Gasdotto Tap, commissione con sei sindaci: Brindisi ribadisce la propria contrarietà

Incontro in Regione Puglia. Presenti anche i primi cittadini di Otranto, Melendugno, Vernole, Squinzano e Torchiarolo. Si lavora contro il tempo alla ricerca di un'alternativa a San Foca da proporre al governo. Proseguono i carotaggi a terra

Il sindaco Consales e il suo vice, Marchionna.

LECCE – In attesa delle mosse della Regione Puglia, Brindisi continua coerentemente il suo catenaccio. Il sindaco Mimmo Consales in commissione regionale ha espresso piena comprensione per le amministrazioni salentine che si oppongono al gasdotto Tap, ma anche ribadito la netta contrarietà all’approdo nella sua città, così come già manifestato dal consiglio comunale all’unanimità. Almeno rebus sic stantibus.

“Se è cambiato qualcosa rispetto agli elementi conoscitivi in nostro possesso – ha detto Consales al termine dell’incontro – ce lo venga a dire il presidente del Consiglio dei ministri e ci dica cosa vuole da Brindisi. Solo a quel punto convocherò il consiglio comunale per verificare se permangono le condizioni che ci hanno portato a rifiutare qualsiasi approccio con la Tap. Nessuno tenti di speculare, quindi, su possibili ‘aperture’ che non esistono e che nessuno vuole offrire. Lo sanno bene anche i dirigenti della Tap che si sono guardati bene dal chiedere un approccio con il Comune di Brindisi”.

Le parole del sindaco brindisino sembrano dunque precludere la praticabilità di una delle opzioni alternative a San Foca, ma non è detto che la posizione riconfermata oggi non possa essere rivista se il governo affrontasse la questione nell’ottica di una riqualificazione ambientale di molti siti industriali, per i quali Brindisi ha già pagato un prezzo molto alto.

All’odierna seduta di commissione erano presenti i sindaci di Melendugno, Vernole e Otranto – Marco Potì, Luca De Carlo e Luciano Cariddi -, i primi cittadini di Torchiarolo e Squinzano, il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna e vari consiglieri, tra cui Luigi Mazzei (Forza Italia) che aveva chiesto con insistenza la convocazione, il collega di partito Saverio Congedo e il socialista Donato Pellegrino. Per il governo regionale c’era l’assessore Lorenzo Nicastro, accompagnato da due funzionari.

“Oggi – ha commentato Mazzei - proprio la Regione dovrebbe assurgere al ruolo di mediatore e fornire un’ipotesi di sito alternativo con gli interventi opportuni per la mitigazione del rischio ambientale come la bonifica di siti inquinati. Se esistono siti più idonei nella nostra Regione –conclude- la Giunta ha il dovere di proporli all’esecutivo nazionale e di illustrare alle popolazioni interessate i vantaggi che potrebbero ottenere da un’opera che resta, al di là di tutto, strategica per lo sviluppo energetico territoriale”.

Il 9 novembre si aprirà presso il ministero dello Sviluppo economico la procedura per la concessione dell’autorizzazione unica, ultimo passaggio formale prima del via libera definitivo all’avvio dei lavori. In quella sede la Regione Puglia conta di arrivare con una o più proposte alternative e condivise – perché il rischio è quello di ‘incartarsi’ in una disputa tra territori – da avanzare al governo e a Tap. Del resto, con una nota ufficiale del 19 settembre, il vice ministro Claudio De Vincenti ha detto che le ipotesi alternative saranno prese nella ‘dovuta considerazione’.

Intanto Tap fa sapere di aver effettuato nella giornata di oggi due carotaggi lungo il tracciato a terra che non hanno dato alcun riscontro dal punto di vista archeologico. Lo stesso consorzio, nei giorni scorsi, ha chiesto al comando provinciale dei vigili del fuoco, ai fini del nulla osta di fattibilità, una proroga di ulteriori 45 giorni (per un totale di 90 a partire dal 1 settembre) allo scopo di produrre documentazione integrativa sulla prevenzione degli incendi.

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Tra i rilievi formalmente mossi dal comando c’è anche quello relativo all’assenza di un’analisi di sicurezza finalizzata all’individuazione dei pericoli presenti nel terminale di ricezione e nelle condotte, alla valutazione delle conseguenze sull’ambiente circostante e alla dimostrazione di compatibilità con il territorio circostante. Il tutto, sottolinea Tap, con l’intenzione di ottemperare alla richiesta facendo riferimento alla “direttiva Seveso” per le attività a rischio rilevante, come suggerito dal comando dei vigili del fuoco nonostante per il ministero dell’Interno il progetto del gasdotto non ricada nell’ambito di quella normativa.

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