Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

Il Comune chiude un occhio: non sarà parte civile contro Telerama

L'assise cittadina affronta la questione del "decoro istituzionale" relativa ad un servizio giornalistico sulla cocaina. Poi affronta i nodi del lavoro: vertenza operai ex Bat, commercianti del mercato multietnico e gli esuberi di Sgm

Il consiglio comunale

LECCE – L’assise cittadina non si costituirà parte civile nel processo penale, aperto d’ufficio, a carico dell’editore di Telerama srl, di un giornalista e di un operatore televisivo “rei” di aver offeso il decoro del Comune di Lecce. Un caso, con appendice giudiziaria, esploso nel 2011 in seguito ad un servizio giornalistico in cui la troupe televisiva “tentava” gli amministratori di Palazzo Carafa offrendo una fittizia pista di cocaina.

“In quella circostanza non facemmo fronte comune per difendere la dignità dell’istituzione che rappresentiamo – ha spiegato il primo cittadino in apertura di seduta -. Ma le stesse dichiarazioni del procuratore della Repubblica Cataldo Motta, che confermò come nessun amministratore comunale fosse coinvolto nelle intercettazioni concernenti l’uso di sostanze stupefacenti, dimostrano la brutta figura fatta dai media”. Una circostanza che, lungi dall’essere derubricata a “cantonata” per usare le parole del sindaco Paolo Perrone, i consiglieri hanno scelto di archiviare. In virtù del tempo ormai trascorso (quasi due anni) e delle “scuse pubbliche” fornite dall’emittente, per mezzo di una lettera scritta dall’allora coordinatore del telegiornale, Danilo Lupo.

Anche il mugugno dell’opposizione sulla natura “politica” di una decisione di stretta pertinenza della giunta, secondo Carlo Salvemini e Loredana Capone,  ha acceso un battibecco di breve durata. Il “conflitto d’interessi” sotteso alla maggioranza di Palazzo Carafa deriverebbe, come ovvio, dalla carica di presidente del Consiglio ricoperta proprio dal fratello dell’editore, Alfredo Pagliaro, unico eletto tra le fila del Movimento Regione Salento di cui Paolo Pagliaro è peraltro il presidente.

Ciò che ha caratterizzato la seduta odierna è stato, piuttosto, il richiamo alle principali vertenze lavorative aperte sul territorio. Rientrate, seppur in via indiretta, nel corso dell’approvazione delle mozioni. In apertura di lavori il capogruppo del Pd, Antonio Rotundo, ha interpellato il sindaco sulle sorti dei 22 operai ex Bat, licenziati dalla ditta Hds. Lavoratori che contano le ore in scadenza della mobilità. E per i quali sembrano essere del tutto saltate le garanzie poste dall’accordo ministeriale del dicembre 2010. Il sindaco ha precisato come sia il Comune di Lecce, che la Provincia si siano attivati per richiedere la convocazione di un nuovo tavolo presso il ministero del Lavoro. Così da richiamare a responsabilità tanto gli amministratori dell’azienda subentrata nel sito, in virtù del programma di riconversione, tanto i vertici della multinazionale del tabacco.

Anche i commercianti del bistrattato mercatino multietnico di viale Aldo Moro hanno trovato udienza a Palazzo Carafa: la decisione di revocare la concessione per l’utilizzo dei box, in seguito al mancato funzionamento della struttura, ha scatenato una lunghissima onda polemica. Anche la nuova destinazione a promozione del “made in Salento” per un’area divenuta una cattedrale nel deserto, non è scesa giù a decine di lavoratori extracomunitari. Un loro rappresentante ha portato fino in Comune le esigenze del commercio “di nicchia”: un progetto presumibilmente fallito anche in virtù della posizione periferica della struttura, come evidenziato dal consigliere Pd, Antonio Torricelli.

La soluzione individuata dagli amministratori salverebbe capre e cavoli, affidando l’uso dei box ad un consorzio di commercianti in grado di garantire la piena occupazione e l’ottimale funzionamento del mercato.

Una votazione veloce ha confermato, poi, la riduzione delle indennità per tutti i componenti di giunta e consiglio del 10 percento: in quest’ultimo caso, il taglio verrà operato sul gettone di presenza. Un’iniziativa approvata da tutti i capogruppo di maggioranza e perfettamente allineata con quella logica di risparmio del “patto per la città” varato, per forza di cose, dall’ente locale.

La discussione si è accesa sull’ultimo punto relativo alla bozza di contratto per l’ affidamento del “city terminal” dei i bus turistici e relativo “info point” alla società di trasporto pubblico Sgm. Il Comune di Lecce ha individuato, nella partecipata, l’affidatario naturale del servizio. Ipotizzando una consegna diretta, senza passare per il tramite di una gara pubblica, fino al dicembre 2018. L’opposizione si è scaldata intorno ad un articolo del contratto, il numero 9, che autorizza la società a subappaltare i servizi. Proponendo un emendamento sostitutivo che vincola la società ad operare rinunciando ad avvalersi di soggetti terzi.

Ed un secondo emendamento che concede ad Sgm un mese di tempo per la riapertura dell’info point di viale Oronzo Quarta. Il consigliere del Pd, Antonio Torricelli ha evidenziato come l’affidamento diretto (chiudendo un occhio sull’obbligatorietà del bando) derivi dalla volontà di salvare i livelli occupazionali: sono 13, infatti, gli ultimi esuberi dichiarati dalla società partecipata. Il che renderebbe “incomprensibile” la gestione delle due strutture in forma di subappalto.

Per Carlo Salvemini, di Lecce Bene Comune, non si potrebbe ignorare un paradosso: la “sacrosanta regolamentazione” del traffico dei bus in città, grazie alla sosta ordinata del City Terminal, sarebbe vanificata dalla concessione di accedere al centro urbano mediante la previsione di una Zona a traffico limitato. Valicabile dietro compenso.

Il voto sugli emendamenti è saltato a causa del mancato raggiungimento del numero legale dei presenti. E la discussione su tutti gli altri punti, compreso il nodo della variante urbanistica della contestata regionale 8, è slittata alla prossima seduta.

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