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I creditori del Comune si rivalgono sui fondi “blindati”. Allarmano alcune sentenze

Nella decima commissione consiliare si è discusso di recenti pronunciamenti che consentono ai creditori di pignorare somme riservate agli stipendi, ai mutui e ai servizi essenziali. Convocata la dirigente del settore Avvocatura

Una recente seduta della decima commissione consiliare.

 

LECCE – I fondi impignorabili del Comune di Lecce non sono poi tanto intoccabili. Almeno secondo alcune recenti sentenze del Tribunale di Lecce – Antonio Rotundo ne ha raccolte 13 tra la fine del 2011 e il 2012 – che hanno reso accessibile ai creditori che vantano una sentenza esecutiva nei confronti dell’amministrazione il tesoretto che ogni anno si accantona per due volte a tutela dei servizi considerati essenziali.

Secondo la normativa del Testo unico degli enti locali infatti, per la tutela degli interessi pubblici, i diritti vantati dai singoli, seppur legittimi, devono trovare un argine per impedire che le casse comunali si svuotino a danno degli stipendi dei dipendenti pubblici e dei relativi oneri previdenziali per tre mesi, delle rate dei mutui e dei prestiti obbligazionari scadenti nel semestre in corso, dei servizi locali indispensabili. Perché tali limiti siano operativi, però, l’esecutivo cittadino deve adottare entro il 30 giugno e il 30 dicembre una delibera nella quale si indicano gli importi che si stimano necessari.

Cosa che il Comune di Lecce puntualmente fa, ma che il giudice ignora in virtù di una sentenza della Corte costituzionale, oramai di nove anni addietro, nella quale si specifica che i vincoli posti non valgono se l’ente non rispetta la successione cronologica delle fatture. Insomma, se il creditore ritiene di essere stato penalizzato da una scelta arbitraria dell’amministrazione, può ottenere soddisfacimento del proprio diritto in deroga all’impignorabilità dei fondi.

Per cercare di capire perché ciò sia possibile, i componenti della decima commissione di Controllo, presieduta da Antonio Rotundo, hanno deciso di convocare per una prossima seduta la dirigente del settore legale, Maria Luisa De Salvo. La situazione è preoccupante perché, in un momento di grande sofferenza per il bilancio di Palazzo Carafa, una serie di sentenze analoghe relative ad importi notevoli potrebbe mettere in ginocchio l’ente che, almeno secondo i dati dell’aprile scorso, era esposto per quasi tre milioni nei confronti di creditori che hanno regolare titolo di pagamento.

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