Gasdotto, interrotto l’incontro presso Consiglio dei ministri: ennesimo rinvio

Si è concluso con un nulla di fatto l'incontro nella capitale, al quale ha anche preso parte il sindaco di Melendugno, Marco Potì. Una conferenza che sarebbe dovuta essere decisiva per modificare il progetto o stabilire un approdo alternativo. Il nodo è stato però rinviato a una prossima riunione

Una manifestazione contro la Tap (Foto di archivio)

LECCE – E’ "evaporato" con un nulla di fatto, per rimanere in tema di gas, il quarto incontro su Tap presso la presidenza del Consiglio dei ministri,  a valle della rimessione del procedimento d parte del ministero dello Sviluppo economico. Un rinvio alla giornata di lunedì che getta la controversa questione nel limbo. Mentre una serie di movimenti tellurici ha scosso il mondo della politica locale (a seguito delle dimissioni del segretario del Pd di Melendugno, la cui moglie era stata assunta nella società che dovrebbe portare il gas azero in Europa), il clima rovente si è spostato a Roma.

La conferenza è cominciata nel primo pomeriggio e si è protratta per oltre due ore, ma la sessione è stata poi interrotta. Quello previsto per oggi sarebbe dovuto essere l’ultimo tentativo di mediazione per un’eventuale modifica del progetto, o per suggerire un approdo alternativo. Una decisione che spetta dunque al governo.  Anche il sindaco di Melendugno, Marco Potì, tra le decine di rappresentanti al tavolo romano. Il primo cittadino si è presentato con un rapporto stilato dalla Comunità europea di 143 pagine. Una relazione istruttoria che risale al dicembre del 2011, e che comprende cinque anni di studi da parte di esperti.

L’intento del primo cittadino è quello di chiedere l’assoggettabilità alla normativa Seveso anche per i gasdotti e per gli impianti di depressurizzazione. E di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica su esempi di incidenti che hanno colpito il gasdotto: come quello in Abruzzo, di recente, o un altro in Belgio, nel 2011,  nel quale si contarono diverse vittime. "Si è tornati a discutere di temi già affrontati più volte. Una gran confusione - ha dichiarato Potì - da una parte la volontà di chiudere in fretta la vicenda, dall'altra una enorme insicurezza in una procedura piena di falle. Tutto è stato rimandato a lunedì, come se potessero esservi novità determinanti".

Immediate anche le dichiarazioni di Nichi Vendola: “Non possiamo quindi che reputare insoddisfacente l'esito della convocazione – ha proseguito il Presidente – e sottolineare quanto, questo ulteriore rinvio, denoti lo stato confusionale con il quale si sta coordinando una fase tanto delicata dell’iter. Una confusione dalla quale non emerge chiaramente se le reali intenzioni della presidenza del Consiglio siano quelle di proseguire sul percorso tracciato di confronto con i comuni o se, invece, la stessa abbia in animo di mutare il proprio atteggiamento a favore di una decisione in solitaria. In questo secondo caso, evidentemente, la Puglia non potrà che confermare il proprio dissenso, riservandosi tutti gli atti possibili nei confronti delle determinazioni assunte all'esito del procedimento”.

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