Gasdotto, i cittadini del “No Tap” sollecitano il parere del ministro Bray

Gli attivisti del comitato che si oppone al mega progetto per portare dal Mar Caspio in Italia almeno 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno chiedono ai parlamentari del territorio di essere in sintonia con la volontà delle comunità locali

Foto messa a disposizione dal comitato "No Tap"

LECCE – Si sposta nel capoluogo la contesa tra la Trans Adratic Pipeline e il comitato spontaneo che si oppone al progetto del gasdotto che dovrebbe collegare il Salento ai giacimenti del Mar Caspio con approdo a San Foca ed impianti di depressurizzazione ad Acquarica di Lecce. Qualche giorno addietro era stata la multinazionale ad incontrare, presso le ex Officine Cantelmo, a porte chiuse, alcuni operatori turistici. Oggi è stata la volta degli attivisti del fronte del no che, nella mediateca polifunzionale che sorge di fronte, hanno incontrato i cronisti per fare il punto della situazione.

La vicenda è inserita nella cosiddetta guerra del gas, nell’ambizione dei paesi tradizionalmente importatori,come l’Italia, di diventare meno dipendenti dal punto di vista energetico e muove cifre astronomiche alimentate da interessi economici e politici che valicano i confini nazionali con estrema facilità. Ma, inevitabilmente, le ripercussioni più immediate riguardano le popolazioni che risiedono nelle aree interessate. Che, nel caso specifico, si sono opposte al progetto con gli strumenti istituzionali previsti: hanno deliberato in senso contrario i comuni di Vernole, Melendugno (due volte), Castrì di Lecce e Caprarica di Lecce e anche le osservazioni critiche della Confcommercio e del comitato “No Tap” sono state sostanzialmente recepite negli atti della Regione Puglia, con la delibera del 18 settembre del 2012. La decisione finale spetta al governo e nelle sedi romane hanno promesso di vigilare tanto i parlamentari cinque stellati che la deputata del Partito democratico, Teresa Bellanova. Ma, con la nascita dell'esecuti di Gianni Letta, i cittadini del "No Tap" si attendono una presa di posizione forte anche dal ministro della Cultura e del Turismo, Massimo Bray, che a Lecce è nato e che conosce molto bene l'importanza del turismo a queste latitudini per essere il presidente della Fondazione Notte della Taranta.

Intanto il consorzio dell’Azerbaigian che controlla il giacimento Shah Deniz II conta di scegliere quale progetto sostenere nel mese di giugno: sul piatto infatti c’è anche l’opzione “Nabucco” che esclude l’Italia. Tap, che conta di portare a regime in Italia 10 miliardi di  metri cubi all’anno di gas naturale, che potranno diventare 20 in caso di maggiore disponibilità - annovera tre azionisti di peso: la società svizzera Egl (42,5 per cento), la norvegese Statoil, per la stessa quota, e la tedesca E.On Ruhrgas per la parte restante. C’è poi da tenere in conto la variabile “Poseidon”, cioè il progetto di gasdotto di Edison che prevede l’approdo a Otranto e che, nonostante gli azeri abbiano pubblicamente detto di preferire la versione Tap, gode di tutte le autorizzazioni del caso, dal livello locale fino al ministero dell’Ambiente. A marzo scorso è stato addirittura firmato l’atto di concessione demaniale per 40 anni dell’area necessaria all’infrastruttura sul territorio della Città dei martiri. E non manca chi è pronto a scommettere che siano in corso delle trattative per fondere i due progetti.

fotonotap-2Ma all’associazione “Tramontana”, alla cooperativa di pescatori “Il Delfino” di San Foca, le principali forze del comitato “No Tap”, la geopolitica interessa relativamente. Gli attivisti sono convinti che il rapporto costi-benefici di un’opera del genere - 45 chilometri sottomarini più 5 in superficie fino al centro di depressurizzazione di Acquarica di Lecce - sia sbilanciato in direzione dei primi. Partendo della premessa che la vocazione del Salento e di quella zona in particolare non può che essere turistica, è stato attivato un continuo monitoraggio delle attività di prospezione condotte per gli studi preliminari dell’opera.

Molti, infatti, sono gli interrogativi sul comportamento di Tap tanto sul versante della chiarezza del confronto con i soggetti portatori di interesse della comunità locale, quanto sulle attività materiali realizzate davanti alla costa di San Foca e Torre Specchia Ruggeri. Dopo la denuncia di un pescatore, presentata a febbraio, per i danni alle sue reti che sarebbero stati procurati da un’imbarcazione al lavoro per gli studi di fattibilità, la Procura di Lecce ha aperto un fascicolo, affidato al pubblico ministero Antonio Negro, mentre i carabinieri del nucleo operativo ecologico, guidati dal maggiore Nicola Candido, si sono attivati per raccogliere tutta la documentazione necessaria a ricostruire la coerenza tra i movimenti in mare e le autorizzazioni concesse dalla capitaneria di porto di Otranto.

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A parte quella relativa alla natura turistica del territorio, fondamentalmente due sono le argomentazioni che sostengono i promotori del comitato: la difficoltà a stabilire un regime di compensazioni adeguato al vero impatto sulla pesca, sui flussi turistici, su tutto l’indotto e la convinzione che il ritorno occupazionale per le maestranze salentine sia assolutamente irrisorio, nonostante il tema del lavoro – sostiene il comitato – sia stato sbandierato come chiave per acquisire il consenso. 

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