Gabriele De Giorgi

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Impianto di compostaggio: torna la sindrome Nimby?

Serve un sito a servizio del capoluogo e del nord Salento per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma la proposta del sindaco di Lecce ha provocato la reazione di alcuni colleghi. Il difficile rapporto tra classe politica e scelte di lungo termine

Foto di archivio.

LECCE – Quando la classe dirigente è sempre più succube della logica del consenso, l’azione amministrativa finisce per essere ridotta all’orizzonte più vicino, quello della prossima scadenza elettorale. Gran parte della politica vive di gestione del presente, attraverso la distribuzione di risorse (sapete che meraviglioso effetto a cascata ci si aspetta dal Recovery Plan), sperando di guadagnarsi la riconferma. Non è questione di schieramento, né di livello istituzionale.

Ogni volta che c’è da affrontare un tema minimamente impopolare, ci si preoccupa più di giustificarsi che di lanciare proposte concrete. Perché le proposte, tutte, hanno un prezzo: è difficile, infatti, accontentare tutti rimanendo fermi, ma è facilissimo provocare il malumore di qualcuno appena si imbocca una strada. Qualcosa del genere sta accadendo intorno alla necessità di individuare un sito per la realizzazione di un impianto di compostaggio a servizio di Lecce e del nord Salento: il nodo investe la Regione e i Comuni interessati.

Si tratta di un passaggio essenziale per rendere efficiente ed ambientalmente più sostenibile la filiera dei rifiuti, per chiudere il ciclo, come si suol dire. Il risultato, per ora, è che sembra tornata la sindrome Nimby (not in my back yard), mentre il sindaco del capoluogo viene isolato per aver avanzato una proposta, l’unica pervenuta sul tavolo dell’Agenzia regionale per i rifiuti. I colleghi di Surbo e Trepuzzi, infatti, gli rimproverano di non aver condiviso un’indicazione, quella di Masseria Ghetta, che andrebbe a impattare su territorio già vessato da diverse problematiche, mentre  Salvemini risponde che la polemica è “incomprensibile” ricordando di aver illustrato e condiviso gli studi sull’ipotesi di localizzazione in una riunione con il direttore dell’Agenzia regionale dei rifiuti e con gli stessi rappresentanti degli altri enti comunali.

Importante dunque dell’intervento della sezione Sud Salento di Italia Nostra per riportare la vicenda su una corretta impostazione: l'impianto serve, certamente di dimensioni ridotte rispetto a quelle di cui si parla, e se ancora non è stato realizzato è per responsabilità della Regione che dal 2016 tarda ad aggiornare il Piano di gestione dei rifiuti urbani. 

“In merito alla questione relativa alla realizzazione di un impianto di compostaggio a nord di Lecce, Italia Nostra ritiene che le contestazioni sulla individuazione del sito possono essere superabili allorquando si stabilisce la tipologia dell’impianto (da preferire quello aerobico a quello anaerobico) e il suo dimensionamento  tra le 15mila e le 20mila tonnellate per anno, utilizzando possibilmente aree compromesse o di scarsa valenza agricola e paesaggistica, adeguatamente distanti dai centri abitati e facilmente raggiungibili da mezzi di trasporto”.

Parlare di contenuti forse è più faticoso e noioso, ma ogni tanto se ne avverte il bisogno.

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