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Avviso bonario o multa? La giunta non ha dubbi, ma il centrodestra è spaccato

La minoranza preme per reintrodurre l'oblazione da 5 e 10 euro abolita in consiglio nel 2012. Alcuni consiglieri di maggioranza sono d'accordo. Ma la giunta si fa scudo di alcune sentenze della Corte dei conti e pare intenzionata a non cedere

LECCE – Reintrodurre l’avviso bonario con un regolamento licenziato dalla commissione Traffico. Senza passare dai competenti uffici. Potrebbe essere questa la soluzione dell’organo consiliare che questa mattina ha affrontato, non certo per la prima volta, la questione della multa da 21 euro (più 15 di eventuale notifica) con la quale viene sanzionata la sosta prolungata oltre il limite orario indicato dal ticket.

In realtà il quadro generale è ancora piuttosto confuso: nella maggioranza sono sempre di più coloro che nutrono dubbi sulla possibilità di continuare con il regime delle sanzioni amministrative (equivalenti al costo di un ricorso al giudice di pace), ma la giunta – ed è stato ribadito anche venerdì scorso quando il sindaco, Paolo Perrone, ha risposto alla domanda d’attualità del Nuovo Centro Destra – ritiene di avere la ragione dalla sua parte, oltre all’avvocatura e ai dirigenti di settore che già nel 2006, quando l’avviso bonario fu istituito, espressero parere contrario.

Bisogna anche ricordare che già nel 2010, Sgm, la partecipata del Comune di Lecce che si occupa di parcheggi e trasporti, aveva manifestato la volontà di esimersi dalla gestione dell’avviso bonario, non essendone stata motivata a sufficienza la legittimità giuridica. E, infatti, nell’ottobre del 2012, quando la maggioranza ne dispose l’abolizione, in aula consiliare fu fatto riferimento alla sentenza della Corte dei conti del Lazio che aveva condannato una società di gestione a risarcire l’erario di una somma equivalente all’importo delle sanzioni non imposte.

Una sentenza ancora precedente, ma della Corte di Cassazione, del 2007, aveva decretato la nullità di un regolamento comunale sull’avviso bonario per violazione della gerarchia delle fonti: non per una questione di merito, quindi, ma perché l’articolo 7 del Codice della strada non prevede alcuna sanzione per la sosta oltre il tempo indicato del grattino e quindi non può essere derogata da un intervento di un ente locale che istituisce un’oblazione. Mentre è pacifico per tutti che coloro che il ticket non lo espongono proprio devono essere multati proprio in virtù di quell’articolo.

D’altra parte bisogna sottolineare come decine di sentenze dei giudici di pace hanno sancito nel corso del tempo l’illegittimità della sanzione amministrativa, proprio perché l’articolo 7 nulla dice al riguardo della sosta oltre orario che sarebbe invece una mera inadempienza contrattuale e quindi da risolvere in ambito civilistico come ripetuto a più riprese dal ministero dei Trasporti. L’impressione prevalente, dunque è che, se l’avviso bonario, almeno per come concepito, non è lo strumento adatto, la multa non sia comunque la soluzione più solida. Anche perché, se l’amministrazione soccombe sistematicamente in giudizio nei confronti del cittadino – come ha rimarcato a margine della seduta di commissione Antonio Lamosa, di “Lecce Città del Mondo” – allora due conti conviene farseli.  

Gli esponenti della minoranza hanno ricordato ai colleghi come la situazione “giurisprudenziale” e tecnica (pareri del ministero) sia la stessa da anni e che quindi la maggioranza dovrebbe assumersi l’onere di una decisione politica. Antonio Torricelli ha ricordato che il centrodestra si affannò a tranquillizzare i cittadini, nei primi mesi del 2012, ma che poi, a elezioni avvenute, cambiò direzione di marcia votando per l’abolizione dell’avviso. Strumento che, per Carlo Salvemini, continua a rappresentare la soluzione migliore una volta recepito in un regolamento che disciplini la convenzione tra Comune e Sgm.

Dai banchi del centrodestra Gianni Garrisi ha respinto la connotazione politica della vicenda e ha dichiarato di ritenere giusto in via di principio il pagamento di una somma da parte di chi lascia la propria auto in sosta più del tempo per il quale si è pagato. C’è un danno erariale, insomma, ha rilanciato Angelo Tondo, connesso all’utilizzo irregolare del suolo pubblico. Bernardo Monticelli ha però convenuto con l’opposizione che si tratta di una questione da dirimere politicamente una volta per tutte, proprio perché non esiste una linea di demarcazione netta. Daniele Montinaro ritiene invece che non si possa prescindere, nelle vesti di amministratori, dalla posizione della magistratura contabile.

Alla fine è spuntato quello che è stato subito ribattezzato “lodo Melica” (Luigi Melica, Udc): scavalcare gli uffici e predisporre un regolamento in commissione. Ipotesi ben accolta dal presidente, Giuseppe Ripa, che ha anche paventato la presentazione di un ordine del giorno: se così fosse, ha precisto, ci sarà una votazione e quindi ciascuno sarà chiamato a risponderne alla città.

Il capogruppo del Pd, Paolo Foresio, ha così commentato la seduta odierna: “Ritengo che non ci sia alternativa: o si reintroduce l’avviso bonario velocemente o si deve trovare una soluzione affinché il cittadino non venga ulteriormente vessato ed abbia la possibilità, così come dice il parere del ministero, di pagare solo la differenza tra l’orario riportato sul ticket e l’orario reale in cui termina la sosta. Incalzeremo l’amministrazione affinché faccia presto mettendo la parola fine a quest'altra triste vicenda che sembra avere nel far cassa, a spese dei cittadini, l’unico obiettivo”.

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