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Tessere, dubbi di Alfonso Rampino: "Congresso potrebbe essere falsato"

Il consigliere provinciale, candidato alla segreteria del Pd, ha segnalato alla commissione di garanzia delle anomalie: "Con quale criterio sono state assegnate ai vari circoli"? Dubbi anche sulle modalità di elezione stabilite dal regolamento regionale

Al centro, Alfonso Rampino.

LECCE – Conferenza con il botto. E il congresso provinciale del Pd, in programma per l’8 novembre, potrebbe anche saltare oppure essere rinviato. A tanto si potrebbe arrivare, infatti, se le anomalie relative alle modalità di tesseramento, segnalate oggi da Alfonso Rampino, uno dei candidati, dovessero trovare conferma dopo le verifiche della commissione di garanzia, presieduta da Alessandra Giammarruto. Una riunione dell’organo di garanzia è prevista già oggi pomeriggio presso la federazione provinciale.

Al consigliere provinciale e al suo entourage, confrontando il numero degli iscritti degli ultimi due anni con il numero di tessere inviate per ciascun circolo, i conti non tornano: a Nardò, per esempio, a fronte di 113 militanti nel 2012 sarebbe stato inviato un plico con 900 nuove tessere. A Melissano, invece, ne sarebbero arrivate 264, sebbene negli ultimi due anni non ci sarebbero stati iscritti. E situazioni analoghe si starebbero verificando in comuni dove la presenza democratica era ufficialmente evaporata nell’ultimo biennio. A Parabita – in conferenza stampa era presente il consigliere comunale Marco Cataldo – il tesseramento avrebbe interessato 176 persone quando le schede consegnate sarebbero state solo 130: "E quale circolo - è stato pubblicamente chiesto - ha timbrato le altre 46"? 

Numeri, questi, che Rampino legge da un elenco interno e sui quali è chiamata ad esprimersi la commissione che è composta da undici membri più i rappresentanti delle singole mozioni, ma senza diritto di voto. Insomma, ci sono seri timori che la corsa per la segreteria possa essere falsata e se la situazione non dovesse essere chiarita in modo definitivo i delegati della mozione che fa capo al consigliere provinciale non si presenteranno al congresso. Lo ha dichiarato il sindaco di San Cesario di Lecce, Andrea Romano, al termine della conferenza.

Rampino ha chiarito di sentrisi rassicurato dal numero di firme raccolte, 600, e da quello dei circoli coinvolti, 45, ma ha voluto con forza denunciare “a garanzia di tutti i candidati, dei militanti chesi impegnano ogni giorno e della credibilità del partito” il rischio di implosione definitiva del Pd. La questione posta, del resto, chiama in causa i livelli superiori del partito, a partire dal commissario straordinario, Ludovico Vico, che da maggio scorso regge la federazione, fino alla Direzione regionale che - riunitasi il 4 ottobre scorso -ha licenziato il regolamento per le procedure congressuali.

Contrariamente a quanto stabilito in tutte le altre regioni italiane, affermano Rampino e i suoi, i massimi dirigenti pugliesi hanno dato un’interpretazione particolare del regolamento nazionale in virtù della quale risulterebbe eletto segretario al primo turno (articolo 11) il candidato la cui lista abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei voti (e dunque di tessere). Basterebbe, dunque, un voto massivo in alcuni comuni per conquistare la leadership (le operazioni congressuali nei vari centri del Salento devono essere effettuate entro il 3 novembre). In caso di ballottaggio, invece, si sfiderebbero i due candidati le cui liste hanno avuto il maggior numero di delegati all’assemblea provinciale, il numero dei quali è stabilito facendo una media degli iscritti degli ultimi due anni e del risultato delle ultime amministrative. 

E’ evidente che sono in gioco due visioni stesse del partito: una fondata sulle preferenze e quindi più schiacciata sull’appeal e le qualità del singolo candidato, un poco come accadrà per l'elezione del segretario nazionale, solo che in quel caso saranno primarie aperte ben oltre i tesserati; l’altra sul protagonismo dei circoli come soggetti attivi della vita del partito stesso. Non a caso, a margine della conferenza, qualcuno lo dice chiaro e tondo: “E’ a rischio l’agibilità democratica del Pd”.? Detto altrimenti, presidenzialismo versus parlamentarismo.

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