Randagismo, nuove misure: Comuni e Asl commissariati se inadempienti

In un incontro tra l'assessore regionale Elena Gentile e le associazioni animaliste, affrontati i nodi più critici della questione: la mancata sterilizzazione e scarsi controlli su territorio. Allo studio integrazione della legge regionale

28 febbraio 2013: trasferimento dei cani dal sanitario di Lecce.

LECCE – I Comuni e le Asl commissariate se inadempienti sul tema del randagismo. E’ questo l’esito principale di un incontro tra l’assessore regionale alla Politiche della Salute, Elena Gentile e le associazioni animaliste, nel quale si è discusso delle possibili integrazioni della legge 12 del 1995, considerata comunque tra le più avanzate in Italia. Un’altra modifica consisterà nell’attivazione di un tavolo tecnico guidato da Luisella Guerrieri che si occuperà di verificare la concreta attuazione delle disposizioni da parte degli enti interessati.

Purtroppo, anche nel 2013 le cronache non sono state avide di notizie inerenti sequestri, maltrattamenti e inefficienze nel sistema della gestione del fenomeno del randagismo. Il 28 febbraio del 2013 il giudice per le indagini preliminari Carlo Cazzella autorizzava il sequestro preventivo del canile sanitario di Lecce da parte degli agenti del corpo forestale dello Stato, ipotizzando l’omissione di atti d’ufficio e la tenuta di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Circa 120 esemplari furono trasferiti con una staffetta dei volontari e degli addetti della Asl presso il vicino “Rifugio di aura” dopo aver preso atto di un sovraffollamento insostenibile, a sua volta provocato dal precedente sequestro del canile “Lovely”, per molti anni convenzionato con il Comune di Lecce.

Il 22 ottobre scorso i carabinieri facevano irruzione in una struttura autorizzata di Neviano, dove c’erano oltre 200 animali a fronte di una capienza prevista per circa 60, trovandosi di fronte a un girone dantesco: carcasse di animali morti, esemplari feriti o malnutriti, odori nauseabondi, microchip non rimossi da cani il cui decesso non era stato ancora comunicato. Il gestore, un 54 enne, è stato denunciato per maltrattamento di animali, truffa aggravata e sversamento di rifiuti speciali su terreno.

Nel corso dell’incontro sono state esaminati i diversi punti critici della “filiera” a partire dalla sterilizzazione: nonostante le indicazioni date già nel 1997 con delibera assessorile, questa pratica di prevenzione è stata attuata solo nel 20 per cento dei casi e a macchia di leopardo. Una lacuna che coinvolge sia i Comuni che le Asl. Segnalata anche la scarsa efficacia della stessa anagrafe regionale e l’inesistenza di prestazioni da parte dei veterinari della Asl in molti canili.

Le associazioni hanno messo il dito nella piaga anche nello sperpero dei finanziamenti regionali elargiti ad Asle Comuni in mancanza di precisi programmi di intervento e quindi soggetti a valutazione finale, l’assenza di controlli ufficiali e continui in tutti i canili con relazione a firma dell’esecutore e la difficoltà (e talvolta le minacce) per i volontari di accedere ai canili privati per le visite. Diffuso, inoltre, il fenomeno di associazioni che gestiscono canili abusivi con convenzioni con i Comuni.

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Uno studio di Raffaela Vergine, dell'associazione “ZampaLibera” di Lecce - presentato a Bruxelles in occasione di un gruppo di denuncia internazionale - è emerso che le somme date dalla Regione alle varie aziende sanitarie per sterilizzare i cani del territorio hanno costituito un guadagno aggiuntivo per i veterinari di circa 50 euro a sterilizzazione come prestazione straordinaria: “Ci chiediamo – ha spiegato Vergine – se gli straordinari si siano effettivamente fatti e se, invece, non sarebbe stato meglio affidare le sterilizzazioni a liberi professionisti? Di fatto le sterilizzazioni previste non si sono mai effettuate nonostante il bisogno impellente sul territorio”. Sempre secondo lo stesos studio, a prevalere è stata la politica della rimozione dal territorio dei cani per deportarli nei canili: il 70 per cento è finito in strutture gestite privatamente.

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