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Il dibattito / Otranto

“Caso Rosati” e presunti condizionamenti, il sindaco ribadisce: “Piena fiducia nell’assessora”

È approdata ieri nell’assise consiliare di Otranto il dibattito sulla vicenda di cui si discute da giorni nella comunità: l’opposizione smentisce “attacchi personali” mentre Bruni difende l’operato della componente del suo esecutivo

OTRANTO – Non c’era probabilmente da aspettarsi particolari evoluzioni dal consiglio comunale di ieri, convocato a Otranto, e che, tra i tre punti all’ordine del giorno, doveva discutere del “caso Rosati” alla luce delle notizie riportate sulla stampa locale. Le posizioni di maggioranza e opposizione, all’indomani del provvedimento assunto dal tribunale di Lecce che ha rigettato lo scorso 28 luglio l’ennesimo richiesta di revoca del divieto di dimora per i fratelli Cariddi e in cui si ipotizzava il condizionamento politico dei due ex sindaci sull’attuale compagine amministrativa, chiamando in causa tra le carte proprio l’assessora in carica, erano già note, grazie a manifesti pubblici e comunicati stampa che avevano chiarito il pensiero di tutti.

Sotto questo aspetto, dunque, il consiglio comunale non ha mutato gli scenari né le rispettive valutazioni di partenza. Il gruppo “Otranto Futura” aveva chiesto al sindaco di prendere atto della situazione e di valutare “le misure conseguenti da adottare a tutela dell’immagine della città e dell’amministrazione comunale”, ponendo l’esigenza di un consiglio comunale straordinario che affrontasse il tema.

Il primo cittadino, Francesco Bruni, dal canto suo, aveva difeso l’operato dell’architetto Serena Rosati e respinto ogni possibile rimando a “ombre” sull’azione della sua amministrazione.

Nel corso dell’assise, la capogruppo di opposizione, Lavinia Puzzovio, ha voluto chiarire che alla base della richiesta di convocazione non ci sia stato “alcun attacco personale” né di mettere in discussione “le competenze professionali” dell’assessore, ma di porre un tema politico, ovvero di recidere i “cordoni ombelicali col passato”.

Sempre dai banchi dell’opposizione, Silvia Negro ha sottolineato che non possa apparire assurdo chiarire i dubbi che sono sorti sulla questione e che, a parti invertite, certamente si sarebbe pretesa la medesima trasparenza. Sulla stessa linea, il consigliere Sergio Schito, che ha ribadito come gli argomenti posti dall’opposizione siano nel solco delle prerogative previste per la minoranza.

Luca Bruni ha voluto proporre una serie di iniziative (dalla commissione consiliare in materia di appalti pubblici, all’adozione di un regolamento anticorruzione, a iniziative che favoriscano la trasparenza amministrativa, a un organismo indipendente che valuti la coerenza delle misure adottate in materia di lotta alla corruzione e funzionalità amministrativa e di performance degli uffici pubblici) che possano aiutare a dare segnali concreti di discontinuità con quel passato su cui si c’è una lente di ingrandimento.

Il sindaco, prendendo parola, ha chiarito la volontà di tutelar l’onorabilità dell’assessore sia sotto un profilo umano che politico, ribadendo che l’architetto Rosati ha superato selezioni pubbliche per i suoi incarichi, venendo confermato nel ruolo di dirigente dell’area Ambiente anche in periodo commissariale”.

Da qui la piena fiducia nel suo operato, ribadendo che l’amministrazione, sul campo della trasparenza, sta mettendo in campo “atti concreti nella selezione del personale e nei propri procedimenti”.

Ha preso parola, quindi, Tommaso De Benedetto, accusando l’opposizione di cavalcare costantemente la politica dell’attacco personale senza alcun spirito di collaborazione nella comunità.

Un intervento di fatto non raccolto dall’opposizione, che ha preferito continuare la propria interlocuzione col sindaco, ribadendo il senso di una discussione non personalizzata ma più ad ampio raggio per eliminare ogni elemento di sospetto, che continua ancora ad emergere sul percorso amministrativo di Otranto. La diretta interessata, l’assessora Rosati, ha preferito non intervenire e dire la propria sul tema e la seduta è stata sciolta dal presidente del consiglio, Stefano Panareo, dopo oltre un’ora di dibattito.

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