Condotta a mare a Torre Inserraglio. Il Consiglio revoca parte del protocollo

Accolto l’emendamento dell’opposizione dopo il voto dell'assise comunale di Nardò. Si punta al riuso integrale in agricoltura

NARDO’ - La volontà è sancita. E la sana concertazione porta all’approvazione della delibera di revoca del protocollo tra  il Comune, la Regione, l’Acquedotto e l’Autorità idrica che, tra le altre cose, prevedeva la realizzazione della discussa condotta sottomarina di scarico in località Torre Inserraglio, approvando anche un emendamento correttivo proposto dall’opposizione. Passa comunque la linea di demarcazione segnata dal sindaco Pippi Mellone e dall’assessore all’Ambiente, Graziano De Tuglie, che alla vigilia dei lavori dell’assise aveva sottoposto al voto all’attenzione dei consiglieri la proposta di revoca dell’accordo ratificato in Consiglio nel gennaio scorso. Il provvedimento è passato all’unanimità con la modifica, rispetto alla delibera approdata in aula, contenuta nell’emendamento dei consiglieri di minoranza Lorenzo Siciliano e Paolo Maccagnano. In particolare la delibera licenziata dall’assise comunale dispone la revoca di quella parte del protocollo che prevede lo scarico in mare delle acque reflue, la condotta sottomarina e il collettamento delle rete fognaria di Porto Cesareo alla rete di Nardò, salvaguardando invece le previsioni sul finanziamento per l’infrastruttura portante della fogna nelle marine e per il potenziamento del depuratore. Il voto, come prevedibile, è stato preceduto da un’articolata discussione sull’argomento.

“Per noi questa è la madre delle battaglie civili e politiche” ha ribadito il sindaco Pippi Mellone, “il frutto della mobilitazione determinata di gruppi politici, associazioni, cittadini che si espressero con le 3500 firme per il referendum e che furono calpestati dalla vecchia amministrazione. Oggi abbiamo sanato la frattura tra la città e quest’aula, tra il comune sentire dei cittadini e la politica, anche se scopriamo che adesso improvvisamente sono tutti contrari alla condotta e al protocollo. C’è chi ha assunto questa posizione da anni” sottolinea il primo cittadino, “e l’ha conservata e chi lo fa da qualche mese, da settimane o addirittura da qualche giorno. Non esistono baratti, non esistono elargizioni o regalie di Aqp o della Regione sulla fogna o su altro. Chi vorrà fare la condotta su questo territorio dovrà attrezzarsi di carri armati. In ogni caso, il Consiglio comunale oggi torna ad essere l’espressione della volontà della città e dei cittadini”.

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E la strada ora da intraprendere per risolvere la questione del potenziamento delle rete fognante e del depuratore e soprattutto del recapito finale dei reflui è quella segnata ancora una volta dall’assessore De Tuglie che ha ribadito la necessità del riuso integrale dei reflui urbani depurati in agricoltura e per gli altri usi civili e industriali compatibili. “In un territorio a rischio desertificazione non possiamo permetterci di gettare l’acqua in mare” ha puntualizzato l’assessore comunale, “il ministero infatti, nel luglio scorso, ha dato una precisa indicazione nella direzione del riutilizzo delle acque reflue adeguatamente depurate. Invece di questo protocollo la vecchia amministrazione avrebbe dovuto puntare ad avere un impianto d’avanguardia per la depurazione delle acque, come a Fasano. Il protocollo è inaccettabile anche perché l’allungamento della condotta di scarico a due chilometri non dà alcuna garanzia di inertizzazione. È fatto per essere funzionale agli interessi di Aqp e infatti è stato imposto” ha concluso De Tuglie, “invece di essere discusso o fatto oggetto di trattativa. Purtroppo è una questione di flussi finanziari che, com’è noto, non si fanno influenzare dalle correnti”. 

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