Leadri vs Comune, parola al giudice. Ricompare lo spettro del dissesto finanziario

Il 15 gennaio il pignoramento da 17 milioni di euro potrebbe diventare esecutivo. L'azienda che ha realizzato la tangenziale Est sta ricorrendo a tutti gli strumenti in suo possesso per vedersi riconosciuto quanto stabilito da ben tre lodi arbitrali

Sulla destra, il consigliere Antonio Torricelli durante l'intervento.

LECCE – Più che un luogo della politica, la sala commissione di Palazzo Carafa, è parsa oggi un’aula di tribunale. Con Antonio Torricelli, vice presidente del consiglio ed esponente del Pd, a fare quasi da pubblico ministero e Maria Luisa De Salvo, da anni responsabile dell’avvocatura comunale, che ha cercato di motivare le mosse dell’amministrazione nella vicenda della definizione dei lodi arbitrali con Leadri Costruzioni, che ha realizzato la tangenziale Est.

Tra l’azienda e l’ente si è sviluppato un gravoso contenzioso che ha aggiunto al costo complessivo dei lavori - 37 milioni di euro - la condanna al pagamento, maturata con tre diversi lodi arbitrali, di altri 24,4 milioni (di cui circa 9 già pagati), e un’ulteriore pretesa per gli interessi maturati. Per fermare questa valanga, la Regione Puglia ha deliberato lo stanziamento di 14 milioni, che l’ente è pronto ad erogare se l’azienda accettasse di chiudere così la “vertenza”.

Ma la richiesta di pignoramento da 17 milioni di euro (11,4 relativi al primo lodo più 5,7 di interessi) depositata il 15 ottobre presso la Banca Nazionale del Lavoro - subito dopo quella da 14,4 milioni relativa ai primi due lotti della tangenziale (11,4 e 3 milioni) - è rimasta in piedi. Leadri è infatti convinta di aver acquisito nel tempo dei diritti che nessuno può legittimamente contestare  non avendo tra l’altro il Comune adempiuto entro i 30 giorni dalla data dell’accordo transattivo, e che gli sono stati riconosciuti in via definitiva.

La questione, infatti, si è sviluppata lungo nove tappe perché ad ogni lodo sono seguiti due gradi di giudizio e oggi rappresenta una zavorra che rischia di precipitare il Comune di Lecce negli abissi del dissesto finanziario: giovedì è in programma l’udienza presso il Tribunale di Lecce davanti al giudice dell’esecuzione. Intanto è tutto fermo, come in un domino i cui effetti sfuggono alla percezione diretta del cittadino ma sono già tangibili sul piano economico: tanto per fare un esempio, non si può procedere alla definizione dei contratti per le alienazioni degli immobili, con cui pure il Comune stava cercando di fare cassa, e di conseguenza non si può intervenire per la manutenzione delle ex Case Magno, che dovrebbe essere finanziata proprio con il ricavato della vendita di terreni ed edifici. L’ultima asta, quella di novembre, ha portato nominalmente in cassa 4,2 milioni di euro.

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Nel dibattito odierno Torricelli ha riproposto tutte le sue perplessità sulla gestione della vicenda, parlando di “leggerezza di carattere amministrativo e per quanto riguarda il controllo contabile”, ricordando anche la mancanza di un’apposita delibera di debito fuori bilancio per il secondo lodo del primo lotto, quello da 3 milioni di euro più interessi. Nella serrata discussione si sono succeduti gli interventi di molti dei consiglieri presenti. Secondo Luigi Melica, “se il Comune andrà in dissesto, non sarà colpa della Leadri, ma di una poco accorta gestione di tale vicenda”. Che le prospettive non siano rosee, lo si evince anche dalla posizione del consigliere di maggioranza, Bernardo Monticelli, di Puglia Protagonista, per il quale l'ente comunale non sarebbe certo in grado di sopportare un onere così gravoso in caso di giudizio favorevole alla Leadri. L'esponente del centrodestra si chiede però quale fosse la vera intenzione dell'azienda nell'atto di sottoscrizione della transazione, "ben consapevole che il termine di 30 giorni non sarebbe stato rispettato dalla Regione, nonostante le sollecitazioni formulate dal Comune. Secondo Monticelli il precetto da 17 milioni e i diversi pignoramenti integrano un "vero e proprio abuso dei mezzi di espropriazione".

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