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"Vandalismo politico": Casapound si tira fuori e rivendica diritto a difendersi

Il movimento di estrema destra, da più parti considerato intriso di neofascismo, espone la propria posizione nel dibattito che si è aperto dopo la notifica dell'obbligo di dimora per una dozzina di giovani tra cui 8 suoi esponenti per una rissa

LECCE – Oggetto di dibattito, ma esclusa dallo stesso, Casapound Lecce punta i piedi, chiarisce alcuni punti e ribadisce una sorta di diritto alla legittima difesa. Il movimento di estrema destra, da più parti considerato neofascista, ha diramato oggi un lungo comunicato con il quale interviene nel dibattito in corso in questi giorni dopo la chiusura della prima parte delle indagini sugli scontri che avvennero nel centro storico di Lecce nella notte del 5 settembre tra alcuni suoi militanti, arrivati nel Salento per il raduno nazionale che ci sarebbe stato nei giorni successivi, ed esponenti della sinistra giovanile antagonista.  E l’occasione, per Cpi, è propizia anche per alcune precisazioni relative ad episodi precedenti.

 “Sfidiamo chiunque – si legge nella nota – a segnalare pubblicamente un episodio nel quale CasaPound Lecce sia intervenuta nel tentativo di boicottare o impedire una qualsiasi manifestazione organizzata da terzi. Vorremmo fossero evidenziati e pubblicati eventuali nostri comunicati stampa, di condanna o contrapposizione politica, riguardo a eventi svolti a Lecce o in provincia e che, secondo la vulgata che ci vorrebbe xenofobi, omofobi, sessisti, avrebbero urtato in qualche modo la nostra suscettibilità”.

Poi il focus si sposta sulla vicenda giudiziaria seguita all’arresto il 19 marzo del 2012, di quattro esponenti di Casapound dopo l’aggressione ai danni di un giovane antifascista: “Vorremmo, ancora, che in riferimento a quella che per noi resta la ‘presunta’ rissa del 2 gennaio 2012 si dicesse, finalmente, che la persona  - all’epoca dei fatti militante del Blocco Studentesco - indicata dalla ‘vittima’ come autore materiale dell’aggressione, è stata assolta con sentenza definitiva ‘per non avere commesso il fatto’, come stabilito in primo grado dal gup Giovanni Gallo, senza alcun ricorso in appello da parte dell’accusa. Mentre le altre tre persone coinvolte hanno scelto la via del patteggiamento, senza aver mai riconosciuto alcuna responsabilità nell’accaduto”.

“Ricordiamo inoltre – continua la nota – che dalla sua nascita a oggi CasaPound Lecce ha sempre rivendicato e firmato qualsiasi iniziativa, con loghi o simboli espliciti, motivo per il quale l’attribuzione di scritte o volantini con riferimenti politici generici non è attribuibile a noi, come qualche testata ha cercato di far credere nel tentativo di riequilibrare una sorta di bilancia del ‘vandalismo’ politico che, per chi non è vittima di preconcetti, pende decisamente da una parte, e non è certo la nostra. I tentativi di aggressione, di ricerca dello scontro fisico e dialettico, di sabotaggio, le minacce anonime, le richieste di divieti e mancate autorizzazioni provengono sempre e solo dalla sinistra, sia essa quella istituzionale o quella radicale delle sigle antifasciste”.

In chiusura di comunicato Cpi offre il suo punto di vista sulla carta costituzionale: “L’ultima considerazione la rivolgiamo ad Anpi, Arci e a tutte le varie sigle che fanno improbabili appelli alla Costituzione per tentare di giustificare l’ingiustificabile. Bere una birra in un pub, in una sera di settembre, non è anticostituzionale, non è un’invasione del territorio  - sì, è stato scritto anche questo - , non è una provocazione politica, non è un reato previsto dalla legge Mancino. Inoltre, se qualcuno crede che la sola appartenenza a CasaPound Italia possa giustificare pedinamenti, ronde e assalti con bottiglie e altri oggetti contundenti, deve prendere atto che nessuno di noi è disposto a restar fermo per farsi massacrare, e questo crediamo sia alquanto evidente”.

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