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Eolico offshore, incontro tra esperti. Legambiente: “Non diventi come il fotovoltaico selvaggio”

All'evento organizzato dal sindaco di Minervino di Lecce i portavoce di Odra Energia, il presidente di Confindustria Lecce, il numero uno di Legambiente Puglia e un ingegnere di Unisalento. “Aumenteranno biodiversità e pesca nell'area delle turbine”

MINERVINO DI LECCE – Vista la manifestazione di interesse di ben dodici progetti aziendali per l'installazione di eolico offshore in Puglia, il destino energetico di questa terra pare sia ormai tracciato. Quelle turbine nel Salento "s'hanno da fare". Resta però da capire in che quantità e a quanta distanza dalla linea di costa. 

Un ingegnere accademico, il presidente regionale di Legambiente, un rappresentante della società Odra Energia, il numero uno di Confindustria Lecce e, infine il sindaco. Si sono incontrati nell'aula consiliare di Minervino di Lecce, su invito del primo cittadino Ettore Caroppo, per approfondire la proposta progettuale del parco eolico marino galleggiante al largo del litorale di Castro. Rispetto all’iter autorizzativo la società ha ricordato che, a fine dicembre, è stata depositata l’istanza per l’ottenimento dell’autorizzazione ministeriale del parco eolico marino presso il Ministero della transizione ecologica. Intanto, come scelta aziendale, i vertici hanno optato per una serie di incontri interlocutori con la comunità locale in vista dei successivi studi di fattibilità e di impatto ambientale, propedeutici alle procedure autorizzative.

Durante l’incontro Ksenia Balanda, per conto dell’azienda, ha approfondito l’impatto del parco sulla comunità locale. Durante la fase di realizzazione del parco, Odra Energia stimerebbe un’occupazione diretta di mille e 500 persone, fino a 4mila. Una volta entrato in funzione il parco, saranno invece 150 gli addetti alla manutenzione per tutto il ciclo di vita dell’impianto.

“Abbiamo chiesto di dare ascolto ai territori, soprattutto nel caso in cui si intenda rimodulare il progetto riducendo l’impatto ambientale e visivo, con diminuzione del numero delle attuali 90 pale e con un allontanamento dell’impianto della linea di costa”, dichiara Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia.  Ritiene sia proprio necessario realizzarlo?  “Questa decisone è di competenza dei ministeri dello Sviluppo economico, della Transizione ecologica e dei Beni culturali. Bisogna essere realisti: se è stato presentato il progetto, vuol dire che l’azienda andrà avanti. Va bene dire di no sull’impatto ambientale, ma bisogna restare coi piedi per terra (basti ricordare che cosa è accaduto con le trivelle, quando il Consiglio di Stato bocciò l’opposizione della Regione). Dato che questo impianto si farà, o decidiamo di governare noi il processo, o accadrà quello che è già successo con il fotovoltaico selvaggio nel Salento. Meglio cercare di ottenere il miglior risultato con il minore impatto”, conclude il numero uno in Puglia dell’associazione ambientalista.Caroppo, Ronzulli, De Risi, Balanda_2-2

Ancora più distese le posizioni di Arturo De Risi, professore ordinario di Energie rinnovabili e Ambiente presso l’ateneo salentino, il quale punta sui risvolti economici. “A mio avviso è improcrastinabile un intervento in direzione delle rinnovabili a minor impatto come l’eolico offshore. La singola turbina è mastodontica, vera, ma a  chilometri di distanza l’impatto è minimale. Il progetto, inoltre, si porta dietro un indotto che può rappresentare fonte di reddito”, dichiara l’accademico.

Dal punto di vista ambientale, invece, non rileva alcuna criticità o pericolosità per l’ecosistema? “Una volta che vengono utilizzati cementi idonei per realizzare le parti di fondazione,  la fase in cui verranno frastagliati fondali – se gestita bene- porterebbe a un aumento della biodiversità. Con benefici sulla pesca nelle vicinanze: i pelagici (tonni e specie simili) si addenserebbero in quell’area, approfittando dell’ombra delle turbine. Per cui, semmai, bisognerà vigilare sulla pesca intensiva”, conclude.

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