Sabato, 24 Luglio 2021
Politica

Lodo Leadri, scontro prima del Consiglio. Decisiva la Regione

A venti mesi dal "no" della Cassa depositi e prestiti, l'assise deve apportare la variazione al bilancio di previsione 2012. Attesi da Bari i 23 milioni necessari per far quadrare i conti. La delibera approvata in commissione

Il secpndo, da destra, è l'assessore Attilio Monosi.

LECCE – Il lodo Leadri torna a incombere su Palazzo Carafa. Alla vigilia del consiglio comunale, la commissione Bilancio è stata chiamata a votare il rifinanziamento del debito fuori bilancio di 11,8 milioni di euro e relativo al primo contenzioso con la ditta esecutrice dei lavori per la costruzione della Tangenziale Est.

La delibera del luglio 2010 con la quale l’amministrazione riconosceva il debito nei propri libri contabili e richiedeva alla Cassa depositi e prestiti per gli 8,4 milioni di conto capitale, infatti, è stata “neutralizzata” dal diniego dell’ente finanziatore che, nel gennaio dell'anno successivo, ha notificato il rifiuto ad erogare il prestito a Palazzo Carafa. Dopo due anni, dunque, si rende necessario rifinanziare quel debito in modo da apportare la variazione al bilancio di previsione del 2012.

Dove rinvenire dunque quella somma? Sul finire del luglio 2011, è stato lo stesso sindaco, Paolo Perrone, a prendere carta e penna per scrivere alla Regione Puglia, chiedendo di farsi carico di 23,4 milioni: quelli del primo lodo appunto – già esecutivo -,  e quelli relativi al secondo (3 milioni) e al terzo (9 milioni). La giunta di viale Capruzzi ha accolto la richiesta, salvo rendiconto ed esito dell’istruttoria. Era tempo di campagna elettorale per le amministrative ma le due istituzioni trovarono un’intesa per salvare Lecce e le sue casse, salvo poi qualche schermaglia per l’attribuzione dei meriti: il presidente Vendola – e prima di lui la vice presidente Loredana Capone - ricordarono al sindaco che la Regione, con quell’intesa, stava salvando la città dal dissesto, mentre il primo cittadino rilanciava affermando che si trattava di soldi comunitari che in qualche modo spettavano all’amministrazione, non certo per grazia ricevuta.

Sin dall’inizio della commissione è partito un lungo confronto tra l’assessore al Bilancio, Attilio Monosi e l’architetto Claudia Branca, dirigente del settore Lavori Pubblici, da una parte e i consiglieri di minoranza – Torricelli, Salvemini, Rotundo, Melica – dall’altra. Nel mezzo i revisori dei conti che non hanno allegato parere favorevole alla delibera di rifinanziamento perché non risulta chiaro se quei soldi effettivamente ci sono, se cioè, oltre ad essere stati promessi con un impegno politico, saranno liquidati al termine dell’istruttoria (che, teoricamente, potrebbe anche avere esito negativo).

antonio torricelli-2La vicenda è complessa, proporzionalmente all’entità delle cifre in ballo e la politica si intreccia con il diritto e l’economia. Se per Torricelli, del Pd, è “il peggior pasticcio amministrativo degli ultimi anni”, per Monosi “non c’è ragione di dubitare, al momento, del fatto che la Regione terrà fede agli impegni”. Ma non è una questione di gioco delle parti. La minoranza, infatti, ha chiesto anche gli altri due lodi siano riconosciuti immediatamente come debiti fuori bilancio, perché il lodo è stata disposto (equivalendo dunque ad una sentenza) e da quel momento l’azienda può fare atto di precetto.

Monosi, rifacendosi al parere del settore Avvocatura, ha sostenuto che non c’è nessuna ragione per la quale i due lodi vengano iscritti, perché in un caso (lodo 52, quello da 3 milioni), nonostante il rigetto del giudice la sentenza non è stata ancora notificata, mentre nel secondo caso (lodo 53, da 9 milioni) si è ancora in attesa del pronunciamento della Corte d’Appello che deciderà se il lodo è legittimo oppure nullo. La sentenza è attesa per l’inizio del 2014. Ma perché chiedere alla Regione un finanziamento per cifre che potrebbero alla fine essere cassate (secondo e terzo lodo) dal giudice, si sono chiesti i consiglieri di minoranza? Anche qui l’assessore ha spiegato che se così fosse, verrebbe stralciata quella delibera regionale e ne sarebbe disposta una nuova

Un’altra questione spinosa – sollevata dai banchi dell’opposizione – riguarda la delibera stessa che la maggioranza ha poi votato compatta: secondo Salvemini, capogruppo di Lecce Bene Comune, sarebbe “omissiva e reticente” oltre che istruita dall’ufficio sbagliato (quello idoneo a procedere sarebbe stato il settore Servizi economici e finanziari), mentre Torricelli ha chiesto che gli uffici tecnici chiariscano  ai colleghi della Regione come è composto il lodo, quanto cioè riguarda gli interessi e quanto la spesa in conto capitale. Solo la seconda, infatti, sarebbe finanziabile con i fondi europei che la Regione girerebbe al Comune di Lecce. In consiglio, giovedì pomeriggio, la battaglia tornerà ad essere accesa.

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