Venerdì, 30 Luglio 2021
Politica

“Il territorio vuole il porto turistico. Parere della Soprintendenza anacronistico”

Il sindaco di Otranto Cariddi contro l'espressione della Soprintendenza al Paesaggio sull'opera promossa da Condotte d'Acqua: "Diciannove enti hanno detto sì. Dinanzi a tale consenso, è un errore considerare deleterio il nuovo"

Conferenza a Palazzo Melorio

OTRANTO - Inatteso e contraddittorio: potrebbe riassumersi così il giudizio che il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, assegna al parere contrario espresso dalla Soprintendenza al Paesaggio nell’iter procedurale che dovrà condurre alla realizzazione del porto turistico nella città dei Martiri. Della questione se ne discuterà nella conferenza dei servizi, convocata per il prossimo 1° aprile, sebbene l’ente abbia già resa nota la propria contrarietà sull’infrastruttura, rilevando un’alterazione fisica, percettiva e visiva delle aree interessate.

Dinanzi a questa doccia gelata, il primo cittadino ha ritenuto di dover convocare una conferenza stampa a Palazzo Melorio, in cui ripercorrere idealmente la lunga trafila progettuale e burocratica dell’opera, affrontando nel metodo e nel merito le valutazioni della Soprintendenza: “Il parere negativo – ha sottolineato Cariddi - è stato espresso dopo ben 6 anni dalla prima convocazione, durante i quali la Soprintendenza, sempre convocata e solo a volte presente, non ha mai manifestato alcuna perplessità sull’opera, consentendo di procedere nell’iter approvativo con notevoli investimenti di denaro e risorse umane, sia da parte del privato promotore dell’opera, ma anche da parte dei numerosi enti pubblici impegnati, in particolare il Comune di Otranto”.

Il risultato è quello di un diniego “decisamente tardivo” su cui l’amministrazione idruntina si riserva valutazioni più approfondite. Nello specifico dei pareri espressi, Considerando nello specifico i pareri espressi, Cariddi pone un necessario distinguo tra quello della Soprintendenza Archeologica e quello della Soprintendenza al Paesaggio20140329_102333-2. Recenti studi, infatti, hanno consentito di datare alcuni reperti presenti nell’area di intervento, in parte già distrutti dall’attuale molo San Nicola, come resti di un molo di epoca medievale.

In un confronto avuto sull’argomento con il Soprintendente per i Beni Archeologici, la società proponente, ossia Condotte d’Acqua, ha manifestato la disponibilità di eliminare la previsione di dragaggi in quell’area e di valorizzare i reperti preservandoli, pur rinunciando ad alcuni posti barca.

Il parere della Soprintendenza al Paesaggio, invece, afferma: “La realizzazione del previsto nuovo Porto turistico, lungi dal valorizzare il contesto paesaggistico interessato (…) comporterebbe la radicale trasformazione fisica, percettiva e visiva delle aree interferite dalle opere, con il conseguente annullamento dell’identità stessa dei luoghi. Con le previste opere a terra e a mare, di fatto, si sostituirebbe l’esistente ambiente naturale di notevole e pregevole valore paesaggistico (…) costituito dalla continuità e compenetrazione tra mare, scogliera e immediato  retroterra costiero con un sistema antropizzato di rilevante impatto costruttivo e visivo del tutto estraneo ai luoghi, al modo consolidato di viverli, percepirli e fruirli liberamente da parte di utenti diversificati ( comunità locale, turisti, pescatori, amanti del trekking, ecc.)”.

Leggendo tali motivazioni, Cariddi ha chiesto in conferenza: “Quale porto può essere costruito senza interferire con la ‘compenetrazione tra mare, scogliera e immediato retroterra’? I porti devono essere costruiti in contesti con paesaggi degradati o devono ulteriormente valorizzare contesti turistici di pregio? La convenzione europea sul paesaggio definisce ‘Paesaggio’ ‘una determinata parte di territorio, cosi come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni’. Definisce, inoltre, ‘Politica del paesaggio’ ‘la formulazione, da parte delle autorità pubbliche competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l'adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il paesaggio’”.

Cariddi ha ribadito come il progetto del porto sia un’opera condivisa dalla popolazione locale (peraltro ben presente nell’aula consigliare), che in più occasioni ha manifestato, in questi anni, il proprio consenso: l’infrastruttura è prevista dal piano regionale della portualità e ha il consenso dell’Unione dei Comuni di Terra d’Otranto, oltre ad aver ricevuto il parere positivo di ben 19 enti, comprese associazioni ambientaliste”.

“Noi crediamo – ha puntualizzato - che di fronte a tanto e tale consenso, che condivide un’idea di sviluppo sostenibile per il nostro territorio, l’idea della Soprintendenza di pensare al mondo che ci circonda come un contesto compiuto, immodificabile, da conservare così com’è, magari storicizzando anche i cementi degli ultimi decenni, e considerando tutto il nuovo come deleterio e distruttivo sia semplicemente anacronistica”.

“Ancor più in questa fase storica – ha concluso - in cui c’è l’esigenza forte di ripensare i nostri modelli di sviluppo, non certo orientabili verso un’industrializzazione spinta, ma verso la valorizzazione turistica del nostro patrimonio. Senza servizi e infrastrutture adeguate tutto ciò resterà solo un sogno”.

Gli operatori del porto e i cittadini hanno manifestato, nel corso della conferenza stampa, la volontà di sostenere ogni iniziativa dell’amministrazione, affinché il progetto possa arrivare a compimento: si è parlato in particolare di una raccolta firme. Cariddi si è appellato anche ai politici salentini, affinché diano una mano all’opera, “strategica per tutto il territorio”.

E sull’argomento interviene il segretario provinciale del Pd, Salvatore Piconese: “Ho preso atto della posizione del sindaco di Otranto in riferimento alla situazione determinata dal parere negativo espresso dalla Soprintendenza Regionale circa la realizzazione del nuovo porto di Otranto. Si tratta di un’opera fortemente voluta sia dal Comune di Otranto che da tutte le amministrazioni aderenti all’Unione dei Comuni Terre d’Oriente. Condivido pienamente le considerazioni espresse dal sindaco Cariddi, difatti non è pensabile che un unico parere negativo espresso a distanza di oltre sei anni dall’avvio della procedura, possa vanificare la possibilità di un intervento finalizzato a valorizzare, anche sotto il profilo economico e sociale, le bellezze di quel territorio.

“Per anni – prosegue Piconese - sul progetto hanno proficuamente lavorato amministrazioni ed enti, non meno della Soprintendenza, impegnate nella tutela del territorio.Tale progetto è stato via via migliorato nella prospettiva di minimizzare il pur inevitabile impatto ambientale, nell’assoluto disinteresse della Soprintendenza. Il risultato raggiunto, se possibile ancora migliorato, non può e non deve essere vanificato. Il Pd della provincia di Lecce, insieme al circolo di Otranto, è impegnato in questa battaglia e chiede, nella medesima prospettiva, il massimo impegno dei consiglieri e degli assessori regionali del Pd affinchè la Regione Puglia, cui spetta la decisione finale circa la realizzazione dell’opera, assuma le iniziative necessarie per superare il diniego espresso dalla Soprintendenza”.

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