Congedo difende le primarie: "Ma con Poli Bortone solo divergenze di metodo"

Sostenuto da Fratelli d'Italia e Direzione Italia, è chiamato a confrontarsi con Messuti e Spagnolo per l'investitura ufficiale della coalizione. Politiche per la famiglia e sicurezza tra le priorità

Saverio Congedo nel giorno dell'annuncio della candidatura.

LECCE – Tra i candidati alle primarie del centrodestra, in programma il 17 marzo al Palafiere di Piazza Palio, Erio Congedo è certamente quello con una impronta politica più netta degli altri, Gaetano Messuti e Mario Spagnolo. Consigliere regionale e coordinatore pugliese di Fratelli d’Italia, non ha mai nascosto, almeno agli amici, l’ambizione di diventare il sindaco di Lecce. Più volte il suo nome è stato chiamato in causa nel corso degli anni, ma solo nelle settimane scorse si sono concretizzate le condizioni necessarie per la sua partecipazione alla contesa elettorale. Prima, però, dovrà prevalere nelle consultazioni di coalizione.

In vista delle primarie del 17 marzo la percezione è che ciascun candidato stia lavorando sottotraccia, radunando sostenitori e simpatizzanti, ma il confronto sui temi appare penalizzato. Comprendo il fair play, ma perché un elettore di centrodestra dovrebbe scegliere lei e non Messuti o Spagnolo?

A ben guardare abbiamo tre profili molto differenti, ma perfettamente complementari. Gaetano ha una profonda conoscenza della macchina amministrativa leccese. Mario ha maturato esperienza in un mondo, quello del volontariato, che con la politica ha moltissimo in comune. Io penso di incarnare un profilo più politico, in grado probabilmente di inserire l’amministrazione comunale leccese in un quadro di dinamiche più ampio. In una battuta potrei dire: da Settelacquare a Bruxelles, andata e ritorno. Scherzi a parte, il bello delle primarie è che, comunque vada, i tre profili saranno pienamente integrati nella proposta politica che il centrodestra offrirà agli elettori leccesi.

Concludendo il suo primo intervento da candidato alle primarie, ha parlato del sogno di Lecce come di una grande capitale del Sud. Molti anni addietro lo slogan “Lecce porta d’Europa”, di Adriana Poli Bortone, segnò un periodo importante per la città che si affacciava nel nuovo millennio. Allora eravate insieme, oggi la corsa a Palazzo Carafa è su corsie parallele: è un problema personale, di rivalse, o di una diversa visione della politica?

Capisco che l’argomento possa ingolosire la curiosità dei media, spero solo di non deludere troppo le aspettative se dico che secondo me, in fin dei conti, tutto si riduca a divergenze di visione sul metodo. Noi abbiamo scelto quello che offre la massima libertà di scelta agli elettori e militanti. Un metodo dal basso che, pochi lo ricordano, il centrodestra ha utilizzato per primo e che quest’anno ha già dato ottimi risultati anche a Bari e Foggia. Un metodo che evidentemente la Poli Bortone non condivide. Tutto qua.

Rispetto ai suoi esordi in politica, la destra italiana oggi vede al primo posto una forza, la Lega, nata come secessionista e poi divenuta autonomista e federalista, con l’ambizione di essere il primo partito in tutte le regioni. Tutto questo, allora impensabile, oggi non la porta a riflettere sulla storia della destra e su eventuali responsabilità?

Quella della destra è una storia plurale in cui ritengo che anche la Lega si inserisca a pieno titolo. Più che responsabilità io sento di potere, al contrario, rivendicare qualche merito, come centrodestra, nella correzione di rotta e di prospettiva che Salvini ha impresso al suo partito. Come sapete non abbiamo condiviso il suo abbraccio con i Cinquestelle, ma gli dobbiamo dare sicuramente atto dell’opera di svuotamento di quel movimento che sta portando a termine, disinnescando quello che noi consideriamo un salto nel buio l’intero sistema paese. L’impressione, però, è che se non sceglierà bene il momento in cui staccare la spina a questo governo anomalo, l’intera operazione rischia di diventare un clamoroso boomerang per la sua Lega.

Ha voluto fortemente le primarie, senza le quali, aveva premesso, non si sarebbe candidato. Sarà sufficiente questo trampolino per ricucire strappi e smagliature che nel 2017 hanno aperto la strada alla sconfitta al ballottaggio?

Se le avessimo utilizzate anche nel 2017, forse, non si sarebbe neanche mai parlato di strappi e smagliature. E, numeri del primo turno alla mano, probabilmente non ci sarebbe stato nessun ballottaggio. Ma io sono caratterialmente portato a guardare sempre al futuro, non al passato. Ripeto, a Bari e Foggia con le primarie si è celebrata una grande e bellissima festa del centrodestra. Sono certo che sarà così anche il 17 marzo a Lecce.

Nessuno, nemmeno gli avversari, dubita del suo attaccamento a Lecce. La sua attività politica, negli ultimi venti anni e cioè nella fase della maturità, si è però svolta nel capoluogo regionale, nelle stanze del potere dove, lamenta spesso il centrodestra, impera il baricentrismo. Cosa c’è di vero e quale bagaglio di esperienza utile riporterebbe a Lecce?

Il cosiddetto baricentrismo è nei fatti, basta guardare i dati degli investimenti di tutte i governi regionali del centrosinistra, da Vendola a Emiliano. La mancanza di attenzione balza immediatamente agli occhi di chiunque. Un esempio su tutti, assolutamente emblematico: raggiungere Lecce e, ancor di più, il Capo di Leuca dall’Aeroporto “del Salento” di Brindisi continua a rientrare nella categoria dell’avventura. A Bari è stata realizzata la metropolitana di superficie che collega la città all'aeroporto di Bari-Palese. Capisco il gusto per l’esotismo, ma per una terra a forte vocazione turistica come la nostra, questo è intollerabile. Molto ci sarebbe da dire anche sulle politiche culturali, ma ci sarà certamente occasione.

La sua sarebbe una giunta costruita sull’esperienza, in un certo senso sulla continuità, o sui volti nuovi che nella coalizione hanno spesso lamentato di essere tenuti al margine dai soliti noti?

Il centrodestra leccese ha il privilegio di poter contare su importanti risorse, sia in termini di esperienza che di rinnovamento. Sono assolutamente convinto che se si vuole amministrare una città importante come Lecce, non si può prescindere da nessuna delle due qualità, e la mia amministrazione ne rappresenterà il necessario mix: lo sguardo deve essere rivolto al futuro raccogliendo quanto buono è stato fatto e al contempo rinnovando e migliorando tutto quanto deve essere rinnovato e migliorato. Fermo restando che ascolto, partecipazione e confronto con tutte le forze vive della città saranno, per me e per la mia giunta, metodo e stile di governo.

Il giudizio del centrodestra cittadino sui 18 mesi dell’amministrazione Salvemini è stato sempre molto duro. La ricetta di Congedo per archiviare quell’esperienza su quali pilastri si fonda?

Massima attenzione alle politiche per la famiglia, in un momento di drammatica emergenza demografica. Sicurezza, declinata principalmente in termini di tranquillità per cittadini e imprese. Rispetto a traffico e parcheggi mi impegno a realizzare finalmente un vero piano, organico e condiviso con operatori economici e cittadini, archiviando la logica degli interventi disordinati e improvvisati che ha caratterizzato la stagione Salvemini-Delli Noci e le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. A questo aggiungo che nelle mia visione di città, Lecce costituisce il baricentro politico-amministrativo di un’area di 200 mila abitanti costituita dal capoluogo e dai comuni dell’hinterland, e questo non può che portare nella programmazione dei servizi  ad una logica di “area vasta” in particolare, nell’ambito delle politiche su mobilità eco-sostenibile, rifiuti, servizi sociali, commercio, polizia locale.

Come immagina Lecce tra una decina di anni?

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Come ho già detto, una grande Capitale del Sud.

Leggi l'intervista a Gaetano Messuti

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