Domenica, 13 Giugno 2021
Politica

Il nuovo sindaco presenta all'aula la sua agenda politica, l'ex rivendica i suoi meriti

Il consiglio comunale riunito con la presenza della minoranza al completo ha preso atto delle linee programmatiche dell'amministrazione Salvemini: diseguaglianze, periferie e mobilità i punti principali

LECCE – La qualità della vita dei leccesi non può dipendere solo dall’arte, dal clima mite, dal cibo. Nell’indicazione delle linee programmatiche di governo il sindaco, Carlo Salvemini, ripropone al consiglio comunale, finalmente riunitosi con la presenza della minoranza, attualizzandolo uno dei messaggi chiave della sua campagna elettorale.

La classifica resa nota ieri dal Sole24Ore spinge gli amministratori comunali di oggi a fare i conti con una realtà della quale portano una parte di responsabilità gli amministratori di ieri, alla guida della città per un ventennio e oggi nel ruolo di minoranza (sebbene la questione sia in attesa di responso da parte del Consiglio di Stato).

Il primo cittadino ha sottolineato come i fattori principali che ritardano lo sviluppo siano la disuguaglianza di reddito e le scarse o nulle possibilità di occupazione. Per questo, ha detto Salvemini, l’amministrazione lavora al rafforzamento dei servizi sociali che sono l’unica vera forma di sostegno e di inclusione per molti cittadini. Il sindaco ha quindi parlato dei quartieri periferici come della sfida principale per l’azione di governo, mentre il dibattito cittadino tende a concentrarsi troppo sul centro storico – che pure necessita di un riequilibrio tra esigenze dei residenti e quelle dei commercianti e gestori di locali pubblici - e sui luoghi istituzionali.

Infine una passaggio sulla mobilità, tema annoso anche questo ma riproposto con nitidezza dal recente studio di Unipol Sai che ha collocato Lecce al primo posto tra i capoluoghi di provincia per utilizzo dell’auto privata, con conseguenti ricadute sulla vivibilità e l’inquinamento. Per il sindaco è giunto il momento di intervenire “anche a costo di intaccare qualche abitudine consolidata che nessuno dovrebbe cavalcare a fini di consenso elettorale”.

Il sindaco non si è sottratto alla questione filobus che, ha ripetuto, “non è un capriccio o una rappresaglia politica ma una necessità per tutti” considerando la costituzione di parte civile deliberata dalla giunta Perrone nel procedimento penale oramai a rischio prescrizione. Salvemini ha ricordato i dati economici della vicenda: per ogni chilometro percorso la città paga un saldo negativo di cinque euro, pari a un costo annuale di un milione e 250mila euro. Il contesto insomma, ha concluso il sindaco, impone di continuare a percorrere tutte le strade possibili, sapendo che non è facile arrivare all’obiettivo finale. Intanto, ha detto, si lavora con i Comuni dell’hinterland ad una riorganizzazione della rete dei trasporti, in un’ottica di area vasta, ma anche delle linee del servizio urbano.

Salvemini ha poi chiuso il suo intervento con queste parole: “La città il 25 giugno ha scelto un sindaco, un patto politico e un programma al quale mi sento legato, pur disponibile a valutare le proposte da qualunque parte provengano, che siano rispettose della volontà dei cittadini. Rispetto l’alto ruolo del consiglio: dalla minoranza ho avanzato proposte che sono diventate delibere all’unanimità. Non farò incontri riservati: ho troppo rispetto per ciascuno di voi, solo vi chiedo di discutere con noi il programma di governo che vi ho presentato”.

Aperto il dibattito, il primo a intervenire è stato Mauro Giliberti, candidato sindaco del centrodestra e non è certo un caso se il nel suo intervento ha fatto capolino il filobus. L’esponente della minoranza ha ricordato di essersi invano offerto, allo scopo di rafforzare la posizione dell’amministrazione comunale, di partecipare all’incontro avuto a ottobre dal sindaco presso il ministero dei Trasporti per sondare la fattibilità dello smontaggio dell’infrastruttura. Giliberti ha quindi invitato il primo cittadino a tenere presente anche il risultato del primo turno, quello al vaglio del Consiglio di Stato, e chiesto di adottare alcuni punti del suo programma, come le misure contro la povertà, la sicurezza urbana.

“Se così non fosse – ha detto - sprecheremmo una grossa occasione perché ci sono spunti di buona politica e amore della città. Smaltite le tossine che non mi hanno mai avvelenato, dico che forse la popolazione ancora non ha compreso quale sia il vostro programma, ma che ha recepito solo il ‘mettiamoci insieme e mandiamoli a casa’ come slogan di campagna elettorale. L’assise cittadina, alla quale ha partecipato anche un pubblico numeroso, prosegue quindi con gli interventi dei consiglieri, oggi tutti presenti.

L’ultimo a intervenire per l'opposizone è stato l'ex sindaco, Paolo Perrone che ha rammentato come a cinque mesi dall’insediamento del nuovo primo cittadino fosse “inevitabile che il dibattito verta su quanto fatto da allora a oggi. Siamo tutti d’accordo su molti punti, ma se analizziamo cosa è accaduto dopo la campagna elettorale, vediamo che gli interventi principali sono stati messi in cantiere dall’amministrazione precedente: la darsena di San Cataldo, le Mura Urbiche. Il nostro lavoro allora aveva un senso. Ma a parte gli slogan, quali sono le iniziative di questa amministrazione”? Perrone ha dunque indicato il tema della trasparenza come “il più fragoroso insuccesso fino a questo momento” e ha invocato una verifica della legge Severino per valutare la compatibilità della nomina del consigliere comunale Marco Giannotta nel Teatro Pubblico Pugliese. Infine ha “consigliato” a Salvemini di non adagiarsi sul coro unanime delle lodi e degli apprezzamenti sui social network.

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