Il Comune conta sull'aumento dell'Imu per le rate del disavanzo da 80 milioni

Nel piano di rientro predisposto dall'amministrazione si fa affidamento anche sul nuovo classamento degli immobili che ha provocato una valanga di ricorsi e di polemiche: il maggior gettito è stato calcolato in circa 3 milioni di euro a partire dal 2018

LECCE – Il piano di rientro dal disavanzo di 79 milioni di euro poggia anche sulla previsione del maggiore gettito dovuto al nuovo classamento delle unità immobiliari. Circa 3 milioni di euro ogni anno, a partire dal 2018, come è scritto nella delibera che il consiglio comunale è chiamato a votare nella seduta di lunedì prossimo. 

Secondo le norme più recenti in materia, gli enti locali devono creare un fondo di accantonamento, spalmato su 30 anni, pari ai residui attivi di dubbia esigibilità, cioè quelle somme che si dovrebbero incassare prima o poi ma sulle quali non vi è alcuna certezza.

Il sindaco Paolo Perrone e l’assessore al Bilancio, Attilio Monosi, calcolando il disavanzo di Palazzo Carafa avevano messo le mani avanti spiegando che non ci sarebbero stati nuovi tributi né tagli ai servizi e che il rientro sarebbe stato finanziato con la revisione di alcuni contratti e con altre misure interne al bilancio.

Per il consigliere del Pd, Antonio Rotundo, la previsione di maggiori entrate per il classamento disvela, di fatto, il reale orientamento dell'amministrazione sulla vicenda degli estimi catastali: "Se fino a ieri Palazzo Carafa consigliava i leccesi di pagare secondo le vecchie rendite salvo poi integrare il versamento attraverso l’istituto del ravvedimento operoso confidando nel nuovo ricorso alla Corte di Cassazione, ora è la stessa giunta a non credere che i nuovi estimi possano essere annullati se prevede nel piano di rientro di utilizzare proprio l’aumento dell’Imu da riclassamento  per far fronte ai debiti. Speriamo che si sbaglino, perché purtroppo per noi i nuovi estimi comportano un aumento oltre che dell’Imu anche della tasi e di altre imposte, un bel salasso".

Sulla questione si è dibattuto a lungo: il Comune di Lecce ha prima dato mandato all’Agenzia del territorio di procedere alla revisione degli estimi catastali su gran parte del territorio cittadino, motivando il provvedimento con esigenze di equità, salvo poi schierarsi al fianco delle associazioni che hanno presentato ricorso al Tar, giustificando il cambio di rotta con l’argomentazione che l’agenzia avesse oltrepassato i limiti del mandato ricevuto e agito in maniera arbitraria.

Nel luglio 2013 i giudici amministrativi di Lecce hanno accolto l’istanza di annullamento delle delibere dell’amministrazione comunale che avevano dato il via alle operazioni di riclassamento, ma nell’aprile del 2014 il Consiglio di Stato ha riformato quel pronunciamento escludendo la competenza del Tar. Il paventato aumento di circa il 20 per cento in media della rendita catastale si è così concretizzato quando invece si pensava che il pericolo fosse stato evitato. E solo la Corte di Cassazione, a questo punto, può nuovamente capovolgere la situazione.

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Un altro fronte del contenzioso è aperto sul versante tributario perché l’Agenzia delle entrate, che ha inglobato quella del territorio, ha presentato appello per ogni ricorso accolto dalla commissione provinciale che aveva riconosciuto le ragioni di circa 6mila cittadini che al momento continuano a pagare sulla base dei vecchi estimi. Mentre per tutti gli altri sono intanto già validi quelli rivisti al rialzo.

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