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Mitigazione del rischio idrogeologico / Stadio / Piazzale Pisa

Dissesto in Piazzale Pisa e via Alessandria: necessario abbattere solo alcuni alberi

In commissione Lavori Pubblici, il sindaco Salvemini e l'assessore Nuzzaci hanno ripercorso la vicenda e spiegato che per ogni taglio, che deve essere motivato dal punto di vista tecnico, sono previste adeguate compensazioni

LECCE – Non ci sono al momento ragioni di necessità per procedere all’abbattimento di ulteriori alberi in piazzale Pisa, se non dei quattro tagliati nei giorni scorsi. L’eradicazione di queste piante - e di altre 17 in via Alessandria - è inevitabile per l’attuazione del progetto di mitigazione del rischio idrogeologico non essendo praticabile alcun’altra opzione per risolvere il problema di dissesto del marciapiede, del manto stradale e in alcuni punti anche della rete fognaria causato dalle radici.

Nel corso della seduta della quarta commissione consiliare (presidente Antonio De Matteis), convocata su richiesta del consigliere Pierpaolo Patti (Progetto Città), l’assessore ai Lavori Pubblici, Marco Nuzzaci, e il sindaco, Carlo Salvemini, hanno ripercorso la cronologia della vicenda e cercato di far rientrare gli allarmi lanciati rispetto un ipotetico rischio di impoverimento del patrimonio arboreo per fare spazio a nuova cementificazione.

I due esponenti dell’amministrazione hanno precisato che nella delibera di giunta che riguarda l’intervento in questione non ci sono riferimenti specifici agli abbattimenti degli alberi e che anzi, la prassi del governo cittadino è quella di trasmettere agli uffici comunali la consapevolezza di salvaguardare, ogni volta che è possibile, le piante esistenti oltre che la necessità di compensazioni per ogni taglio e di nuove piantumazioni.

Separazione tra politici e tecnici

Salvemini ha però anche spiegato che “non è un sindaco o un assessore che può fermare un abbattimento, laddove motivato tecnicamente”. Su questo aspetto il primo cittadino ha richiamato quanto previsto dal regolamento del Verde del Comune di Firenze – considerato tra i più avanzati in Italia - e ha ricordato la differenza che esiste tra atti di indirizzo (che sono politici) e atti di gestione (che sono tecnici e che presuppongono anche la responsabilità penale di chi valida la regolarità dei progetti e di chi li esegue).

Nuzzaci ha fatto presente che sul progetto in questione sono state fatte almeno tre riunioni con i tecnici comunali, oltre al confronto pubblico con i residenti, e che tutte le misure che impattano sul verde sono sempre accompagnate dalla relazione di un agronomo incaricato della perizia. Ecco quindi che si è giunti alla conclusione di poter far avanzare i lavori di riqualificazione salvaguardando l’integrità di una quarantina di alberi di piazzale Pisa mentre per quelli di via Alessandria non ci sono alternative percorribili.

Problemi in via Bormida: opzioni allo studio

Sono molti i punti critici in città – ha fatto presente il sindaco - dove oggi si pagano le conseguenze di scelte superficiali del passato: come in viale Japigia, sul marciapiede della corsia esterna, o in via Bormida – 200 metri di strada che collega via Giammatteo e via Vecchia Frigole - con 110 carrubi che hanno provocato il dissesto della strada e richieste di risarcimento da parte dei proprietari perché piantati su marciapiedi non adeguatamente grandi e troppo vicino alla recinzioni. Come ci si comporta in questi casi? Contemperando i vari interessi, ha detto Salvemini, e comunque prevedendo per ogni necessaria e motivata eradicazione adeguate forme di compensazione.

Alla seduta a Palazzo Carafa hanno assistito anche alcuni componenti della Terza Consulta Comunale e del Coordinamento Alberi e Verde, gruppi che per primi avevano criticato il progetto redatto. Il presidente della consulta Alessandro Presicce, che aveva chiesto la trasformazione di tutta l'area interessata in un parco, con eliminazione della vie carrabili, a margine della commissione ha commentato: “Ha prevalso una linea di compatibilità tra l'infrastruttura stradale e le alberature esistenti e di questo la Terza Consulta non può che esprimere soddisfazione, sperando che il caso di Piazzale Pisa sia di scuola per i futuri interventi a realizzarsi”.

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