Sabato, 24 Luglio 2021
Politica

Sfida a Belloluogo: "Acque di falda inquinate, lo dice la Procura"

Carlo Salvemini aveva segnalato una situazione di potenziale pericolo nel parco, ma il sindaco aveva risposto bollando la faccenda come "elettoralistica". Oggi il terzo atto e il rilancio: "Il Comune si costituisca parte civile"

Il parco di Belloluogo.

LECCE - Una "semplice richiesta", avulsa da ogni intenzione allarmistica: emanare un'ordinanza di interdizione dell'uso delle acque di falda nel Parco di Belloluogo, al fine di prevenire i rischi dovuti alla presenza di un solvente, Mtbe, ritenuta dalla letturatura internazionale come potenziale agente cancerogeno. Non chiudere l'area a verde, peraltro recentemente inaugurata, ma impedire che le acque dei pozzi, con le quali si irrigano prati e alberi entrassero nella filiera alimentare. 

Era il 3 maggio e Carlo Salvemini convocò una conferenza per sollecitare il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ad addottare un provvedimento cautelativo che era già stato sollecitato a Palazzo Carafa da una nota del Settore ambiente e territorio della Provincia di Lecce, inviata anche a tutte le parti coinvolte in una vicenda che ha un'appendice giudiziaria con il procedimento a carico della R&G Semeraro Spa per l'inquinamento dell'ex deposito Apisem. Da quell'area - lo dice  la perizia disposta dal Tribunale di Lecce e depositata nel novembre 2011 - i composti pericoli si sono propagati, attraverso la falda sottostante, alle zone limitrofe, arrivando a toccare anche parte del parco di Belloluogo. 

Da allora sono accaduti tre fatti: il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha risposto dopo quattro settimane alla segnalazione di Salvemini, bollandola come il frutto di "elecubrazioni alimentate dal fervore da campagna elettorale"; la proprietà dell'ex deposito ha predisposto il piano di caratterizzazione dell'area che, una volta approvato in sede di conferenza dei servizi, dovrà essere attuato per la bonifica del sito; il settore Ambiente del Comune di Lecce ha emanato - il 29 maggio - l'ordinanza di inibizione dell'uso delle acque ma limitandola all'area di proprietà della famiglia Fiorentino.

Quanto dichiarato dal primo cittadino non è piaciuto a Salvemini che dunque, per la seconda volta, ha tirato fuori  le carte, aggiungendone anche di nuove. Come la perizia sollecitata dal dirigente dei Lavori Pubblici ad un'azienda privata. "Un certificato di analisi privo della validazione dell'Arpa, che non precisa quale falda è stata controllata, né quale pozzo di emungimento controllato. E che non riporta alcun valore rispetto alla presenza dell'inquinamento incriminato nella consulenza tecnica Sanna-Greco (quella del Tribunale, ndr) e cioè il Mbte".

citazione-2"Insomma - commenta il capogruppo di Lecce Bene Comune -, pur di non adottare un semplicissimo provvedimento precauzionale, quello di non irrorare il parco attingendo dalla falda fino a quando l'intera area non sarà bonificata, perché questo suggeriscono consulenti tecnici, Asl, Arpa e Procura della Repubblica, il sindaco Perrone, in qualità di rappresentante degli interessi del Comune, parte offesa in un procedimento penale di avvelenamento ambientale e attentato alla salute pubblica, commissiona un esame delle acque ad unasocietà privata che si rivela non solo inutile ma anche incompleto".

E' lo stesso esponente dell'opposizione a fornire una chiave di lettura politica dell'atteggiamento del sindaco: "Perrone è forte di un consenso larghissimo e di una solidissima maggioranza consiliare. Non ha alcun necessità di impegnarsi in una sfida muscolare con la minoranza. A maggior ragione quando questa pone questione di interesse generale facendosi anche carico di indicare soluzioni e lanciare proposte". Tra i documenti prodotti da Salvemini ed esibiti ai cronisti c'è anche l'atto di citazione per l'udienza del 14 giugno, destinato a Giovanni Semeraro, firmato il 20 marzo scorso dal pubblico ministero Ennio Cilllo, nel quale si fa riferimento esplicito all'espansione dell'inquinamento anche a "parte dell'area del Parco di Belloluogo" (in foto). 

 
Perché dunque non costituirsi parte civile nel procedimento, come fatto già da Provincia e Legambiente, visto che anche il Comune è parte offesa? Questa è la domanda che Salvemini invia a mezzo stampa al sindaco, non potendo attendere i tempi della politica: per la costituzione, infatti, c'è tempo fino all'udienza ed è quasi impossibile che, per quella data, si sia già riunito il consiglio comunale. Oltre al quesito, anche una richiesta,  che reitera quella avanzata un mese addietro: emanare una seconda ordinanza "che coerentemente alle conclusioni delle perizie e all'osservanza del principio di precauzione interdica l'utilizzo delle acque ad uso irriguo anche nel Parco di Belloluogo oltre che nella proprietà Fiorentino".
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