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Raccolta differenziata, i comuni salentini restano a guardare

Legambiente ha diffuso il dossier "Comuni ricicloni 2016". Mentre nelle regioni più avanzate si parla di economia circolare, la Puglia segna il passo

LECCE – In tema di raccolta differenziata i comuni salentini continuano a segnare il passo.  Lo attestano le classifiche stilate da Legambiente che peraltro, da quest’anno, ha introdotto un nuovo criterio: per essere considerati “comuni ricicloni”, infatti, non basta aver superato la percentuale del 65 per cento di differenziata, ma è necessario aver mantenuto al di sotto dei 75 chilogrammi all’anno per abitante la produzione di secco residuo.

Sono stati presi in considerazioni i dati del 2015 e per quanto riguarda la provincia di Lecce non ci sono performance degne di essere menzionate, nemmeno nell'ambito dei premi di seconda categoria che prendono in esame la raccolta nei primi nove mesi del 2016. Buio pesto anche per quanto riguarda la menzione speciale "Teniamolo d'occhio" e quella, appena introdotta, "Speciale Start Up".

"Mentre in Europa è centrale il dibattito sull’economia circolare-  ha dichiarato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia a margine della conferenza stampa - in Puglia, l’economia lineare la fa ancora da padrona e lo dimostra sia la media percentuale di raccolta differenziata, ferma al 36,2%, che l’elevata quantità di rifiuti urbani conferiti in discarica, pari al 52%, oltre a un’impiantistica ancora carente”.

Qualche luca però Tarantini la intravede: “Fortunatamente non mancano le esperienze virtuose nella nostra regione: infatti passano da 38 a 53 i Comuni virtuosi, di cui tre 'Rifiuti free', ovvero che oltre a raggiungere gli obiettivi di legge sulla raccolta differenziata, hanno anche contenuto la produzione pro capite di secco residuo. Occorre dunque lavorare con condivisione e responsabilità per chiudere al più presto il ciclo dei rifiuti in Puglia, realizzando gli impianti di compostaggio, dando piena attuazione alla legge numero 20 del 2016 che riforma la governance dei rifiuti in Puglia e puntando su un nuovo sistema di premialità e penalità che incentivi riduzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti, come fatto in altre regioni italiane”.

Continuano a rimanere poco soddisfacenti, anche per questa edizione, i risultati conseguiti dai capoluoghi di provincia nel 2015, ad eccezione del Comune di Barletta che, dal 2014 al 2015, grazie all’avvio del porta a porta, è passato da un 37% a un 72% di raccolta differenziata, diventando Comune Riciclone, e di Andria, che ha registrato il 65% nel 2015. Timidi i segnali di cambiamento che arrivano dagli altri capoluoghi: Bari raggiunge solo il 35%, Brindisi peggiora rispetto al 2014 e perde una posizione, Lecce e Trani superano di poco il 20% di raccolta differenziata, restando fortemente lontani dagli obiettivi di legge, Taranto si attesta su un misero 15% e Foggia si ferma al 10%. La Provincia Bat rimane la più virtuosa, con il 42,72% nel periodo compreso tra settembre 2015 e agosto 2016, con ben 8 comuni su 10 che hanno avviato la raccolta differenziata porta a porta.

Sono invece ben 41 i comuni pugliesi che rientrano nella categoria de “Gli indifferenti”, ovvero le amministrazioni che nei primi nove mesi del 2016 non raggiungono nemmeno il 10% di raccolta differenziata o non hanno effettuato alcuna registrazione sul portale Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia. Rientrano in questa categoria: Accadia, Alberona, Alezio, Altamura, Avetrana, Caprarica di Lecce, Carapelle, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Celle di San Vito, Collepasso, Faeto, Ginosa, Manfredonia, Margherita di Savoia, Martignano, Miggiano, Ordona, Ortelle, Panni, Rodi Garganico, Sant'Agata di Puglia, Scorrano, Stornarella, Surbo, Trepuzzi, Volturino, Zapponeta, con una percentuale pari a 0%; Isole Tremiti (1%), Volturara Appula (2%), Peschici (3%), Cerignola (5%), Casamassima (6%); Gallipoli, Gravina in Puglia, Stornara, con una percentuale pari al 7%; Aradeo, Carpino, Sammichele di Bari, con una percentuale pari all’8%; Fragagnano, Palagianello, con una percentuale pari al 9%.

“Il pacchetto dell’economia circolare è alle porte e i suoi obiettivi sono molto ambiziosi – ha commentato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – Il voto della Commissione ambiente, che speriamo sia confermato nei successivi passaggi dei prossimi mesi, ha portato al 70% gli obiettivi di riciclo per i rifiuti urbani al 2030. Questo pacchetto è per l’Italia un’occasione straordinaria che può portare nuova occupazione, 190mila nuovi posti di lavoro stimati, e nuova economia. Ma per renderlo concreto occorre dare un segnale forte anche dal territorio e da questa regione ancora non è arrivato, come dimostra il 52% di rifiuti che finisce ancora in discarica. Per far partire questa rivoluzione basterebbe ad esempio replicare quanto è stato fatto in Emilia Romagna: la legge regionale e il conseguente piano sull’economia circolare, prevede, infatti, diverse misure tra cui un importante sistema di premialità e penalità fondato sul quantitativo di secco residuo avviato a smaltimento e non più sulla percentuale di raccolta differenziata. Si favoriscono i comuni più virtuosi con un premio economico che viene pagato dalle amministrazioni peggiori sancendo finalmente in modo efficace il principio di “chi inquina paga” e riducendo di molto l’utilizzo della discarica su tutto il territorio regionale”.

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