Scu e politica, l'allarme: "Presenza più massiccia di quanto venuto alla luce"

Droga, usura ed estorsioni restano il core business della criminalità organizzata, ma turismo e agroalimentare nel mirino. A Lecce alta l'attenzione sulla gestione degli alloggi popolari

LECCE - Infiltrazioni massicce della 'ndrangheta calabrese a Taranto, diffusi segnali di allarme nella gestione dei rifiuti nel Brindisino, attenzione particolare e indagini in pieno svolgimento sulla questione delle case popolari a Lecce. 

La presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, insieme ad alcuni componenti, ha incontrato questa mattina i cronisti per fare il punto della situazione al termine della visita nel Salento: una full immersion di due giorni che ha consentito di assumere consapevolezza su alcuni temi e di formulare interrogativi su altri dopo le aduzioni dei prefetti e dei procuratori delle tre province, oltre che dei vertici delle forze dell'ordine.

Il primo punto acquisito, sebbene con differenziazioni territoriali, è quello dell'organizzazione reticolare del potere criminale: non sembra esserci una struttura verticistica, ma una configurazione reticolare basata sulla spartizione territoriale che garantisce affari e profitti e che solo saltuariamente viene minata da fatti di sangue. E le donne e i giovani dei clan, come avviene in altre zone d'Italia, sono i protagonisti di un processo di ridefinizione degli assetti assumendo ruolo di primo piano dopo i colpi pensanti assestati dalla magistratura nel corso degli anni: in questo senso l'operazione "The beginners" realizzata proprio nei giorni scorsi a Brindisi ne è una dimostrazione.

L'attività principale delle famiglie della Scu resta il traffico di sostanze stupefacenti, ma - è stato chiesto - dove vengono investiti tutti i proventi della droga? In parte nella creazione di un "sistema alternativo allo Stato" fondato su una sorta di welfare: la Sacra Corona Unita cerca il consenso delle persone comuni attraverso forme di assistenza e di sostegno (come già ebbe modo di ammonire in più occasioni il capo della Direzione Distrettuale Antimafia, Cataldo Motta). Questo tentativo di presentarsi come "amica della gente" è certamente un tratto comune alle organizzazioni criminali di stampo tradizionale.

Un'altra questione che rischia di avvicinare progressivamente il Salento ad altre parti del Mezzogiorno riguarda la contiguità tra mafia e istituzioni locali. Rosy Bindi, sul punto, ha richiamato un fenomeno che pare non conoscere sosta: "Alcuni comuni sono stati sciolti, altri sono attenzionati, altri sono oggetto di singoli provvedimenti a dispozioni delle prefetture. Nelle varie province ci sono zone più interessate di altre dalla penetrazione nelle amministrazioni pubbliche, ma questi numeri non coincidono con altri preoccupanti, relativi al gran numero di minacce ricevute dagli amministratori: la Puglia è una delle prima regioni per minacce e questo aspetto continua. Ma questo significa che non collaborano, che hanno smesso di collaborare? Noi crediamo che se si arriva a questo punto evidentemente c'è una presenza più massiccia di quella che fino ad adesso è stata portata alla luce".

Un'altra caratteristica della criminalità organizzata salentina è quella di essere ad uno stadio evolutivo tale da non avere ancora la fisionomia di una mafia imprenditrice, ma non c'è da star tranquilli: i settori economici sui quali sono già accesi i riflettori, sebbene ancora non ci siano stati sviluppi giudiziari di una certa rilevanza, sono quelli dell'agroalimentare e del turismo, i fiori all'occhiello del Salento. "C'è solo il controllo dei parcheggi, soltanto la capacità di penetrare nell'economia accessoria?" ha domandato provocatoriamente Rosy Bindi, sollecitando risposte. 

Il senatore Tito Di Maggio ha sottolineato i segnali allarmanti che giungono dal fronte delle sponsorizzazioni sportive della squadre minori e dai giochi d'azzardo. Un altro campanello sinistro viene dalla piaga dell'usura: sono troppo poche le denunce e tutte afferenti al credito bancario. "Questa questione - ha specificato il senatore Enrico Buemi - presenta interrogativi di un certo interesse perché si tratta di capire se c'è un orientamento della direzioni bancarie che tendono a sopravvalutare il tasso di rischio imprenditoriale, oppure se c'è una funzione delle direzioni locali che in una certa misura tendono a favorire un mercato criminale rispetto a quello tradizionale. E' un fenomeno che non si trova in altre parti del territorio italiano dove c'è l'usura criminale, ma non quella bancaria". 

IMG_0253-2Sul tema degli alloggi popolari nel capoluogo salentino, Rosy Bindi ha dichiarato di voler attendere le risultanze delle due indagini in corso, quella amministrativa attivata dalla prefettura e quella della magistratura. Il tema fu portato alla ribalta proprio con alcuni esposti di esponenti del Pd, poco prima delle elezioni amministrative del 2012, e da ultimo gli sviluppi di quell'inchiesta giudiziaria hanno spinto i rappresentanti locali dei democratici a sollecitare la venuta della commissione antimafia. "Aspettiamo le conclusioni - ha risposto sul punto la presidente -. Riteniamo che chi ha richiesto attenzione abbia fatto bene a farlo. E' bene che questa vicenda sia approfondita perché è originale, per usare un eufemismo, da molti punti di vista e può prestarsi a molte cose: non può non colpire che determinati comportamenti coincidono con i periodi elettorali. Per una commissione come la nostra un tale uso della cosa pubblica fa nascere alcuni interrogativi ai quali è giusto dare risposta".

La presidente, che da una parte ha lodato il gran lavoro in tema di confisca e di utilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata, non ha mancato dall'altro di auspicare un maggior coordinamento tra la Dda e le procure circondariali, con particolare riferimento a quella di Brindisi: "In una realtà piena di interrogativi come questa - ha spiegato - è richiesta la capacità di capire secreati che possono apparire comuni presentano invece indizi di colegamento con le mafie: questo lo si ottiene solo con la piena collaborazione tra chi svolge le indagini. La grande intuizione delle distretturali, di Falcone e Borsellino, non può sollevare dalla collaborazione di tutta la magistratura che deve capire quando passare la mano laddove servono determinate competenze e particolari strumenti: non a caso i reati ambientali sono assegnati alle distrettuali, e presto lo saranno anche quelli legati all'agroalimenatre proprio perché ci sono dei reati spia che segnano l'infiltrazione in determinati settori".

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Il deputato Davide Mattiello, in conclusione di conferenza stampa ha voluto rendere omaggio a due figure che hanno segnato, in tempi diversi, la lotta alla prevaricazioni e agli appetiti della criminalità: "Tengo a ricordare due persone, all'impegno delle quali siamo legati. La prima è Renata Fonte, uccisa nel marzo del 1984: credo che come commissione sia importante richiamare il suo nome perché siamo giustamente sollecitati a ricercare la mafia non laddove c'è l'etichetta, ma dove c'è capacità inquinatrice che genera assoggettamento e che perverte lo spazio pubblico e l'esercizio della politica. La seconda persona, e anche questa è una storia che per coincidenza passa da Nardò, è Yvan Sagnet e il movimento bracciantile: lo segnalo perchè la commissione, accogliendo delle sollecitazioni fatte in audizione, ha deciso di estendere il proprio raggio di azione anche a questo settore con un comitato dedicato alla tratta e allo sfruttamento delle persone".

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