Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

I commercianti di Piazza Libertini tornano a Palazzo Carafa. Sempre più arrabbiati

Una delegazione di esercenti dello storico mercato ha presenziato alla seduta congiunta delle commissioni Annona e Lavori pubblici. E' tangibile il timore di non farcela più, una volta trasferiti a Settelacquare

I commercianti in sala commissioni.

 

LECCE – Capitanata da Giancarlo D’Elia, una delegazione del comitato Piazza Libertini, ha “bussato” alle porte della sala “Carlo Benincasa” di Palazzo Carafa, dove erano in seduta congiunta le commissioni Annona e Lavori Pubblici. Sempre più arrabbiati e sfiduciati, hanno cercato di comprendere quale possa essere il reale epilogo di una vicenda che va avanti da anni, troppi, senza alcun esito. Due cose sono  chiare nella stessa misura: da una parte l’intenzione dell’amministrazione comunale di liberare l’area da stand e banchi, dall’altra quella dei commercianti, o di una buona parte di essi, di restare dove sono, magari con nuove regole che tengano presente anche l’esigenza di una valorizzazione a fini turistici e culturali. La Sovritendenza, per esempio, ha fatto presente da tempo la necessità di recuperare l'antico fossato del castello.

Da quando si parla di trasferimento nella zona di Settelacquare sono state avanzate infinite proposte da parte del Comune per una soluzione in qualche modo consensuale: nel settembre del 2009, in conferenza stampa, l’assessore al Bilancio e Patrimonio, Attilio Monosi, illustrò il progetto della nuova area mercatale, realizzata in adiacenza al mercatino multietnico. Sono passati tre anni e i battenti sono ancora chiusi. Per poco, par di capire, perché gli uffici tecnici si stanno adoperando per accelerare la concessione dell’agibilità, tassello mancante di un mosaico che, in realtà, non convince quasi nessuno.

Settelacquare è infatti considerata dagli interessati una zona decentrata e i commercianti ritengono che non si possa privare il cuore della città del mercatino, meta abituale di tanti leccesi. Tutta la nuova area, pensata e progettate per decongestionare il centro, stenta a decollare: i box etnici sono sempre a saracinesche abbassate, il capannone che ospita – perché considerato provvisorio -  la vendita di prodotti alimentari è sempre più desolato. Insomma, il polo mercatale – peraltro a spizzichi e bocconi - non ha fatto mai presa sulle abitudini dei cittadini, riducendosi a qualcosa di non molto diverso da una cattedrale nel deserto. Sull’annosa querelle incombe, sempre più condizionante, lo spettro della crisi economica: “Non ce la facciamo ad andare avanti nemmeno un altro mese”, ha detto oggi uno dei commercianti. Il loro timore è che trasferendosi nella nuova struttura perdano ogni possibilità di avere un incasso dignitoso.

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