 41.7 per cento"

LECCE – Il giorno dopo il referendum sulle concessioni per la ricerca di idrocarburi, che non ha raggiunto il quorum di validità, non mancano i commenti dal fronte politico e ambientalista.

Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, ha preannunciato una denuncia alla Commissione Europea proprio contro la norma che non si è riusciti ad abrogare ieri, quella che lega la durata della concessione alla vita del giacimento: “Mettendo da parte l’ideologia e guardando i fatti, la mobilitazione delle associazioni ambientaliste, dei movimenti No Triv e delle Regioni, ha costretto il governo a ripristinare il divieto di trivellazioni entro le 12 miglia e a dichiarare non strategiche per legge le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi che godevano di iter semplificati e super accelerati. A questo si aggiunge la moratoria della Croazia e della Francia contro le nuove trivellazioni. Nonostante il quorum non sia stato raggiunto, di una cosa siamo certi: la proroga senza limiti delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas è in contrasto con le regole del diritto dell’Unione Europea sulla libera concorrenza”.

Per i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle “la buona notizia oggi è che 15 milioni di italiani abbiano dimostrato di essere sensibili alle tematiche ambientali, di voler essere coinvolti nelle scelte della politica. Tuttavia, all'indomani del voto, non possiamo non denunciare la triste speculazione politica di queste settimane, interna al Partito Democratico, che davvero poco o niente ha a che fare con il benessere del nostro territorio. Noi continueremo a lottare per la salvaguardia del nostro territorio e per la partecipazione attiva dei cittadini”.

Sel Puglia, confluita nella costituenda Sinistra Italiana, rivendica l’impegno pro referendum: “Lo abbiamo fatto, spesso in solitudine, in una campagna mediatica surreale, con un referendum prima nascosto, poi bistrattato e mistificato. La Puglia, con il 41.7 per cento, ha dato un segnale forte e chiaro al Sud e all'Italia. Chiede un'inversione di rotta nel rapporto tra politica e affari, chiede un modello di sviluppo sostenibile basato su energie rinnovabili, messa in sicurezza del territorio e salvaguardia dell'ambiente. Da questo dato ripartiamo. Abbiamo intenzione di costruire risposte adeguate e siamo già al lavoro perché tutti i nostri strumenti a disposizione, a incominciare dal governo regionale, vadano in questa direzione”.

Andrea Caroppo, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale punta il dito contro il protagonismo del presidente della Regione nella battaglia referendaria: “Nell’anno trascorso – aggiunge - Emiliano ha sfruttato la Puglia e i pugliesi solo ed esclusivamente per la sua visibilità personale e per condurre una guerra personale al presidente del Consiglio che non interessa ai pugliesi, scansando accuratamente tutte le questioni scottanti del governo regionale”.

Il coordinatore provinciale di Forza Italia, Paride Mazzotta, si è detto “orgoglioso di tutti i cittadini della provincia che andando a votare hanno manifestato apertamente la propria volontà di mandare a casa una volte per tutte questo governo abusivo. I numeri ci dicono che abbiamo perso questo battaglia, ma il Salento non ha certo perso la guerra. Anzi. Forza Italia continuerà a combattere al fianco del Salento per l’ambiente, il territorio e lo sviluppo che questa terra merita”.

Il deputato Rocco Palese, del gruppo Conservatori e Riformisti, a fronte delle polemiche interne al Pd, sottolinea un altro punto di vista: “La forza di questa sensibilizzazione e mobilitazione è stata ed è proprio quella di essere assolutamente trasversale e apolitica tanto che, ad esempio, nel Salento il grande risultato di ieri è ascrivibile non solo all'impegno di tutti noi rappresentanti delle istituzioni e della politica, ma anche alla mobilitazione del vescovo della diocesi di Ugento, Vito Angiuli e dei sindaci salentini al netto dell'appartenenza politica”.

Per il senatore Dario Stefano "il 30 per cento del referendum benché lontano dal quorum ha espresso una sensibilità diffusa, e anche politicamente trasversale, che poco si presta a utilizzi strumentali che, peraltro, rischierebbero di ripercuotersi anche sulla Puglia. D’altro canto, quello stesso 30 per cento non può essere ignorato dal presidente Renzi ma, al contrario, tenuto dentro il disegno di politiche di governo innovative, nell’ottica di una politica energetica nuova di cui il nostro Paese ha urgente necessità. Basta bracci di ferro inutili e dannosi”. 

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